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24 feb

Giochi 2020: Nessuno sottovaluti Venezia

Pubblicato da Marco Chiesa

Olimpiadi Venezia 2020

Il dovere di candidare una sola città come sede dell’Olimpiade deriva dall’articolo 33 e seguenti della Carta Olimpica.

The honour and responsibility of hosting the Olympic Games are entrusted by the IOC to a city, which is elected as the host city of the Olympic Games.

Questo articolo escluderebbe già a priori la possibile candidatura del Veneto e del triangolo Venezia-Padova-Treviso per i Giochi 2020. Tuttavia è necessario prestare attenzione alla situazione territoriale di Venezia, che sia i vertici del CONI che i nostri stessi amministratori locali stanno sottovalutando. A Roma la candidatura veneziana viene presentata come pura fantascienza. “Dove vorreste fare le gare di atletica? Lungo il Canal Grande?” e battute simili vengono dette dai sostenitori della Capitale. Un conto è la battuta e il pensiero dei cittadini comuni che possono non conoscere effettivamente lo stato del territorio veneziano, un altro è quello degli amministratori nazionali e del CONI che considerano Venezia solo dal Ponte della Libertà fino all’Isola di Sant’Elena. Pochi si ricordano che del territorio di Venezia fa parte anche la città di Mestre. Guardando in Wikipedia risulta che la popolazione del Comune di Venezia arriva a 271.000 abitanti circa (dati del 2009). Quindi non si può guardare solo al “pesce”, ma anche all’entroterra che fa parte del Comune.

Come avete capito, la candidate-city unica deve essere Venezia e non ci deve essere nessun’altra partnership con altre realtà vicine come Padova e Treviso, nonostante l’efficienza e la vocazione sportiva e internazionale di queste due città, e per questo si deve dare ragione al CONI.
Ma non si può appoggiare Petrucci quando consiglia a Venezia di ritirarsi dalla competizione. Primo, perché il Presidente del CONI non rappresenta Roma ma l’intero comitato olimpico nazionale, quindi l’Italia intera; secondo, perché il Presidente del CONI svolge la funzione di Diplomatico della Repubblica, rappresenta l’Italia all’estero e dipende da persone gerarchicamente più in alto di lui: il Presidente della Repubblica e il Governo. Petrucci dovrebbe essere, per la posizione che ricopre, super-partes: non dovrebbe appoggiare nessuna candidata e dovrebbe seguire le indicazioni della politica – la quale, però, non si esprime non per mancanza di volontà ma per necessità: se l’esecutivo dovesse dare importanza al caso si troverebbe davanti ad una bomba.

Purtroppo lo sappiamo: il CONI è un ente romano e ovviamente patteggia per Roma 2020. Dire però che noi siamo troppo piccoli e che abbiamo tante strutture non è proprio vero. Il CONI si rifiuta di fare i conti con un territorio che nell’ultimo secolo si è evoluto così tanto da essere un punto di riferimento per lo sviluppo della Mitteleuropa, e del mondo intero.
Siamo troppo piccoli? Venezia o il Veneto? Qualsiasi sia la risposta bisognerebbe far sapere a Roma che il Veneto – e quindi anche Venezia – è la locomotiva di questo Paese, il vero cuore pulsante e più pulito dell’Azienda Italia e che ha molti legami con il resto del mondo per la sua Storia e per laboriosità. Il Veneto è la regione più forte d’Italia e dare dei ‘piccoli’ ad una regione di giganti è alquanto ingiusto.

Siamo senza strutture? Allora guardiamo indietro per pochi secondi: Atene, Atlanta, Barcellona citando i casi più recenti hanno dovuto costruire quasi tutto da zero. Guardiamo al futuro: le strutture di Londra 2012 vengono costruite nell’East della città dove è stato riqualificato l’intero quartiere. In tutti e due i casi citati lo stadio olimpico viene costruito ex-novo. Dire che bisogna avere già le strutture non è sempre vero: se così fosse, 5 anni fa Parigi avrebbe avuto la meglio su Londra dato che era già a buon punto nella costruzione (la Francia in questi ultimi 12 anni ha ospitato mondiali di calcio, rugby e atletica, considerando anche i vari tornei importanti per gli altri sport). E se la presenza degli impianti facesse davvero la differenza, allora Tokyo l’avrebbe spuntata su Rio de Janeiro per i Giochi Olimpici del 2016.
E, criticando Roma, bisognerebbe dire che con i mondiali di nuoto alcuni impianti sono stati messi sotto controllo da parte della magistratura, senza dimenticarci dello scandalo del bocciodromo che avrebbe dovuto ospitare i mondiali di bocce e che doveva essere costruito ben 10 anni fa (come testimoniato da ‘Striscia la notizia’ alcune settimane fa). Il discorso impianti non resta sempre a galla e per quanto riguarda le strutture (che possono essere anche servizi ricettivi e di trasporto) siamo messi bene, ricordando l’aeroporto internazionale di Tessera e il nuovo Passante che ha risolto i problemi di viabilità tra l’Ovest e l’Est dell’Europa.

Il problema ancora più grave è che non ci si capacita del fatto che Roma possa perdere il confronto con Venezia. La paura fa novanta, tanto che ormai devono emergere RAI, FS e Unicredit per appoggiare il progetto romano. Aperta parentesi: questo atteggiamento delle aziende statali è alquanto fastidioso, mancando di equilibrio dato che tutti pagano il canone e non tutti sono favorevoli alla candidatura romana. Per quanto riguarda un altro gigante delle comunicazioni nazionali, Mediaset, che sembrava aver appoggiato Roma, penso che dovrà fare qualche marcia indietro. Dato che in Veneto governerà la Lega Nord e forse Venezia cadrà nelle mani di Brunetta, Berlusconi e Mediaset, in caso di forzatura da parte di Zaia e dei ministri veneti al Governo, saranno costretti a fare dietrofront dalle loro posizioni perché in questo caso si gioca l’equilibrio di Governo – ecco perché la scelta tra Roma e Venezia potrebbe essere una bomba per il quarto governo Berlusconi.

Il punto sfavorevole della nostra candidatura è quello dell’appoggio a Padova e a Treviso. Abbiamo visto come non si possa candidare tre città; in Facebook, inoltre, si ricorda che l’area delle gare e dello spostamento dal centro olimpico e gli impianti non deve essere elevato. Federico Rampini ne ‘Il secolo cinese ha sostenuto che Pechino, assieme al suo hinterland, dove sono stati costruiti alcuni palazzetti per i Giochi 2008, è grande quanto il Belgio. Insomma, non uno spazio ridotto. La sola candidatura di Venezia resta comunque l’unica soluzione dato che è obbligata dalla Carta Olimpica. Ciò non toglie che si debba abbandonare il progetto. Anzi, i nostri amministratori dovrebbero puntare meglio sul nostro territorio considerando che la Provincia di Venezia non è proprio piccolissima ed è ancora sfruttabile. Chi vi scrive è dolese. In questi anni Dolo e il comune di Pianiga sono interessati dalla discussione su Veneto-City, un progetto che investe un’area quasi 2 milioni di metri quadri di terreno ma su cui non si sa ancora cosa fare. Per ora abbiamo lo scatolone, bisogna riempirlo. Siamo sicuri che lo spazio sarà utilizzato per il cosiddetto ‘terziario avanzato’, che vuol dire tutto e nulla. Terziario avanzato vuol dire costruire un ospedale, vuol dire costruire un centro congressi, una fiera, una base spaziale, una base militare NATO, tante altre cose. Dato che nulla è stato ancora deciso, perché non sfruttare questa opportunità? I vantaggi sono diversi: non si concentrerebbe tutta l’attività olimpica e vengono evitati i disagi; si darebbe maggior lavoro e opportunità di crescita ad una zona che ha sempre sofferto il fatto di essere terra di mezzo tra Padova e Venezia. Ma come Veneto-City e la Riviera del Brenta, potrebbero essere sfruttate anche la zona di Cavarzere, Jesolo, Bibione, Caorle. Perché dobbiamo appoggiarci a Padova e Treviso quando il territorio veneziano può essere sfruttato maggiormente?

La possibilità di vincere l’Olimpiade c’è. Solo che è necessario venire incontro a quanto scritto sulla Carta Olimpica e puntando sul rilancio del territorio veneziano.

Autore: Ivan Bruno Zabeo

24 feb

Venezia: le Olimpiadi non fanno per te?

Pubblicato da Marco Chiesa

Olimpiadi a Venezia

Stavo riflettendo in questi giorni sulle Olimpiadi, evento davvero unico in grado di calamitare l’attenzione di milioni di persone per un intero mese: l’unica manifestazione mondiale – e non solamente fra quelle a carattere sportivo – a riuscirvi. Ecco perché diventano un’occasione unica per chi nello sport ci fa del business, con i suoi tre miliardi di euro in gioco.

Nel mio territorio è sorta la candidatura di Venezia ai Giochi Olimpici del 2020, sebbene sembra che l’avversaria, Roma, goda di maggiori favori all’interno della classe politica del CONI, che è poi chiamato a decidere quale città italiana presentare ufficialmente al CIO, che a sua volta conterà di ben 5 membri italiani al momento della votazione cruciale.
Questo il pensiero che emergeva qualche tempo fa: “Non può esistere una candidatura del Nord-Est, la candidate city può essere solo Venezia e voi siete troppo piccoli, avete troppi problemi e poche strutture per vincere“.
In effetti, nella storia delle Olimpiadi, una città con meno di 100.000 abitanti non ha mai vinto l’assegnazione dei Giochi, e tantomeno con pochi impianti già realizzati al momento della candidatura ufficiale.

Il progetto dei Giochi Olimpici di Venezia 2020 prevede come area clou la terraferma, Tessera di Mestre, nella quale si svolgeranno il 60% degli eventi previsti. E’ un’area priva di costruzioni che sorge tutt’attorno all’aeroporto “Marco Polo”.
A Tessera verrà realizzato il Villaggio Olimpico, avrà sede il centro media, verrà costruito uno stadio modernissimo in grado di contenere 80.000 spettatori, e sorgeranno anche due nuovi palazzetti. Per il fascino dell’Olimpiade nella città storica, scenario unico al mondo, il comitato promotore ha ipotizzato il passaggio della maratona a fianco di Piazza San Marco e ha scelto il Lido per golf, gare di ciclismo, regate di vela e nuoto in acque libere. Ha avuto l’appoggio di Treviso e Padova, città che vantano molti impianti sportivi di indiscussa efficienza, e per il calcio gli stadi di Udine e Verona rappresentano soluzioni praticabili (ma anche San Siro rientra nella lista di possibili location).
Imbastito infine il progetto di viabilità integrata tra metro, treni leggeri ed alta velocità, tapis roulant e una rete di trasporto da costruire sotto la laguna.

Ora è in atto un “road show“, un caravan allestito per l’occasione che percorre in lungo e largo il territorio, facendo tappa in varie città, ovviamente anche in sedi di Giochi Olimpici invernali, come Cortina d’Ampezzo e Torino. Sin dall’inizio ho potuto constatare come il Comitato promotore abbia utilizzato al meglio le moderne tecnologie di comunicazione, attivando un sito web in tempi rapidissimi, già a novembre. Contemporaneamente ha preso vita il canale in YouTube, il profilo ufficiale in Facebook (circa 6.000 fan, più di 18.000 gli utenti iscritti in un gruppo di sostegno spontaneo), la photogallery in Flickr e l’account twitter. Poco dopo è arrivato anche il logo.

Del sito del comitato promotore di Roma 2020 non c’è ancora traccia. Mi chiedo perché, cerco sui gruppi di Facebook, leggo le varie discussioni in atto e ne trovo una davvero interessante, animata dai post degli utenti e dal giornalista Marcel Vulpis, che ho contattato e che ribadisce il suo pensiero:
Roma ha vinto in partenza per tre ordine di motivi: è la capitale dello Stato italiano (e sempre più si tratta di sfide tra capitali mondiali); ha un portfolio impianti di “partenza” 20 volte superiore a Venezia; ha concentrato l’anello olimpico in uno spazio molto ristretto (mentre Venezia l’ha allargato) e ha un parterre di aziende pubbliche/private che hanno scelto in un secondo netto Roma e non Venezia…solo una persona non di buon senso non può capire che ha già vinto…e che per Venezia è una sfida inutile oltre che costosa…il rischio tra l’altro è che il progetto di Venezia non superi neppure il primo livello di analisi da parte del Coni…io non mi stupirei se ciò avvenisse…

E’ difficile sperare il contrario, visto i successivi accadimenti. Riporto quanto trovato in qualche articolo di giornale pubblicato on line:
Sorprende la partecipazione di aziende di Stato come Fs e Rai al sostegno della candidatura di Roma”, spiega il direttore generale del Comitato per Venezia, Federico Fantini, riferendosi alla presentazione del Comitato creato dall’Unione degli industriali di Roma per lanciare la candidatura della capitale. ”Anche noi paghiamo il canone e il biglietto del treno”, aggiunge Fantini sottolineando che la partecipazione di aziende pubbliche al Comitato per Roma ”e’ un tema che lascia perplessi“.

Insomma, nonostante il gran lavoro promozionale per Venezia sembra impossibile agguantare la candidatura italiana. E’ tutto deciso. Prendiamola alla De Coubertin: l’importante è partecipare. :-(

Ho voluto contattare uno degli utenti del gruppo in Facebook che ha espresso considerazioni interessanti, Ivan Zabeo, veneziano di Dolo, ma tifoso romanista.
Gli ho chiesto di ribadire anche in questo post alla posizione del CONI…mi ha inviato un vero e proprio articolo: “GIOCHI 2020: NESSUNO SOTTOVALUTI VENEZIA“.

7 feb

Lo sponsor Airoh al Mantova Starcross 2010 e nel web

Pubblicato da Marco Chiesa

De Dycker Starcross 2010

Sabato 6 febbraio 2010 sono stato al 27° Airoh Mantova Starcross, prestigioso appuntamento invernale del motocross mondiale. E’ stato il primo evento di motocross al quale abbia finora assistito, sport che guardo spesso su Sportitalia, da appassionato con limitatissime competenze tecniche: sarei in palese difficoltà qualora uno mi chiedesse la differenza tra un motore 2 tempi ed uno 4 tempi.
Ma alla fine quel che conta è assistere alle gare e vedere da vicino gli “impossibili” salti dei vari Cairoli, Philippaerts, Musquin e del belga De Dycker (nell’immagine), il mio preferito per via dell’abilità nelle condizioni di gara più difficili.

Il tutto in compagnia degli amici ed esperti enduristi Francesco (sua la foto che ho “manomesso”) e David, coi quali ho visto gare di motomondiale e F1, e che ogni tanto sfido nelle piste di go-kart. Abbiamo avuto modo di chiacchierare un poco anche con Enrico, amico che si trovava nel paddock per lavoro in qualità di tecnico della GET, azienda vicentina leader nella raccolta ed analisi di dati per il racing.
Peccato essere stato nella città Virgigliana ma non essere riuscito a prendere il caffè con l’amico Riccardo, e parlare delle ultime tendenze in fatto di web marketing, mondo che comprendo decisamente meglio. :-)

La giornata del sabato è riservata alle prove libere ed alle gare di qualificazione. E’ un’occasione unica per poter entrare liberamente nel paddock, evitando la folla e la calca della domenica, e girare fra le aree box delle varie scuderie. Sono venuto così a conoscere la Airoh, azienda bergamasca leader nei caschi da moto offroad e sponsor della manifestazione sportiva. Confesso che non conoscevo il loro marchio.
Curioso, mi sono messo a cercare delle informazioni, e ne ho approfittato per scrivere alcune considerazioni di marketing. Partiamo citando un passaggio raccolto in questa intervista rilasciata al portale Moto.it da Antonio Locatelli, titolare dell’azienda bergamasca:

Ho sempre pensato alle competizioni come al miglior veicolo promozionale, utile a far conoscere il prodotto nonché per testarne la validità perché penso che se un casco va bene a dei professionisti e a dei campioni vuol dire che è un buon casco. Con ciò non dimentichiamo l’importanza delle riviste e dei siti Internet che sono di certo un veicolo di fondamentale importanza per la visibilità di un marchio“.

Niente da dire sulla presenza alle competizioni: oltre che partner dell’evento, che andrebbe denominato quindi “Airoh Starcross“, il marchio troneggia su di un grande gonfiabile pubblicitario in ingresso paddock, ed il truck che portano agli eventi in loco (nel quale ho intravisto salire ed intrattenersi il campione della MX1 Toni Cairoli) è senza dubbio un ottimo veicolo d’immagine, in tutti i sensi! ;-)
Tutto il circuito di gara è tappezzato dai pannelli pubblicitari con il logo dello sponsor, in coabitazione con il marchio di pneumatici Pirelli, anch’esso presente da diversi anni alla manifestazione. Solo due marchi (ed il gonfiabile/traguardo della Red Bull) a fare da cornice al tracciato: evidente segno della crisi economica? Torna attuale quanto abbiamo illustrato qualche tempo fa per la sponsorizzazione del campionato Nascar.

Vediamo ora di esprimere qualche considerazione in merito all’attività internet. Mi imbatto in un sito web nuovissimo, rilasciato da poche settimane, e…ben fatto! la grafica è molto curata. L’interfaccia è ben congeniata, rendendo il sito estremamente facile da navigare, forte di un’ottima usabilità. Poche e chiare le voci di menù, schede prodotto che trovano il loro giusto spazio, nessuna animazione ad appesantire il caricamento delle pagine.
Per la verità non c’è grande possibilità di interazione, manca un’intregrazione con i tanto utilizzati social network. E’ comunque un sito di presentazione aziendale ben congeniato.
L’ottimizzazione del sito per i motori di ricerca è buona: si sarebbe potuto agire per intercettare qualche combinazione di ricerca in più, dedicando ad ogni singola news una pagina univoca ben ottimizzata, per attrarre più visite dalle ricerche. Altri aspetti potrebbero essere stati curati maggiormente, ma nel complesso la visibilità on line è ottima, almeno nei motori di ricerca: primo brand a comparire nelle ricerche per la difficile keyword “casco” e per competitive keyphrases quali “caschi moto” e “caschi motocross“. Nessuna ottimizzazione invece per la lingua inglese: qualcosa ci si lascia scappare in termini di visite dai Paesi stranieri.

Valutiamo la presenza del marchio nei Social Network più utilizzati:
in YouTube non c’è un canale aziendale, tuttavia sono presenti molti filmati degli utenti. Si potrebbe pertanto creare un canale ed aggiungere i filmati alla propria playlist, sfruttando così gli ugc già pronti, i contenuti generati dagli utenti. Il costo è pari a zero, le opportunità di accrescere la propria brand awareness sfruttate meglio.
In Facebook una ricerca eseguita con il marchio dà luogo a parecchi risultati: 24 gruppi ed una Pagina Fan AIROH MX Helmets, che presumiamo essere quella istituzionale: manca però un’effettiva interazione, ci sono solamente gli auguri per le festività di Pasqua e Natale. Per chi volesse approfondire, abbiamo raccontato di un caso di interazione azienda-utenti nei social media. Non sono andato a controllare quanto venga discusso all’interno dei gruppi: possibile ci siano molti elogi e, forse, qualche critica.
Nel complesso poca attività, si potrebbe fare qualcosa di più.

Per quanto riguarda il marketing on line ci sarebbe ora da valutare tutta l’attività fatta nei vari forum, le campagne di advertising, i comunicati più o meno ufficiali rilasciati a portali e siti specializzati. Insomma, potremmo andare avanti ancora un bel po’.
Ma fermiamoci qua con l’analisi dell’attività on line dello sponsor in oggetto ed iniziamo a trattare un argomento che riguarda tutte le aziende ed i brand in particolare.

Come si può fare a monitorare quanto di un marchio/prodotto viene scritto sui siti Internet, senza dover compiere delle continue ricerche “a mano”?.

Supponiamo che un’azienda volesse dotarsi di un sistema in grado di monitorare le opinioni che gli utenti di internet esprimono intorno al proprio brand ed ai prodotti commercializzati evitando di collegarsi ai siti web, ai forum on line, ai blog “ficcanaso” come il mio, ai gruppi in Facebook o negli altri social network.
Dovrebbe dotarsi di tecnologia e processi che fanno parte della brand reputation management, il monitoraggio della reputazione del brand, messa “a dura prova” dalle recenti innovazioni introdotte dal web, che permette a chiunque di scrivere opinioni – positive o negative – in moltissimi modi.

Esistono ovviamente alcuni servizi gratuiti ed altri sistemi più performanti, in grado addirittura di “assegnare un giudizio” ai vari contributi on line rinvenuti. Per quanto riguarda la prima tipologia di servizi, la migliore soluzione in cui mi sia fino ad ora imbattuto è rappresentata dal servizio Google Alerts – ennesimo strumento rilasciato dall’azienda di Mountain View – che permette di ricevere automaticamente segnalazioni periodiche su qualsiasi argomento. Una volta scelti i termini e le parole chiave di interesse da monitorare, tutti i contenuti attinenti che finiscono negli archivi di Google vengono automaticamente segnalati all’utente. Il servizio mi risulta essere l’unico davvero efficace, sopratutto per il mercato italiano. Altri servizi funzionano bene negli U.S.A., ma da noi lasciano alquanto a desiderare.
Per quanto riguarda gli strumenti più evoluti, in Italia molta considerazione la riceve il software realizzato dalla milanese ActValue Consulting & Solutions, denominato “Reputation Manager“, sistema avanzato di ricerca automatica delle informazioni:fornisce anche un’analisi dei contenuti, ed è utile per monitorare anche i propri competitor.
Attraverso questi sistemi si diventa in grado di monitorare efficacemente la propria reputazione on line, ed avere sotto controllo tutte le critiche positive o negative intorno ai prodotti realizzati, organizzando tutti i feedback e le informazioni utili per meglio svolgere le proprie attività di relazione coi clienti/acquirenti e quelle di marketing.

Se l’azienda bergamasca avesse già attivato un sistema di monitoraggio come quello appena descritto, sarebbe pertanto venuta a conoscenza di questo post, con un’unica possibile conseguenza: letteralmente entusiasta di tutta questa pubblicità gratuita, Airoh mi ringrazierebbe offrendomi in regalo un bellissimo casco per i miei due amici enduristi Francesco e David! Uno solamente però! Così finisce che mi diverto a vederli in questa situazione… ;-)

19 gen

I periodici sportivi digitali

Pubblicato da Marco Chiesa

Lasciamo il settore delle figurine sportive e diamo uno sguardo ai periodici, prendendo spunto da questo filmato che promuove una versione digitale per Tablet PC della famosa Sports Illustrated.

Proprio stamane ho comprato il secondo numero della nuova versione del Guerin Sportivo, divenuto un mensile e ribattezzato GS. Come spiega il Direttore Responsabile della rivista nella rubrica della posta, “La decisione del mensile nasce in realtà da lontano, dalla difficoltà che da anni ci investe. I lettori sono via via calati in tutta la stampa periodica ed è diminuita, nell’intera editoria italiana, la pubblicità. [...] Il “rotocalco” soffre per natura, risentendo più di altri della velocità dei nuovi media. Europeo, Epoca, Diario (ma anche Controcampo con il forte sostegno della tv) non ce l’hanno fatta. Vorrà dire qualcosa.”

In effetti i siti internet danno le informazioni in tempo reale, non costringono l’utente a recarsi all’edicola, ed il fatto che siano gratuiti ha ovviamente rotto equilibri consolidati nell’editoria. Tuttavia molti lettori amano le pagine di carta, preferendo libri e giornali agli e-book e siti web, ma quello che ci mostra il filmato è davvero irresistibile: la possibilità di avere accesso a contenuti multimediali, così tante funzionalità di interazione come la condivisione dei contenuti con gli amici via email o nei social network, o la possibilità di seguire avvenimenti sportivi piuttosto che di giocare ai vari campionati virtuali (come il fantacalcio per capirci). Davvero notevole.

Anche la pubblicità può contare della multimedialità offerta per portare l’utente al proprio sito web, diventando un’opzione maggiormente appetibile per gli inserzionisti. Chissà insomma se sarà questo il futuro o se anche il Guerin Sportivo tornerà ad essere un settimanale da comprare in edicola.

Sicuramente un dispositivo Tablet PC ha un costo d’acquisto non indifferente, da capire se sarà più utilizzato del duo notebook più smartphone. Non credo che ci si possa aspettare di poter acquistare la rivista digitale ad un prezzo tanto inferiore rispetto a quello della versione in carta stampata.

Rimane poi il discorso ambientale: i più sostengono che riducendo la notevole quantità di carta stampata si possa contribuire ad abbassare l’inquinamento prodotto da inchiostri e altre sostanze chimiche, oltre che salvare boschi e foreste. Ma non è che i prodotti elettronici siano tanto più ecologici. Ovviamente si taglierebbero meno alberi.

3 nov

INTERVISTA al Responsabile Marketing & Sales di Floobs Ltd, Giulio Baroli

Pubblicato da Marco Chiesa

web tv per lo sport floobs

Con il Responsabile del Marketing & Sales Giulio Baroli facciamo la presentazione di un innovativo servizio che permette alle società sportive di realizzare e gestire un proprio canale web tv. In Italia i tifosi del Frosinone già lo conosceranno.

Giulio, ci presenti la società ed il servizio di web tv pensato per chi opera nello sport?

Floobs è un’azienda tecnologica finlandese nata nel 2007. I fondatori sono Joonas Pekkanen e Kai Lemmetty. Floobs offre soluzioni per live e on-demand video streaming sul web, includendo soluzioni per Mobile TV e applicazioni per social network come Facebook e MySpace.

Il mondo dello sport è uno dei target principali della nostra azienda. Molti club, specialmente nella Liga spagnola di calcio, utilizzano la nostra soluzione per la la loro web TV o galleria video. Con l’ausilio di Floobs, il Sevilla FC trasmette il suo canale televisivo sul proprio sito 24 ore su 24 ore in tutto il mondo. Anche Marca.com si è affidata a Floobs per trasmettere in diretta sul proprio sito la presentazione di Cristiano Ronaldo al Santiago Bernabeu, occasione nella quale sono state raggiunte 250.000 visualizzazioni e la nostra piattaforma ha dimostrato un altissimo grado di affidabilità (http://www.marca.com/2009/07/07/futbol/equipos/real_madrid/1246969520.html).

Le ultime novità realizzate da Floobs riguardano lo sviluppo di un nuovo widget per la gestione dei propri contenuti video. Il widget funge come una vera e propria web TV in grado di mostrare sia i contenuti on-demand che quelli in diretta e risulta di facile integrazione su qualsiasi sito web. È sufficiente fare l’embed del widget su di un sito, come ad esempio avviene con un qualsiasi filmato YouTube, e la gestione e l’aggiornamento dei contenuti presenti nel widget viene effettuato esclusivamente attraverso l’accesso alla piattaforma di Floobs.

Lo stesso widget è poi integrabile in piú piattaforme, in particolare su mobile sites e Facebook. Il vantaggio che ne deriva per qualsiasi club sportivo è enorme, perché attraverso l’utilizzo di una sola piattaforma possono offrire i loro contenuti su diverse destinazioni.

Altri sviluppi riguardano il recente restyling della home page di www.floobs.com ed il lancio di un client per effettuare la diretta con telefonino. A breve il sito web verrà anche tradotto in italiano in modo da essere piú accessibile su di un mercato che consideriamo importante.

Vorrei esaminare l’aspetto economico. Ovvero, come ci si accorda con una società che si avvale del vostro sistema? Che tipo di rapporto si instaura?

Tutte le negoziazioni sono effettuate nell’ambito classico commerciale: si cerca di stabilire un contatto con le società che potrebbero essere interessate e si prosegue su quella strada se ci sono le premesse affinchè il rapporto si possa stabilire. Questo, come si puó evincere, richiede spesso un interesse mutuale. Il club o la federazione ha già del materiale video e l’idea di distribuirlo on line. In particolare c’é spesso l’interesse di effettuare delle dirette.

Proprio la fase di contatto e negoziazione risulta tra le piú difficili. Noi non offriamo siti web, ma solamente la soluzione tecnologica affinchè una web TV sia visibile su di un sito. L’embed del widget e l’utilizzo della nostra piattaforma sono semplici esattamente come l’utilizzo di una piattaforma come Youtube. Ovvio che la negoziazione con un club debba affrontare vari aspetti, visto che la web TV investe molteplici ambiti, da quello propriamente internet al marketing.

Inoltre è difficile trovare un webmaster interno alla società, visto che la maggior parte dei club si affida ad aziende esterne non solo per la realizzazione ma anche per la gestione del proprio sito. Questo ovviamente crea degli intoppi perchè molte web agencies ci vedono come un competitor piuttosto che come un partner.

A livello economico ti garantisco che le nostre soluzioni offrono prezzi molto competitivi. I prezzi per club di prima fascia sono calcolati in maniera personalizzata in base alle esigenze di diretta e spazio di archiviazione richieste. I club possono anche sfruttare l’opportunità di monetizzare dai loro contenuti video. Per questo offriamo loro un pannello per il lancio di campagne pubblicitarie (video pre roll ads) come avviene ad esempio sul sito della Gazzetta dello Sport.

Il rapporto ha in genere una durata annuale, ovviamente rinnovabile. Il pagamento è nella maggior parte dei casi basato su un canone mensile. Il primo mese è offerto gratuitamente, questo è fatto per creare un rapporto di fidealizzazione con il cliente e renderlo partecipe delle potenzialità della web TV. Dopo il primo mese di prova, nessuno dei nostri clienti ha mai deciso di non sottoscrivere un contratto con la nostra azienda. Di questo siamo ovviamente molto fieri e credo dica molto sull’attenzione e la cura che rivolgiamo affinchè il cliente sia sempre soddisfatto.

A breve vorremmo proporre una soluzione di largo consumo per tutti i club e le federazioni minori, professionisti e non: a fronte di un canone mensile possono avere una web TV senza dover investire grossi capitali o realizzare nuovi siti web. Per rendere fruibile questa possibilità, stiamo infatti studiando la possibilità di lanciare un web shop.

18 ott

La web tv (e community) della Lega Basket

Pubblicato da Marco Chiesa

sito legabasket tv

In questo inizio campionato di basket, sono tornato a visitare il sito della LegaBasket TV, per vedere cosa è stato fatto di nuovo  (erano 411 giorni che non effettuavo il login…).
Facciamo una breve analisi: la piattaforma si configura come un social network simil YouTube, realizzato con l’applicazione ClipShare. Per le statistiche, utili a fini  marketing, hanno utilizzato il servizio gratuito di Google Analytics, non il miglior strumento di web analytics, soprattutto se si vuole analizzare l’interazione con contenuti in flash (i filmati).

In fondo alla pagina ci sono un po’ di statistiche: Video Pubblici: 606 – Video Privati: 22 – Video Visti: 1.147.518 – Iscritti: 26.189

La sensazione è che i contenuti interessanti ci siano, che il numero di utenti sia anche apprezzabile, tuttavia non si avverte una partecipazione (solamente 22 video caricati dagli utenti). Una ricerca fra i profili mi dice che moltissimi si sono iscritti, hanno fatto un giretto e visualizzato una manciata di filmati, poi stop. Un parametro che solitamente può essere indicativo del “sentimento” che un utente riserva ad un social network è valutare se i profili siano completi o meno: degli oltre 26.000 iscritti della Community solamente 778 hanno inserito un’immagine di riconoscimento, il 3%. Ho poi cercato con il filtro “Più Attivi” ma i risultati sono profili di utenti che hanno effettuato l’ultimo login moltissimi mesi fa. Non si capisce bene come siano classificati, alcuni sembrano addirittura non aver nemmeno mai visualizzato i filmati proposti.

Tuttavia il filmato relativo alla Top Ten della prima giornata ha fatto rilevare qualcosa come 5.000 visualizzazioni, non poche. A testimonianza che i filmati sono apprezzati. Ma non serve essere iscritti per visualizzarli, in pieno stile YouTube insomma. E allora mi chiedo se non mi sia perso qualcosa per strada.

La Lega Basket potrebbe utilizzare meglio questo network dove gli utenti guardano i filmati, alcuni si iscrivono anche, ma poi non interagiscono?

Per quanto riguarda il discorso economico, nel network non vediamo banner pubblicitari, nei filmati nemmeno. Tuttavia è stato integrato un tool di ad managament Openads/Openx Adserver:  come mai allora non viene utilizzato? Può darsi che non mi sia accorto di qualche forma di bannering? (ne vedo uno che rimanda a Yalp!, partner per la trasmissione in streaming delle partite). Perché non ricorrere anche a qualche forma di accordo con un’e-commerce di articoli sportivi? potrebbe non essere visto negativamente dagli utenti, anzi. Non si genererebbero cifre importanti, ma servirebbe quantomeno a ripagare l’attività di un amministratore/motivatore. I 26.000 iscritti sono sportivi, appassionati di basket: rappresentano un target  di valore per alcune aziende dello sport system.

La community, senza un’attività di motivazione non decolla:  servirebbe quindi offrire non solo contenuti filmati, ma anche news esclusive, fare dei sondaggi o piccoli concorsi riservati agli utenti iscritti, favorire la partecipazione con dei quiz o dei giochi simil-Fantabasket (un po’ come han fatto quelli della Gazzetta con GazzaSpace). Questo implica un impegno maggiore, una risorsa che dedichi qualche ora la settimana alla gestione e promozione del portale e potrebbe essere un ostacolo che in Lega non han proprio interesse ad affrontare. Ma queste iniziative potrebbe essere operate in collaborazione con qualche azienda dello sport system interessata ad una community base di oltre 26.000 sportivi , che potrebbe crescere ancor più se qualcuno se ne occupasse maggiormente. Non credo manchino le risorse economiche: a mio avviso il limite da superare è crederci maggiormente nell’utilità in termini di marketing che può generare questo network.