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Parlare di SEO al Bar Sport
Pubblicato da Marco Chiesa

In questo post si parlerà della SEO (Search Engine Optimization). Ma contestualizzando il tutto in ambito sportivo.
Non so se qualcuno abbia già trattato l’argomento in questi termini…mah!
Ne vien fuori qualcosa di “burlescamente utile”, che agli addetti ai lavori dovrebbe strappare qualche risata
Ho così pensato di contattare due amici SEO sportivi praticanti, e chiedere loro di vestire gli inusuali panni di un ipotetico SEO C.T.
A Riccardo Perini di SOS Web Marketing il compito di mettere in campo una squadra di calcio a 7.
A Marco Ziero di MOCA Interactive ho chiesto di cimentarsi con una formazione di basket.
In alto vedete le disposizioni tattiche dei due SEO C.T. Hanno ovviamente scelto i giocatori/fattori da schierare (su oltre 200 si dice…) e cercato una “logica” nell’assegnazione dei ruoli. Mica facile!
Assolto questo compito…hanno ben pensato di rovinarsi per sempre la reputazione rispondendo alle mie strampalate domande…
Della tua squadra possiamo sapere quali sono i giocatori su cui punti maggiormente? Perchè nell’ipotetico ruolo del playmaker hai scelto proprio quel fattore?
SEO C.T. Perini : In porta: Trust e Autorevolezza. Così come nel calcio avere un buon portiere permette di difendersi meglio e subire meno gol, nel SEO l’avere un buon trust ed essere ritenuti autorevoli permette al sito di “difendersi” da penalizzazioni e insidie.
Difesa: Struttura e Ottimizzazione on-page: il successo di una squadra parte sempre da una buona difesa. Ecco perché la struttura e l’architettura informativa del sito sono importanti, sono le basi da cui partire. Anche l’ottimizzazione on-page è uno dei perni difensivi su cui costruire la squadra.
Regista: Contenuti Ho “schierato” il contenuto nel ruolo del playmaker, che funge da collante tra difesa e attacco. Avere dei buoni contenuti, che portino anche un reale valore aggiunto all’utente, sono la base per un buon posizionamento e allo stesso tempo un ottimo modo per attirare link spontanei. In questo caso possiamo dire che il contenuto non è il re, ma il re…gista
Sulle fasce: Nome Dominio e Fattori Social. Il nome del dominio al momento garantisce ancora una buona spinta (soprattutto in caso di “exact-match domain name”), per questo ho deciso di schierarlo sulla fascia. Ho deciso poi di “puntare” anche sui fattori social visto che, anche se è un “giocatore” ancora giovane, avrà un ruolo sempre più importante in squadra.
Link Popularity ha un ruolo “di punta“. La link popularity è il bomber della squadra, il finalizzatore, quello che permette di portare a casa il risultato.
La panchina è lunga e ci sono un sacco di fattori che potrebbero “entrare in partita”.
SEO C.T. Ziero : Sono di quella scuola di pensiero per cui “il miglior attacco è la difesa”, in questo senso i giocatori dei quali sento la necessità e che quindi sono per me più importanti sono, nel ruolo di pivot, i contenuti originali, in quanto elemento in grado di difendere e prevenire gli attacchi degli avversari e, nel ruolo di ala, i backlink tematizzati poiché estremamente efficaci tanto da permettermi di posizionarli in difesa contro i più forti e pericolosi giocatori avversari.
Ma spesso, dopo ogni azione di difesa, ne succede una di attacco ed in questo senso sento la necessità di elencare tra i miei giocatori più strategici, nel ruolo di playermaker, i meta tag, poiché sono in grado di capire, per ogni azione, qual è lo schema migliore e nel mentre della partita, attraverso degli allenamenti che chiamiamo di “fine tuning”, modificare la strategia di gioco a beneficio della squadra e della partita.
Nella SEO si parla di ranking, una sorta di “classifica dei risultati”. Un po’ come la classifica ATP del tennis, in perenne movimento…non trovi?
SEO C.T. Perini : Non sono un grande esperto di classifiche tennistiche, ma da quanto ne so il ranking ATP viene aggiornato continuamente, e i tennisti guadagnano o perdono posizioni in classifica in base ai tornei a cui partecipano e ai risultati. In questo senso una certa analogia con la SEO c’è. Anche i motori di ricerca aggiornano costantemente i loro algoritmi e i risultati mostrati in SERP, e i siti web guadagnano o perdono posizioni in base a come hanno “giocato”.
SEO C.T. Ziero : Assolutamente. Tra l’altro la federazione, in questa stagione, per motivi sui quali preferisco non soffermarmi, ha modificato il regolamento diverse volte nel corso del campionato; per fortuna continuiamo a vincere e la nostra posizione, indicativamente, rimane invariata però abbiamo visto parecchie squadre avversarie ritrovarsi in posizioni non troppo felici a volte per questioni nemmeno legate alle loro prestazioni; effettivamente la federazione, di tanto in tanto, sembra dare i numeri. E lo sappiamo tutti, tra gli addetti ai lavori, che alla fine le posizioni che contano, quelle utili per entrare nei playoff e provare a vincere il campionato, sono poche e sono quelle che stanno in alto.
Un SEO a che tipo di sportivo assomiglia maggiormente? In un recente convegno, Piersante aveva comparato il SEO ad uno skipper di una barca, che sarebbe il sito web: “alle volte comandi una nave da crociera, uno yacth, altre volte ti ritrovi al timone di una bagnarola”
SEO C.T. Perini : Che dire, la metafora di Piersante è perfettamente calzante. Per stare in tema con la “formazione” che mi hai chiesto di schierare, il SEO potrebbe essere accostato all’allenatore di una squadra di calcio. Le analogie sono molte. A volte il SEO può subentrare in un progetto “a stagione in corso”, in seguito all’ “esonero” di un precedente SEO/allenatore. Inoltre anche il SEO, come l’allenatore, deve prima fare esperienza con piccoli progetti e realtà locali (squadre di categorie inferiori) per poi ambire ad “allenare” squadre grandi e blasonate (grossi portali e siti web di aziende operanti in settori altamente competitivi). Il SEO, come l’allenatore, deve saper gestire bene il gruppo, scegliere bene gli elementi da schierare in campo e saper correggere in corso la strategia utilizzando i “cambi” giusti.
SEO C.T. Ziero : Un SEO dovrebbe assomigliare ad uno sportivo che, nel corso della sua attività, prevede un investimento di risorse nella gestione; sia nella gestione di se stesso e del proprio corpo, come un runner, che nella gestione di una squadra, quindi un allenamentore (indipendentemente dallo sport).
Riprendo le parole di Piersante per confermare che, il bello di essere uno sportivo, per me, è proprio questo: conoscersi, imparare dai propri errori ed essere in grado di arrivare al traguardo indipendentemente da avversari, condizioni avverse, eccetera.
Il SEO spesso viene chiamato alla fine, come sprinter di una staffetta 4×100. Ma non andrebbe schierato in prima frazione?
SEO C.T. Perini : Se fosse possibile il SEO dovrebbe essere presente in tutte e quattro le frazioni della staffetta. È infatti importante seguire il progetto sin dall’inizio, portarlo avanti nei sui primi sviluppi e prepararlo per lo “sprint” finale in cui superare gli “avversari” (i concorrenti).
SEO C.T. Ziero : Non so se già nella prima frazione, ma sicuramente all’interno delle prime due.
Da subito al SEO non è richiesto lo sforzo maggiore, ma è bene che il testimone venga da lui raccolto quanto prima poiché considerare certe dinamiche, come i motori di ricerca, fin da subito può rappresentare un vantaggio notevole nei confronti degli avversari, così da arrivare a tagliare il traguardo con dei tempi di percorrenza minori per portarsi a casa la medaglia d’oro.
Anche la SEO ha delle regole: Google è l’arbitro per quanto riguarda il proprio “torneo” (che è quello con più spettatori). Se ti attieni alle regole vai tranquillo, ma se ti becca a commettere qualche infrazione rischi l’ammonizione od anche l’espulsione! Quali sono i falli in cui è più frequente cadere? Che cartellino ti sei mai beccato?
SEO C.T. Perini : Per restare in tema calcistico direi che Google non arbitra certo “all’inglese”. Non lascia molto correre, e usa di frequente i cartellini.
Si, è capitato anche a me, testando qualche tecnica borderline su alcuni miei progetti, di beccarmi un cartellino rosso. Ma “scontata la squalifica” sono tornato in campo più forte di prima
SEO C.T. Ziero : In questo senso non mi posso troppo lamentare: ad eccezione di una volta che ho provato a vendere una partita (e mi hanno radiato dal campo credo per un paio di mesi) sono stato sempre uno sportivo rispettoso dell’arbitro che ha ottenuto, in cambio, il medesimo atteggiamento. Direi che Google ed io, in linea di massima, andiamo d’accordo.
P.S. Io mi sarei dovuto cimentare con il calcio a 5, sport che ho praticato prevalentemente da “dodicesimo uomo” per alcuni anni. Ma…
primo: non ho trovato la lavagnetta adatta;
secondo: mi son reso conto che i miei fattori di punta quali “font utilizzati” , “palette colori del sito” e soprattutto “marca del mouse” i due SEO C.T. non li hanno proprio presi in considerazione!
Un increscioso dubbio sul mio know-how in ambito SEO è sorto…
Dati statistici nel calcio: INTERVISTA a Mauro Cicolella di Virtualcalcio
Pubblicato da Marco Chiesa

Con Mauro Cicolella facciamo una presentazione dei servizi offerti da Virtualcalcio. Di che cosa si occupa la tua azienda?
Virtualcalcio si occupa della raccolta ed elaborazione di dati statistici relativi al calcio professionistico italiano e straniero per quanto riguarda le competizioni per club e nazionali. Si tratta di un’attività creata e gestita da me e mio cugino Pietro da ben 10 anni. In pratica abbiamo unito la mia esperienza di informatico e la sua di appassionato ed esperto di calcio nonché allenatore di base.
Possiamo entrare nel merito della fase operativa? Come vengono raccolti i dati e in che maniera?
Riguardo all’attività corrente relativa allo svolgimento dei campionati e delle coppe vengono acquisiti i tabellini da varie fonti: dagli uffici stampa delle società di calcio, dagli organi ufficiali come l’UEFA, dai principali quotidiani, da collaboratori sui campi che si offrono di aiutarci volontariamente.
Per garantire la massima precisione possibile tutto questo materiale viene confrontato valutando eventuali discrepanze (ad esempio minuti delle marcature, sostituzioni, ammonizioni ecc.). Inoltre poiché molte società pubblicano i nostri contenuti, questi ultimi sono a loro volta sottoposti alla lente di ingrandimento del popolo di Internet che quando trova qualche svista, che inevitabilmente capita lavorando su migliaia di numeri, prontamente ce la segnala.
Sul fronte storico per ricostruire tabellini, precedenti, carriere di calciatori, allenatori, arbitri consultiamo pubblicazioni, quotidiani dell’epoca e materiale messo a disposizione da appassionati.
Qual’è la tipologia di clientela più rilevante e quali sono i servizi più “gettonati”?
Al 90% i nostri clienti sono società di calcio, televisioni, carta stampata, quindi operatori del settore. Non mancano singoli giornalisti che si avvalgono del nostro supporto statistico per il proprio lavoro risparmiando tempo prezioso per le ricerche, ma anche appassionati che magari richiedono una singola tipologia di dato come ad esempio i precedenti tra le squadre.
Senza far torto a nessuno, un cliente di riguardo è RaiSport per cui forniamo il materiale statistico per tutti gli inviati sui campi, come supporto per trasmissioni del calibro di 90° minuto o Primo Stadio.
Sicuramente il servizio di cartella stampa è al primo posto perché offre un’ampia panoramica sia sulla gara in oggetto che sul torneo di riferimento. Può essere uno strumento per gli addetti ai lavori ma anche un canale per il marketing delle Società di calcio che lo arricchiscono con i loghi dei propri sponsor. Ovviamente offriamo anche servizi web come per l’AlbinoLeffe o il Virtus Lanciano, di cui curiamo tutti i contenuti: classifiche, risultati, schede dei calciatori con aggiornamenti automatici ecc.
Inoltre abbiamo anche prodotti mirati: schede dettagliate sui calciatori con reti segnate e subite per i portieri, team analysis con tipologia di reti, palle inattive e molto altro.
Concentrandoci sulle statistiche, so che hai delle valutazioni da fare.
Indubbiamente il lavoro statistico é molto impegnativo sia per la continua attività richiesta visto che ormai si gioca quasi tutti i giorni della settimana, sia per la difficoltà relative alla precisione dei dati.
Ti faccio un esempio: non esiste alcun organo ufficiale che certifichi il marcatore di una rete per cui talvolta si aprono dispute sulla paternità di un gol, su una eventuale autorete, su un tiro influente o ininfluente.
Altro esempio: nelle gare sospese e poi riprese si assiste ad un valzer di cambi per cui alla fine si hanno 15-18 giocatori schierati, uno stesso giocatore può essere titolare, subentrato e sostituito. Pensa a Bologna-Roma in cui la Roma ha avuto due diversi allenatori nella stessa gara: Ranieri e Montella.
E gli esempi potrebbero continuare all’infinito creandoci non pochi problemi anche dal punto di vista tecnico.
Lo sport che unisce: INTERVISTA a Fabrizio Ferreri di Sportiamo
Pubblicato da Marco Chiesa

In uno dei precedenti post, quello che presentava il progetto We-Sport, si era già accennato al progetto Sportiamo – lo sport che unisce, che ha trovato subito il mio interesse. Ne parliamo con l’ideatore, Fabrizio Ferreri, il quale ci tiene a segnalare un’altra startup italiana di cui fa parte, urli.st, applicazione per creare e condividere liste di link.
In cosa consiste il progetto Sportiamo? Quando è nato e che obiettivi si pone?
Sportiamo è un progetto nato tra la fine del 2010 e l’inizio di quest’anno, ed è una costituenda impresa sociale sul diritto allo sport per tutti e sull’educazione e integrazione dei giovani attraverso lo sport, con implementazione del progetto anche on-line.
Sportiamo sviluppa la propria attività lungo un duplice canale:
a) sul territorio, “off-line”;
b) “on-line”, grazie alla partnership strategica con We-Sport.com.
a) Sportiamo promuove lo sport, in particolare gli sport minori, nei quartieri disagiati delle città come strategia di inclusione sociale e alfabetizzazione relazionale di bambini e adolescenti svantaggiati. L’attività è organizzata sul territorio attraverso l’erogazione di due profili di corsi, con target e caratteristiche specifiche:
1. Corsi gratuiti per bambini e adolescenti “svantaggiati” (condizione di disagio relazionale, comportamentale, economico, fisico, etc..); questa tipologia di corso prevede:
- il maestro del corso ha una specifica preparazione nello sport con funzione sociale
- la presenza a fianco del maestro del corso di un educatore esperto
2. Corsi a pagamento per bambini e adolescenti che non presentano particolari problematiche e provengono da famiglie con capacità di spesa; questa tipologia di corso prevede:
- il maestro del corso è un ex-campione della disciplina in questione attualmente in situazione di difficoltà occupazionale.
b) Grazie alla partnership con We-Sport.com, l’innovativo social network degli sportivi in cui è possibile trovare compagni con cui fare sport o partner per l’allenamento attraverso la geolocalizzazione, Sportiamo è attiva anche su web.
La partnership è mirata alla creazione e allo sviluppo sulla piattaforma We-Sport.com di un’area specificamente dedicata allo sport sociale, con un focus diretto ai soggetti “svantaggiati” (disabili, bambini e ragazzi “a rischio”, ecc..) e alle molteplici realtà che si occupano di sport sociale (Associazioni, Fondazioni, Federazioni sport disabili, Società Sportive dilettantistiche…).
L’obiettivo, in linea con gli scopi della piattaforma We-Sport.com, è facilitare l’attività sportiva e la relazione tra chi è appassionato di sport, in particolare di tutti coloro che per molteplici ragioni di disagio incontrano grandi difficoltà di accesso alla pratica sportiva.
Hai giustamente parlato di territorio. Ecco, non credi che anche le società sportive più grandi dovrebbero guardare meno ai nuovi stadi+centro divertimenti ed operare maggiormente in ottica sociale nel proprio territorio?
Io credo che i due vettori di attività non siano in opposizione, ma si completino, siano cioè complementari. Le grandi società sportive operano in ottica prevalentemente di business, devono assicurarsi determinati ricavi per poter proseguire nell’attività. Il punto è non sganciare gli obiettivi di business dalla realtà prossimale che rappresenta il contesto del mio business.
Se costruisco uno stadio in un territorio lontano dalla pratica e dalla cultura sportiva, e non mi impegno anche per rivitalizzare quell’impegno e quella cultura, magari mettendo a disposizione i locali dello stadio per l’attività di società sportive amatoriali e senza scopo di lucro (è solo un esempio), quello stesso stadio nel medio-lungo periodo sarà una voce in perdita.
Il senso del mio discorso è che l’attenzione al territorio non è meritoria soltanto in sé (questo è scontato, e non è necessario sottolinearlo), ma è anche la premessa per un business sportivo ben impostato.
Chi nello sport opera ad alti livelli, mondo istituzionale, grandi realtà sportive, etc… (il discorso potrebbe essere generalizzato anche ad altri ambiti), dovrebbe promuovere e riattivare le risorse disponibili del territorio, perché è la vitalità del territorio la base migliore per un business prospero e di lunga durata.
Come? Che attività o iniziative intraprendere?
Io credo che in ogni grande iniziativa imprenditoriale legata allo sport debba essere integrato un progetto/programma di incentivo e rafforzamento dello sport di base, mirato in particolare a quelle categorie che hanno difficoltà di accesso alla pratica sportiva.
Se le iniziative vengono pensate e costruite guardando soltanto ad un’utenza e a un target privilegiato, di medio-alto profilo, alla lunga si determina un effetto di strozzamento della spinta a vivere e praticare lo sport.
Lo sport si alimenta dei calci ad un pallone dati all’angolo di una strada ed è qui, avendo cura e attenzione per tutto quanto si muove negli interstizi del sociale e come dire “sotto-traccia”, che bisogna concentrarsi per diffondere concretamente una vera cultura dello sport.
E questa cultura non va pensata come una cosa fine a se stessa, è anche, ribadisco, funzionale e condizione indispensabile per poter edificare intorno allo sport un sano e durevole comparto del business italiano.
INTERVISTA a Dario Torromeo: la “noble art”, la boxe
Pubblicato da Marco Chiesa

Sta per uscire il suo prossimo libro, che titolerà “Meraviglioso”. Quello degli anni ’80 è stato un periodo d’oro per la boxe: erano gli anni della saga di Rocky al cinema. Che considerazioni fare?
Quelli erano tempi in cui la boxe era una cosa seria. Marvin Hagler è stato il protagonista assoluto di una stagione magica in cui ha regalato agli appassionati match contro altri mitici campioni come Sugar Ray Leonard, Thomas Hearns, Roberto Duran. Il suo incontro con John Mugabi merita un posto tra le grandi sfide di sempre. Sono stati anche gli anni in cui Mike Tyson è diventato il più giovane campione del mondo nella storia dei pesi massimi ed uno dei più popolari pugili di tutti i tempi. E’ stato in quel decennio che Patrizio Oliva ha vinto il mondiale superleggeri. Come è abitudine del nostro sport, gli italiani lo hanno criticato. Lui, in quel periodo, è diventato campione olimpico e miglior pugile dei Giochi di Mosca da dilettante; campione italiano, europeo e mondiale da professionista. Ma noi siamo famosi per non apprezzare quello che abbiamo in casa. Un decennio indimenticabile, quando guardare un incontro di pugilato era davvero un piacere e la boxe occupava spazi importanti su giornali e televisioni. Ora dobbiamo accontentarci dei ricordi.
Come riuscire a far capire la bellezza della “noble art” a chi lo considera uno sport da “brutti, grossi e violenti”?
Per apprezzare la boxe bisogna sapersi emozionare, bisogna avere abbastanza cultura per capire che non si tratta di due energumeni che si picchiano su un ring. Il pugile porta sul quadrato tutta la propria vita, i sentimenti, le paure, i sogni. Un match di pugilato è una sfida tra due menti che cercano di intuire in anticipo cosa pensi l’altro. E’ una partita a scacchi. Certo, ci vuole forza. Certo, è necessario avere cattiveria agonistica. Ma dire che è uno sport da “brutti, grossi e violenti” vuol dire veder solo una parte del tutto. Scrive Joyce Carol Oates, nel suo saggio “On boxing“: “Uomini e donne che non abbiano ragioni personali o di classe per provare rabbia, sono inclini a respingere questa emozione o, addirittura, a condannarla pienamente negli altri. Eppure questo mondo è concepito nella rabbia, nell’odio e nella fame, non meno di quanto sia concepito nell’amore: e questa è una delle cose di cui la boxe è fatta. Ed è una cosa semplice che rischia di essere trascurata. Quelli la cui aggressività è mascherata, obliqua, impotente, la condanneranno sempre negli altri. E’ probabile che considerino la boxe primitiva, come se vivere nella carne non fosse una proposta primitiva, fondamentalmente inadeguata a una civiltà retta dalla forza fisica e sempre subordinata a essa: missili, testate nucleari. Il terribile silenzio ricreato sul ring, è il silenzio della natura prima dell’uomo, prima del linguaggio, quando solo l’essere fisico era Dio…“
Personalmente il mio pugile preferito è Marvelous Marvin Hagler, pur avendolo solo “intravisto” da bambino. Il mio atleta preferito, quello che considero l’atleta più grande di tutti è Muhammad Alì, per la sua personalità eccezionale. Attualmente non si può non essere fan di Pacquiao. Lei?
Io credo che il valore di ogni campione vada misurato nel contesto della sua epoca. Detto questo, il mio re si chiama Ray Sugar Robinson. Pugile che ha attraversato più epoche e più categorie, restando sempre protagonista assoluto. Forte, tecnico, abile a gestirsi tatticamente. Un altro grande è stato Joe Louis, il primo peso massimo moderno. Il più popolare di sempre Muhammad Alì, su questo non credo possano esserci dubbi. Marvin Hagler è stato mitico, tra i migliori di ogni tempo. Oggi, concordo con lei, Manny Pacquiao è una spanna sopra tutti gli altri.
Le offro la mia classifica dei migliori 10 di sempre. Quando è stata pubblicata dal Corriere dello Sport ha suscitato molte discussioni. L’ho ripresa sul mio sito (www.dariotorromeo.it) ed anche lì ha aperto un interessante dibattito.
1. RAY ROBINSON
2. JOE LOUIS
3. MUHAMMAD ALI
4. CARLOS MONZON
5. MARVIN HAGLER
6. JULIO CAESAR CHAVEZ
7. ROBERTO DURAN
8. GEORGE FOREMAN
9. RAY LEONARD
10. ROCKY MARCIANO
We-Sport.com : INTERVISTA a Marco Ivaldi, COO
Pubblicato da Marco Chiesa

Qualche settimana fa stavo curiosando tra le startup italiane, e mi sono imbattuto in un “social network sportivo” lanciato in questi ultimi mesi. Ne parliamo con Marco Ivaldi, Direttore Operativo di We-Sport
Come descrivere ad un amico We-Sport? un Facebook a misura di sportivo? un sito simile a Bizoona.org ma più completo e più social?
Fondamentalmente We-Sport è un social network verticale, uno strumento che ti permette di metterti in contatto con le persone che hanno le tue stesse passioni, in questo caso lo sport. Ma credo che l’innovazione di questo tipo di strumento stia soprattutto nel trasferire le attività dal mondo web, virtuale a quello reale. Ecco, credo che il futuro sia nelle applicazioni web che diano uno strumento all’utilizzatore per agire nel mondo reale. E non il contrario.
Pensa ad esempio a quando eravamo piccoli e si giocava a pallone al giardinetto dietro casa. Poi a metà degli anni ’80 sono nate le prime console per giocare al computer. Si stava in 4 o 5 amici in una stanza puzzolente e si passava le serate ridendo e parlando delle ragazzine che ci piacevano. Con l’avvento dei social network e in generale del www le console sono interconnesse. Allora io gioco con il mio vicino di casa, ma lui rimane a casa sua ed io a casa mia. Si è perso anche quell’ultimo contatto. Credo che il futuro sia fornire uno strumento digitale per tornare a giocare con gli amici al parco e aiutare le persone a ritrovare il coraggio di incontrarsi, vivere una passione insieme.
We-sport ha un utilizzo molto semplice. Compilo una scheda in cui inserisco quale sport faccio, in quali orari, il luogo, la mia abilità, il sesso e la mia età. Il sistema crea un elenco di persone che rispondono alle mie caratteristiche e che sono anche loro interessate a praticare uno sport insieme.
Tu dici un Facebook per sportivi, sì ci sta. Ma mentre su Facebook molte volte si “passa il tempo”, we-sport è uno strumento che serve principalmente per ottenere informazioni e organizzare incontri. Una delle particolarità è infatti quella di poter creare le squadre per organizzare partite.
Ci sono alcuni sport che è preferibile fare in compagnia, ma che fondamentalmente possono anche essere svolti in solitudine, come la corsa, il ciclismo, il nuoto. Altri che invece necessitano di un partner, come il tennis, l’arrampicata sportiva, la subacquea, la pallavolo.
E se tra i miei amici non conosco nessuno che pratica un dato sport nei miei orari che faccio?
Mi metto a mandare mail a caso o a telefonare a vanvera?
Metto i dati su we-sport e guardo chi vorrebbe praticare il mio sport e si trova nella mia stessa situazione. Quante volte poi ti sarà capitato di non riuscire ad organizzare una partita di calcetto perchè mancavano 2 giocatori? Io tutti i lunedì gioco a calcetto grazie al fatto che, comunque, organizzando la partita su we-sport abbiamo il problema di avere troppi giocatori disponibili, non troppo pochi, e ultimamente del gruppo di amici iniziale rimangono solo alcuni elementi, gli altri sono amici che ci hanno contattato tramite we-sport…
Ci sono più di 200 sport indicizzati ed una sezione per portatori di handicap chiamata “special sport”. Questo concetto dell’inclusione sociale lo stiamo portando avanti anche con un’altra azienda: SporTiamo, che si occupa di garantire la possibilità di frequentare corsi sportivi a bambini in situazioni economiche svantaggiate grazie ad un meccanismo di pagamento differenziato.
Quali sono le altre funzionalità che l’utente ha a disposizione una volta iscritto? Vengono suggeriti dei nuovi amici in base agli sport praticati, alle proprie impostazioni di profilo?
Altre funzionalità sono legate alle attività dei singoli iscritti: una fra tutte è: “Batti il mio record!” Ogni utente può inserire il proprio record e chiedere a tutti gli altri sportivi di batterlo. oppure “Lancia la sfida” per ritrovarci tutti nello stesso posto e organizzare più incontri contemporaneamente…una sorta di Flash Mob sportivo.
Prossimamente ci sarà anche la possibilità di prenotare le strutture direttamente dal sito…una sorta di Last Minute dello sport…
Vorrei poi ricordarti che We-sport è anche un’app flash per Facebook, un app per iPhone e a breve sarà anche un’app per Android.
Come We-Sport avete in mente una partecipazione attiva o pensate di rimanere “dietro le quinte”? Ovvero: ci saranno degli eventi organizzati da We-Sport a cui gli iscritti potranno partecipare? Pensate di sponsorizzare qualche manifestazione sportiva?
Ci saranno eventi organizzati da We-Sport, certamente. Intanto siamo stati sponsor dei campionati mondiali di sci alpino IPC che si sono tenuti a gennaio, poi lanceremo una particolarissima sfida: Nazionale Italiana Rugby vs Isana Rugby (ultima tra gli ultimi…) che si terrà nel mese di aprile.


