Archivio per aprile, 2010
INTERVISTA a Stefano Bizzotto, giornalista sportivo della RAI
Pubblicato da Marco Chiesa

Con grande soddisfazione propongo un’intervista che il gentilissimo e noto giornalista sportivo Stefano Bizzotto mi ha concesso.
Hockey su ghiaccio: quest’anno ho avuto modo di seguire qualche sua telecronaca su RaiSport Più. Lo sport è spettacolare, estremamente divertente da guardare. Lei che è di Bolzano, capitale dell’hockey su ghiaccio, che rapporto ha con questo sport? Dica la verità, si diverte maggiormente a fare le telecronache dell’hockey che quelle del calcio…
L’hockey su ghiaccio è lo sport di squadra più veloce, e in quanto tale si caratterizza per un livello di spettacolarità che altre discipline non raggiungono. Chiaramente la velocità è inversamente proporzionale alla comprensione dello sport. In una frazione di secondo possono accedere tante cose (un tiro, un fallo, eccetera) tali da rendere più difficile il compito del telecronista. A me, ti dirò, l’hockey piace da matti, pur essendo consapevole che l’errore nella telecronaca è sempre in agguato. Hockey più divertente del calcio da commentare? Mah, mi sa che c’è del vero…
90° minuto: com’è la domenica tipo di un inviato della trasmissione? Ci racconta nel dettaglio cosa accade e cosa si fa all’interno dell’OB Van fino al collegamento con lo studio centrale. Quante volte si litiga con il montatore video che si perde per strada le azioni?
Il lavoro domenicale ha solitamente questa scansione: arrivo sul luogo della partita verso le 13.30 (magari dopo aver pranzato con altri colleghi); subito una puntatina ai mezzi televisivi per parlare con i tecnici, poi in sala stampa per le formazioni delle due squadre. In postazione salgo mezz’ora prima circa. Durante la partita (non sempre, dipende dal tempo a disposizione per il montaggio) mi tengo in contatto con il tecnico e gli segnalo gli episodi più importanti. Il montaggio vero e proprio avviene dopo la partita e dura 30-40 minuti. Poi attendo che da Roma mi chiamino per il mio intervento. Se posso, ascolto la trasmissione per cogliere eventuali spunti che mi possono servire durante il collegamento. Litigi con il montatore? Non me ne ricordo, in genere si lavora con gente preparata.
Mondiali 2010 alle porte. Sicuramente Lei sarà uno dei telecronisti Rai in Sudafrica. Ci racconta come gli inviati vivono questa manifestazione? Avete una base comune o siete in perenne viaggio da uno stadio all’altro, da un hotel ad un altro?
Dipende da Mondiale a Mondiale. Per il Sudafrica non ci hanno comunicato ancora nulla di ufficiale. Diciamo che di solito ci si divide logisticamente in due gruppi: quello che segue la nazionale (e che dunque è itinerante) e tutti gli altri che gravitano sul centro tv principale. Per quel che mi riguarda, io di solito oltre alle telecronache “tengo d’occhio” la Germania, quindi può capitare che mi sposti sul ritiro tedesco.
Come è cambiato il mestiere del giornalista sportivo negli anni, con l’avvento di internet e del web? Utilizza anche Lei Wikipedia per documentarsi o reperire qualche informazione velocemente, piuttosto che YouTube per rivedere al volo filmati od eventi sportivi del passato?
Wikipedia è diventato uno strumento di lavoro prezioso, ma io resto tutt’ora ancorato a due capisaldi del mio modo di lavorare: le telefonate ai colleghi (soprattutto stranieri) e l’archivio personale, che è quasi esclusivamente cartaceo.
Domanda un po’ marzulliana. Tempo fa ho scritto una breve recensione di un libro di Giancarlo Tomassetti – “La regia televisiva dello sport”. In un capitolo il suo collega regista affronta il rapporto “Registi e telecronisti”. Le propongo solo il passaggio più “critico” (decontestualizzato, così magari litigate un poco): “[...] Mi è invece del tutto evidente che sono le immagini (e quindi il regista) a fare la cronaca televisiva. Non a caso il telecronista si chiama commentatore in tutta Europa, anche se solo in mezza Italia. [...]” Lei si sente più commentatore o telecronista?
Io penso di essere comunque in prima battuta un telecronista. Poi, per carità, la scelta delle immagini da parte del regista può essere determinante. L’importante è che – nei limiti del possibile – telecronista e regista lavorino in sinergia. La cosa è possibile perché, premendo un tasto dell’apparecchiatura della postazione, ci si può escludere in qualsiasi momento dalla telecronaca e dialogare con la regia al fine di chiedere questa o quella inquadratura, oppure la riproposizione di una scena già mandata in onda.
Domanda finale, alquanto frivola. Lei che segue da anni le gare di tuffi…non ha mai paura che quando si mettono in verticale e poi si danno lo slancio per fare innumerevoli capovolte, ci prendano con la testa nella piattaforma? Io sempre!
Una trentina di anni fa, in un’edizione delle Universiadi (mi pare ad Edmonton, in Canada) un tuffatore sovietico morì dopo aver sbattuto la testa contro la base della piattaforma nella fase iniziale di un tuffo. Ho sempre davanti agli occhi quelle immagini e devo dire che ogni tanto, soprattutto nei tuffi cosiddetti “rovesciati” (e non dalla verticale, come accennavi tu) i tuffatori qualche rischio lo corrono. Auguriamoci che non ci scappi di nuovo il morto…
Il computer regista del The Super Fight di boxe tra Alì e Marciano
Pubblicato da Marco Chiesa
Il The Super Fight è stato un combattimento di pugilato simulato tra Muhammad Alì e Rocky Marciano. In quel tempo – siamo nel 1969 – Alì e Marciano erano gli unici campioni dei pesi massimi imbattuti nella storia della boxe, ed i tifosi spesso dibattevano su chi avesse vinto in uno scontro diretto sul ring.
Alì e Marciano vennero così filmati in tutti gli scenari possibili di un combattimento di boxe, e l’esito della sfida venne determinata dall’utilizzo di formule di probabilità, opportunamente elaborate al computer.
Il 20 Gennaio 1970 il combattimento venne mostrato in 1500 fra teatri, cinema e televisioni a circuito chiuso negli Stati Uniti, in Canada e in tutta Europa. L’incassò fu di 5 milioni di $. Il computer aveva stabilito che sarebbe stato Rocky Marciano a mettere Alì al tappeto al 13° round, ed il filmato venne opportunamente montato per presentare questo tipo di risultato.
L’esito finale non venne rivelato a nessuno fino all’uscita del film nelle sale. Alcuni fra i più noti pugili e commentatori sportivi del tempo (Braddock, Louis, Schmeling, Sharkey e Walcott) registrarono il commento da utilizzare per il film.
Marciano morì in un incidente aereo tre settimane dopo le riprese. Fonti riferiscono che Muhammad Alì, una volta finito il film, dichiarò: “Questo computer è stato fatto in Alabama”, scherzando sul fatto che Marciano venne favorito in quanto bianco.
Ma vediamo come si arrivò a questo evento: un paio di anni prima, nel 1967, il produttore radiofonico americano Murray Woroner ebbe un’idea per determinare il più grande campione mondiale dei pesi massimi di tutti i tempi, attraverso una serie di scontri immaginari tra i campioni di pugilato di epoche diverse.
Woroner inviò un sondaggio a 250 esperti di boxe e scrittori sportivi, per determinare quali pugili sarebbero stati usati per i combattimenti immaginari. Woroner arrivò a stabilire che il primo turno di scontri fosse:
Jack Dempsey contro Gentleman Jim Corbett
John L. Sullivan contro Jim Braddock
Bob Fitzsimmons contro Jack Sharkey
Jim Jeffries contro Jersey Joe Walcott
Joe Louis contro Jess Willard
Max Baer contro Jack Johnson
Rocky Marciano contro Gene Tunney
Muhammad Ali contro Max Schmeling
I dettagli raccolti da “Punch-by-punch” ed i record personali dei pugili furono utilizzati e dati come input ad un calcolatore elettronico NCR 315. Vennero inseriti anche i punti di forza e di debolezza, gli stili di combattimento ed altri fattori, tutti convertiti in apposite formule. Il calcolatore NCR-315 con 20K di memoria venne fornito da SPS, un ufficio indipendente di servizi a Miami in Florida. Gli algoritmi vennero elaborati da un matematico NCR, e la programmazione venne fatta in linguaggio Fortran da un dipendente di SPS.
I combattimenti vennero determinati azione per azione, ed opportunamente stampati affinché ne fosse possibile una ricostruzione: vennero poi “inscenati alla radio”, con Woroner e l’annunciatore Guy Lebow come commentatori; il format radiofonico al tempo era molto seguito: i combattimenti vennero trasmessi in tutto il mondo. Anche i pugili che al tempo erano ancora vivi ascoltavano le radiocronache ed alcuni di loro parteciparono come commentatori!
Dopo la serie di eliminatorie, il match finale che ne uscì fu tra Dempsey e Marciano. Rocky Marciano sconfisse Dempsey, pertanto venne considerato dal computer il più grande campione dei pesi massimi di tutti i tempi.Woroner assegnò al vero Marciano una cintura in oro e diamanti del valore di 10.000 $.
Col caratterino che aveva, non stupisce che Muhammad Alì si arrabbiò per la sconfitta rimediata con Jim Jeffries nel combattimento di fantasia, e citò in giudizio Woroner per 1 milione di $ per diffamazione.
La causa si risolse con la decisione di Woroner di pagare 10.000 $ Alì per partecipare ad una versione filmata di un combattimento di boxe contro Marciano. Alì, che era stato privato del suo titolo dei pesi massimi di pugilato e della licenza di combattimento tre anni prima dalla Corte Americana (rifiutò di andare a combattere in Vietnam), accettò a condizione di ricevere anche una percentuale sugli utili del film. Marciano accettò anch’egli di partecipare, con un accordo simile.
Le formule ed i dati raccolti vennero utilizzati nuovamente ed immessi nel NCR-315. Le riprese del match pugilistico iniziarono nel 1969 in uno studio di Miami. Marciano, che si era ritirato da quasi 13 anni, per l’occasione perse oltre 50 chili e indossò un parrucchino per apparire quanto più simile possibile ai tempi d’oro della propria carriera agonistica. Sebbene fosse un combattimento falso, sia Marciano che Alì non vedevano l’ora di tornare sul ring ed incontrare l’altro. Il filmato che ho proposto all’inizio del post è una sintesi di quanto alla fine venne realizzato.
Il Riviera Basketball Camp a Rimini
Pubblicato da Marco Chiesa

Con Lino Frattin parliamo del Riviera Basketball Camp, manifestazione rivolta a giovani dagli 8 ai 17 anni che si terrà nei mesi di giugno e luglio prossimi, all’interno delle strutture della Marina di Rimini.
Lino, vuoi innanzitutto presentarti ai lettori del sito?
Io sono un allenatore di basket con anni trascorsi come assistente in serie A in Italia, all’estero in Inghilterra ed Austria e come talent scout per un paio di squadre NBA. Grazie ai miei contatti e alla nostalgia dei camp estivi con giocatori d’oltreoceano ai quali ho partecipato molti anni fa, ho deciso di riproporre la cosa con grandi giocatori ed allenatori NBA.
Ci fai ora una presentazione del Riviera Basketball Camp? In che cosa consiste nel dettaglio?
E’ una occasione per ragazzi e ragazze appassionati di basket di trascorrere una settimana di divertimento e miglioramento tecnico sotto la supervisione di allenatori e giocatori di altissimo livello.
Avremo infatti un allenatore ed un giocatore NBA per ognuno dei tre turni settimanali, con interventi extra da parte di allenatori e giocatori di serie A italiana che ci faranno visita nelle tre settimane. Un grande evento per tutti gli appassionati con la bellezza della Marina di Rimini dove si terrà il tutto. E’ un posto incredibile…
Quali sono state le tappe che hanno reso possibile il Camp? Quali sono i passaggi e le problematiche che si devono affrontare per organizzare eventi del genere?
Il tutto è nato da una mia idea di far rivivere i camp con giocatori USA. Ne ho parlato con il mio amico Riccardo Morandotti (ex giocatore di serie A e di Nazionale) e abbiamo cominciato insieme a progettare l’evento. Quindi la ricerca del posto, le date, le autorizzazioni necessarie e tutte le idee che ci venivano in mente per creare un evento entusiasmante.
Poi ho contattato alcuni amici americani e contemporaneamente sondato il campo per potenziali sponsor che potessere essere interessati. E’ un processo ancora in corso, anche se ora con il sito web www.rivieracamp.com ed i depliant della manifestazione, stiamo già raccogliendo i primi iscritti. Abbiamo già la conferma di partecipazione da parte di coach del calibro di MIKE FRATELLO, P.J. CARLESIMO, e JOHN CALIPARI, mentre per quanto riguarda i giocatori avremo ROBERT HORRY (vincitore di 7 titoli NBA !!) e DEVIN HARRIS playmaker dei New Jersey Nets. Stiamo attendendo conferma da parte di un ultimo giocatore… ma dovrebbe arrivare a breve per completare questo staff di altissimo livello !!
Quindi vi invito a consultare il sito www.rivieracamp.com per tutti gli aggiornamenti e per le iscrizioni…
Ringraziando coach Frattin per la sua disponibilità e per la bella presentazione, concludo assicurandovi che i nomi citati sono qualcosa di clamoroso! Fra gli altri anche coach Ettore Messina, Carlton Myers e “sua maestà” Sasha Danilovic saranno al basketball camp di Rimini.
La location la vedete nell’immagine di sopra…da film
Como Sport Expo – seconda edizione
Pubblicato da Marco Chiesa
Con il contributo del Dott. Michele Tino, general manager della società “Sport Eventi e Organizzazione” presentiamo un appuntamento imperdibile per chi opera nello sport system: la seconda edizione del “Como Sport Expo“, manifestazione fieristica che si terrà presso il prestigioso Centro Congressi Spazio Fiera di Villa Erba a Cernobbio (CO), Domenica 16 Maggio 2010: evento che intende valorizzare l’importanza di prodotti, servizi e idee offerti dalle aziende che operano e investono nel mondo dello sport.
Dott. Tino, ci vuole illustrare quali sono state le motivazioni che hanno portato all’organizzazione del Como Sport Expo? Per chi è stato pensato principalmente?
Operando con aziende che investono nel mondo dello sport e analizzando che il contesto territoriale e italiano è ricco di questa tipologia di imprese, abbiamo pensato che ci fosse il bisogno di proporre e promuovere quelle aziende che hanno prodotti e servizi innovativi legati al mondo dello sport verso un target che purtroppo, per carenza di informazioni o semplicemente per abitudine, non sa che ci possono essere realtà che nel mercato sportivo possono offrire prodotti e servizi, non canonici ma innovativi; verso chi è interlocutore nel mondo dello sport, siano essi dirigenti di società sportive, gestori di impianti sportivi e palestre, addetti ai lavori, atleti, appassionati, imprenditori, medici, fisioterapisti nonché curiosi.
Quali sono le opportunità che un professionista dello sport system può cogliere partecipando all’evento?
Il principio è anche quello di diffondere una cultura e una conoscenza verso quelle imprese che investono in innovazione nel settore sportivo e quindi quello di trovare all’interno di Como Sport Expo soluzioni, idee, servizi e prodotti per migliorare la propria realtà sportiva.
Che cosa ci può dire riguardo la prima edizione? Sappiamo che ci sono state 2.500 visite giornaliere, un numero considerevole.
Per essere stata la prima edizione siamo stati contenti,ovviamente la concorrenza con altre fiere ed eventi si fa sentire, inoltre il contesto economico non è sicuramente dei migliori, ma non ci perdiamo d’animo per raggiungere l’obiettivo di fare diventare nel tempo questo evento un punto di riferimento per gli interlocutori dell’”Azienda Sport”.
L’ingresso sarà totalmente libero e si potrà anche partecipare a convegni e dimostrazioni organizzati a contorno della manifestazione.
Anche la seconda edizione avrà la stessa formula?
La formula sarà sicuramente la stessa ma con in aggiunta la categoria merceologica legata al turismo sportivo per promuovere quelle località o strutture che puntano sullo sport come motore per promuovere il territorio o come scelta per fare sport. Como è una di queste.



