Archivio per aprile, 2011
Il videogioco del Giro d’Italia 2011
Pubblicato da Marco Chiesa
Sta per prendere il via il Giro d’Italia 2011, competizione ciclistica giunta alla 94° edizione, 21 tappe per 3.496 km totali. E da quest’anno sarà possibile simulare la corsa con il videogioco ufficiale, che si basa sul noto “Pro Cycling Manager“; lo scorso anno erano già uscite le versioni della Vuelta a España e del Tour de France. Il videogioco si chiamerà “Pro Cycling Manager – Giro d’Italia 2011“.
Questo evento non può non riportarmi col pensiero a dodici anni fa…nell’estate del 1999 cercai anch’io di creare un videogioco manageriale sul ciclismo, visto che al tempo non ne erano stati realizzati. Mi ero ispirato a PC Calcio, un titolo che aveva conquistato una grande popolarità in quegli anni, e di cui ero un appassionato giocatore.
Su di un quaderno avevo quindi elaborato formule ed attribuito valori ai vari ciclisti, studiato il modo di far interagire parametri, variabili e casualità affinché si evitasse che i velocisti potessero arrivare prima degli scalatori a vincere le tappe di montagna, o ad aggiudicarsi le corse a tappe (ci riuscì mai qualcuno? Jalabert era anche un ottimo velocista).
Già, perché un videogioco che voglia davvero essere una simulazione sportiva, deve rispettare alcune condizioni: l’effetto random ci deve pur essere, altrimenti non avrebbe senso e si saprebbe sempre chi vince, tuttavia non può mai portare a risultati inverosimili, altrimenti il vero appassionato prende il cd e lo utilizza come frisbee per giocarci col proprio cane.
Per non parlare dei nomi di corridori e team, che devono essere assolutamente veri! I nomi “tarocchi” cancellano la magia della simulazione, mortificando sul nascere il coinvolgimento del vero appassionato.
Io non riuscii a portare il mio progetto molto avanti, rimase su carta. Pochi anni dopo, nel 2001, ricordo che stavo aspettando il treno per andare all’università, e guardavo la vetrina dell’edicola della stazione di Padova…e toh! la confezione del primo Cycling Manager! un sentimento misto di sorpresa e rammarico…il mio non era un progetto strampalato allora, quello del ciclismo era un “vuoto videoludico” che qualcuno – capace – aveva giustamente provveduto a colmare.
Confesso che non l’ho mai comprato né ci ho mai giocato: in quegli anni stavo “uscendo dal tunnel del divertimento”, per dirla alla CapaRezza.
Riprendendo quanto si legge anche sul sito web Eurogamer.it, non sono l’unico che anni fa ne sentiva la mancanza: “Interessante… 10 anni fa, quando seguivo assiduamente il ciclismo, questo gioco l’avrei spulciato!” è quanto commenta un utente.
INTERVISTA a Dario Torromeo: la “noble art”, la boxe
Pubblicato da Marco Chiesa

Sta per uscire il suo prossimo libro, che titolerà “Meraviglioso”. Quello degli anni ’80 è stato un periodo d’oro per la boxe: erano gli anni della saga di Rocky al cinema. Che considerazioni fare?
Quelli erano tempi in cui la boxe era una cosa seria. Marvin Hagler è stato il protagonista assoluto di una stagione magica in cui ha regalato agli appassionati match contro altri mitici campioni come Sugar Ray Leonard, Thomas Hearns, Roberto Duran. Il suo incontro con John Mugabi merita un posto tra le grandi sfide di sempre. Sono stati anche gli anni in cui Mike Tyson è diventato il più giovane campione del mondo nella storia dei pesi massimi ed uno dei più popolari pugili di tutti i tempi. E’ stato in quel decennio che Patrizio Oliva ha vinto il mondiale superleggeri. Come è abitudine del nostro sport, gli italiani lo hanno criticato. Lui, in quel periodo, è diventato campione olimpico e miglior pugile dei Giochi di Mosca da dilettante; campione italiano, europeo e mondiale da professionista. Ma noi siamo famosi per non apprezzare quello che abbiamo in casa. Un decennio indimenticabile, quando guardare un incontro di pugilato era davvero un piacere e la boxe occupava spazi importanti su giornali e televisioni. Ora dobbiamo accontentarci dei ricordi.
Come riuscire a far capire la bellezza della “noble art” a chi lo considera uno sport da “brutti, grossi e violenti”?
Per apprezzare la boxe bisogna sapersi emozionare, bisogna avere abbastanza cultura per capire che non si tratta di due energumeni che si picchiano su un ring. Il pugile porta sul quadrato tutta la propria vita, i sentimenti, le paure, i sogni. Un match di pugilato è una sfida tra due menti che cercano di intuire in anticipo cosa pensi l’altro. E’ una partita a scacchi. Certo, ci vuole forza. Certo, è necessario avere cattiveria agonistica. Ma dire che è uno sport da “brutti, grossi e violenti” vuol dire veder solo una parte del tutto. Scrive Joyce Carol Oates, nel suo saggio “On boxing“: “Uomini e donne che non abbiano ragioni personali o di classe per provare rabbia, sono inclini a respingere questa emozione o, addirittura, a condannarla pienamente negli altri. Eppure questo mondo è concepito nella rabbia, nell’odio e nella fame, non meno di quanto sia concepito nell’amore: e questa è una delle cose di cui la boxe è fatta. Ed è una cosa semplice che rischia di essere trascurata. Quelli la cui aggressività è mascherata, obliqua, impotente, la condanneranno sempre negli altri. E’ probabile che considerino la boxe primitiva, come se vivere nella carne non fosse una proposta primitiva, fondamentalmente inadeguata a una civiltà retta dalla forza fisica e sempre subordinata a essa: missili, testate nucleari. Il terribile silenzio ricreato sul ring, è il silenzio della natura prima dell’uomo, prima del linguaggio, quando solo l’essere fisico era Dio…“
Personalmente il mio pugile preferito è Marvelous Marvin Hagler, pur avendolo solo “intravisto” da bambino. Il mio atleta preferito, quello che considero l’atleta più grande di tutti è Muhammad Alì, per la sua personalità eccezionale. Attualmente non si può non essere fan di Pacquiao. Lei?
Io credo che il valore di ogni campione vada misurato nel contesto della sua epoca. Detto questo, il mio re si chiama Ray Sugar Robinson. Pugile che ha attraversato più epoche e più categorie, restando sempre protagonista assoluto. Forte, tecnico, abile a gestirsi tatticamente. Un altro grande è stato Joe Louis, il primo peso massimo moderno. Il più popolare di sempre Muhammad Alì, su questo non credo possano esserci dubbi. Marvin Hagler è stato mitico, tra i migliori di ogni tempo. Oggi, concordo con lei, Manny Pacquiao è una spanna sopra tutti gli altri.
Le offro la mia classifica dei migliori 10 di sempre. Quando è stata pubblicata dal Corriere dello Sport ha suscitato molte discussioni. L’ho ripresa sul mio sito (www.dariotorromeo.it) ed anche lì ha aperto un interessante dibattito.
1. RAY ROBINSON
2. JOE LOUIS
3. MUHAMMAD ALI
4. CARLOS MONZON
5. MARVIN HAGLER
6. JULIO CAESAR CHAVEZ
7. ROBERTO DURAN
8. GEORGE FOREMAN
9. RAY LEONARD
10. ROCKY MARCIANO
I New York Cosmos sono tornati!
Pubblicato da Marco Chiesa

“I New York Cosmos sono tornati!“
La più blasonata società americana di “soccer” approda nel moderno mondo del calcio.
Ma in che senso? Nessun giocatore dei New York Cosmos calcia un pallone dalla metà degli anni ’80, il club non ha nessun tesserato, nessuno stadio, tantomeno partite da giocare.
Solamente nel 2013 la squadra dovrebbe scendere in campo, mancano ancora due anni.
Tuttavia ha già ingaggiato tre importanti rappresentanti: il mitico Pelè è tornato in società come Presidente Onorario, Giorgio Chinaglia ha un ruolo nelle Public Relations, a gennaio si è giunti ad un accordo con l’ex fuoriclasse francese Eric Cantona, che ricoprirà il ruolo di C.T.
Navigando sul sito web della Umbro, partner tecnico, si percepisce l’euforia per questo “ritorno“. E si possono già comprare le nuove felpe e magliette!
Fondata 40 anni fa, la società newyorchese si è sciolta sin dall’abolizione della North American Soccer League, avvenuta nel 1984. I NY Cosmos sono stati riattivati da un gruppo di investitori guidati dal proprietario Paul Kemsley, che ha comprato nome e diritti nel 2009. L’obiettivo è riaccendere il fascino che i New York Cosmos avevano quando ci giocavano leggende del calcio come il sopracitato Pelé e Beckenbauer (metà degli anni ’70).
Sembra che i manager della società sportiva abbiano posto particolare attenzione al continente asiatico: “Siamo entusiasti di essere venuti in Asia…a comunicare a tutti che i New York Cosmos sono tornati. Continueremo a coinvolgere l’Asia in tutto ciò che faremo” ha detto Kemsley qualche settimana fa.
L’Asia rappresenta un mercato importante, con milioni di appassionati pronti a tifare e seguire le squadre più blasonate: il Manchester United, il Real Madrid ed altre società meno illustri passano infatti una o due settimane durante la “off-season” a giocare match amichevoli in Asia, potenziando così il proprio brand per mezzo di canali TV dedicati e merchandising.
Il rilancio della storica società statunitense sembra un’operazione di brand building per la Major League Soccer americana. C’è una cospiscua torta da spartire in diritti televisivi. Quelli della Premier League inglese in Singapore sono stati venduti per circa 325 milioni di $ dal 2010 al 2013; la i-Cable di Hong Kong ne ha investiti 240 milioni.
Le squadre della MLS non raggiungono al momento questi livelli di potenziale fatturato, nemmeno con l’ingaggio di star internazionali come Thierry Henry nei New York Red Bulls o David Beckham nei LA Galaxy.
Quindi, anche senza avere una vera squadra i NY Cosmos potrebbero ottenere un vantaggio competitivo su molte delle possibili società rivali nella MLS. Se riescono a costruire una propria base internazionale di fan entro i prossimi due anni, prima che il proprio team scenda in campo, aggiungendo un po’ di “spavalderia” tanto necessaria alla seriosa e mediocre qualità della MLS, gli obiettivi del club e le entrate potrebbero essere strepitosi.
Insomma, gli americani ritengono il calcio un business sempre più interessante? Le recenti vicende societarie del Liverpool, acquisito dalla NESV, dell’Arsenal, “controllato” dal tycoon Kroenke, del Manchester United, indebitato da capogiro…ma pur sempre di proprietà della famiglia americana Glazer, della nostra A.S. Roma, (forse) comprata da DiBenedetto, vanno viste come una risposta affermativa.
E i businessmen U.S.A. non vogliono certo lasciar fuori dai giochi un mito dal potenziale immenso come quello che ha il brand New York Cosmos!
Autore: Marco Chiesa – liberamente tratto dall’articolo “Can the New York Cosmos reboot their brand?” by Dean Irvine – cnn.com
We-Sport.com : INTERVISTA a Marco Ivaldi, COO
Pubblicato da Marco Chiesa

Qualche settimana fa stavo curiosando tra le startup italiane, e mi sono imbattuto in un “social network sportivo” lanciato in questi ultimi mesi. Ne parliamo con Marco Ivaldi, Direttore Operativo di We-Sport
Come descrivere ad un amico We-Sport? un Facebook a misura di sportivo? un sito simile a Bizoona.org ma più completo e più social?
Fondamentalmente We-Sport è un social network verticale, uno strumento che ti permette di metterti in contatto con le persone che hanno le tue stesse passioni, in questo caso lo sport. Ma credo che l’innovazione di questo tipo di strumento stia soprattutto nel trasferire le attività dal mondo web, virtuale a quello reale. Ecco, credo che il futuro sia nelle applicazioni web che diano uno strumento all’utilizzatore per agire nel mondo reale. E non il contrario.
Pensa ad esempio a quando eravamo piccoli e si giocava a pallone al giardinetto dietro casa. Poi a metà degli anni ’80 sono nate le prime console per giocare al computer. Si stava in 4 o 5 amici in una stanza puzzolente e si passava le serate ridendo e parlando delle ragazzine che ci piacevano. Con l’avvento dei social network e in generale del www le console sono interconnesse. Allora io gioco con il mio vicino di casa, ma lui rimane a casa sua ed io a casa mia. Si è perso anche quell’ultimo contatto. Credo che il futuro sia fornire uno strumento digitale per tornare a giocare con gli amici al parco e aiutare le persone a ritrovare il coraggio di incontrarsi, vivere una passione insieme.
We-sport ha un utilizzo molto semplice. Compilo una scheda in cui inserisco quale sport faccio, in quali orari, il luogo, la mia abilità, il sesso e la mia età. Il sistema crea un elenco di persone che rispondono alle mie caratteristiche e che sono anche loro interessate a praticare uno sport insieme.
Tu dici un Facebook per sportivi, sì ci sta. Ma mentre su Facebook molte volte si “passa il tempo”, we-sport è uno strumento che serve principalmente per ottenere informazioni e organizzare incontri. Una delle particolarità è infatti quella di poter creare le squadre per organizzare partite.
Ci sono alcuni sport che è preferibile fare in compagnia, ma che fondamentalmente possono anche essere svolti in solitudine, come la corsa, il ciclismo, il nuoto. Altri che invece necessitano di un partner, come il tennis, l’arrampicata sportiva, la subacquea, la pallavolo.
E se tra i miei amici non conosco nessuno che pratica un dato sport nei miei orari che faccio?
Mi metto a mandare mail a caso o a telefonare a vanvera?
Metto i dati su we-sport e guardo chi vorrebbe praticare il mio sport e si trova nella mia stessa situazione. Quante volte poi ti sarà capitato di non riuscire ad organizzare una partita di calcetto perchè mancavano 2 giocatori? Io tutti i lunedì gioco a calcetto grazie al fatto che, comunque, organizzando la partita su we-sport abbiamo il problema di avere troppi giocatori disponibili, non troppo pochi, e ultimamente del gruppo di amici iniziale rimangono solo alcuni elementi, gli altri sono amici che ci hanno contattato tramite we-sport…
Ci sono più di 200 sport indicizzati ed una sezione per portatori di handicap chiamata “special sport”. Questo concetto dell’inclusione sociale lo stiamo portando avanti anche con un’altra azienda: SporTiamo, che si occupa di garantire la possibilità di frequentare corsi sportivi a bambini in situazioni economiche svantaggiate grazie ad un meccanismo di pagamento differenziato.
Quali sono le altre funzionalità che l’utente ha a disposizione una volta iscritto? Vengono suggeriti dei nuovi amici in base agli sport praticati, alle proprie impostazioni di profilo?
Altre funzionalità sono legate alle attività dei singoli iscritti: una fra tutte è: “Batti il mio record!” Ogni utente può inserire il proprio record e chiedere a tutti gli altri sportivi di batterlo. oppure “Lancia la sfida” per ritrovarci tutti nello stesso posto e organizzare più incontri contemporaneamente…una sorta di Flash Mob sportivo.
Prossimamente ci sarà anche la possibilità di prenotare le strutture direttamente dal sito…una sorta di Last Minute dello sport…
Vorrei poi ricordarti che We-sport è anche un’app flash per Facebook, un app per iPhone e a breve sarà anche un’app per Android.
Come We-Sport avete in mente una partecipazione attiva o pensate di rimanere “dietro le quinte”? Ovvero: ci saranno degli eventi organizzati da We-Sport a cui gli iscritti potranno partecipare? Pensate di sponsorizzare qualche manifestazione sportiva?
Ci saranno eventi organizzati da We-Sport, certamente. Intanto siamo stati sponsor dei campionati mondiali di sci alpino IPC che si sono tenuti a gennaio, poi lanceremo una particolarissima sfida: Nazionale Italiana Rugby vs Isana Rugby (ultima tra gli ultimi…) che si terrà nel mese di aprile.


