Ooh! Aah! Cantona! il capolavoro di Alex Ferguson

Sir Alex Ferguson ha vinto per la dodicesima volta il campionato inglese, e tra pochi giorni sfiderà nuovamente il Barcellona nella finale di Champions League, competizione europea che ha già vinto in due occasioni. Il tutto sempre alla guida del “suo” Manchester United Football Club, società sportiva inglese che gestisce come manager/allenatore da ben 25 anni.
Ma quale è stato l’evento che ha sancito di fatto questo lungo matrimonio, così ricco di trionfi?
Io ritengo che il punto di svolta della sua carriera a Manchester sia stato l’aver fortemente voluto Eric Cantona: la scelta di Ferguson è stata talmente azzeccata che i tifosi del Manchester United hanno recentemente eletto il francese “giocatore del secolo” tra quelli che hanno militato nel club.
Non male considerando che Cantona non ha alzato alcuna Coppa dei Campioni. Eppure nei cuori dei tifosi dello United al primo posto c’è lui, “The King“.
Ed Alex Ferguson è stato l’artefice di questa splendida favola, creando così un legame inossidabile con società e tifosi.

Raccontiamo quell’evento, torniamo indietro di un bel po’… Alex Ferguson è alla guida dello United dal novembre 1986. Ha forse “salvato la panchina” vincendo il primo trofeo tre anni dopo, la F.A. Cup del 1990 (anno in cui molti tifosi lo contestavano, auspicando il suo licenziamento); l’anno seguente trionfa in Europa vincendo la Coppa delle Coppe, tuttavia la sua squadra non riesce a vincere il campionato inglese, un’ossessione, visto che il titolo inglese manca dal 1967.
Nel novembre del 1992 il manager scozzese è alla ricerca di un attaccante, e riesce ad acquistare dal Leeds United il “problematico” attaccante francese Eric Cantona per soli 1.2 milioni di £. Un affare? L’Affare!
Sei mesi più tardi i due festeggiano il tanto agognato titolo inglese, quello che sarà il primo di una lunga serie (sette nei successivi dieci campionati), ponendo fine ad un’attesa durata a Manchester 26 lunghi anni.

Voglio raccontare di come il manager scozzese riuscì nella non facile impresa di gestire il fuoriclasse francese, dal carattere indomabile, fino al suo volontario ritiro dal calcio giocato, avvenuto alla giovane età di 30 anni. Per farlo mi avvalgo delle pagine dell’ottima biografia “The Boss” di Michael Crick:

Ferguson era un allenatore severissimo con tutti i giocatori, pretendeva il massimo della puntualità, del decoro (tutti dovevano essere rasati), e non si riservava certo di strillare e riprendere anche in maniera verbalmente violenta chicchessia.

Ma il manager dello United riuscì dove diversi colleghi avevavo fallito in precedenza, comprendendo sin da subito che Cantona fosse un talento raro, che pertanto andasse gestito come tale.
Ai primi tempi nel Manchester gli altri giocatori dello United si risentirono, visto che Ferguson concesse al francese un trattamento da favorito: gli era concesso di presentarsi tardi agli allenamenti o a prendere il pullman della squadra; non era tenuto a rispettare il codice d’abbigliamento della squadra e spesso si presentava non sbarbato. Inoltre Ferguson lo riprendeva raramente: Paul Ince una volta sbottò platealmente puntando il dito al compagno ed urlando al mister “a lui non urli mai!”. Analogamente Lee Sharpe ricorda come ad una serata ufficiale al Municipio di Manchester, a cui la squadra doveva presenziare, Ferguson impose al team di andarci vestiti molto elegantemente, ma Cantona si presentò in jeans e t-shirt.

“L’aspetto geniale della storia” racconta un membro interno allo United “fu che Fergie sapeva che se avesse trattato Eric con regalità, lui avrebbe iniziato a giocare come un Re, e che automaticamente tutti i calciatori avrebbero accettato che il loro re venisse trattato un po’ differentemente”.

E questo informatore continua: “Una volta che Eric realizzò di essere rispettato ed amato da Fergie, iniziò a seguire il modello imposto da Ferguson senza che gli venisse detto! Lo fece per reciproco rispetto. Iniziò ad arrivare agli allenamenti in orario, radersi puntualmente, non venne mai in ritardo a prendere il pullman, alle volte arrivava pure in anticipo. Fu strabiliante – un totale cambiamento. Alla fine ognuno fu contento della situazione. Questo fu una fenomenale prova di “man management“. Devi sapere come fare per trattare diversamente alcuni giocatori senza perdere il supporto e la stima degli altri. Lui sapeva che poteva rischiare con Cantona, e che i giocatori l’avrebbero infine accettato.”

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