Giochi 2020: Nessuno sottovaluti Venezia

Olimpiadi Venezia 2020

Il dovere di candidare una sola città come sede dell’Olimpiade deriva dall’articolo 33 e seguenti della Carta Olimpica.

The honour and responsibility of hosting the Olympic Games are entrusted by the IOC to a city, which is elected as the host city of the Olympic Games.

Questo articolo escluderebbe già a priori la possibile candidatura del Veneto e del triangolo Venezia-Padova-Treviso per i Giochi 2020. Tuttavia è necessario prestare attenzione alla situazione territoriale di Venezia, che sia i vertici del CONI che i nostri stessi amministratori locali stanno sottovalutando. A Roma la candidatura veneziana viene presentata come pura fantascienza. “Dove vorreste fare le gare di atletica? Lungo il Canal Grande?” e battute simili vengono dette dai sostenitori della Capitale. Un conto è la battuta e il pensiero dei cittadini comuni che possono non conoscere effettivamente lo stato del territorio veneziano, un altro è quello degli amministratori nazionali e del CONI che considerano Venezia solo dal Ponte della Libertà fino all’Isola di Sant’Elena. Pochi si ricordano che del territorio di Venezia fa parte anche la città di Mestre. Guardando in Wikipedia risulta che la popolazione del Comune di Venezia arriva a 271.000 abitanti circa (dati del 2009). Quindi non si può guardare solo al “pesce”, ma anche all’entroterra che fa parte del Comune.

Come avete capito, la candidate-city unica deve essere Venezia e non ci deve essere nessun’altra partnership con altre realtà vicine come Padova e Treviso, nonostante l’efficienza e la vocazione sportiva e internazionale di queste due città, e per questo si deve dare ragione al CONI.
Ma non si può appoggiare Petrucci quando consiglia a Venezia di ritirarsi dalla competizione. Primo, perché il Presidente del CONI non rappresenta Roma ma l’intero comitato olimpico nazionale, quindi l’Italia intera; secondo, perché il Presidente del CONI svolge la funzione di Diplomatico della Repubblica, rappresenta l’Italia all’estero e dipende da persone gerarchicamente più in alto di lui: il Presidente della Repubblica e il Governo. Petrucci dovrebbe essere, per la posizione che ricopre, super-partes: non dovrebbe appoggiare nessuna candidata e dovrebbe seguire le indicazioni della politica – la quale, però, non si esprime non per mancanza di volontà ma per necessità: se l’esecutivo dovesse dare importanza al caso si troverebbe davanti ad una bomba.

Purtroppo lo sappiamo: il CONI è un ente romano e ovviamente patteggia per Roma 2020. Dire però che noi siamo troppo piccoli e che abbiamo tante strutture non è proprio vero. Il CONI si rifiuta di fare i conti con un territorio che nell’ultimo secolo si è evoluto così tanto da essere un punto di riferimento per lo sviluppo della Mitteleuropa, e del mondo intero.
Siamo troppo piccoli? Venezia o il Veneto? Qualsiasi sia la risposta bisognerebbe far sapere a Roma che il Veneto – e quindi anche Venezia – è la locomotiva di questo Paese, il vero cuore pulsante e più pulito dell’Azienda Italia e che ha molti legami con il resto del mondo per la sua Storia e per laboriosità. Il Veneto è la regione più forte d’Italia e dare dei ‘piccoli’ ad una regione di giganti è alquanto ingiusto.

Siamo senza strutture? Allora guardiamo indietro per pochi secondi: Atene, Atlanta, Barcellona citando i casi più recenti hanno dovuto costruire quasi tutto da zero. Guardiamo al futuro: le strutture di Londra 2012 vengono costruite nell’East della città dove è stato riqualificato l’intero quartiere. In tutti e due i casi citati lo stadio olimpico viene costruito ex-novo. Dire che bisogna avere già le strutture non è sempre vero: se così fosse, 5 anni fa Parigi avrebbe avuto la meglio su Londra dato che era già a buon punto nella costruzione (la Francia in questi ultimi 12 anni ha ospitato mondiali di calcio, rugby e atletica, considerando anche i vari tornei importanti per gli altri sport). E se la presenza degli impianti facesse davvero la differenza, allora Tokyo l’avrebbe spuntata su Rio de Janeiro per i Giochi Olimpici del 2016.
E, criticando Roma, bisognerebbe dire che con i mondiali di nuoto alcuni impianti sono stati messi sotto controllo da parte della magistratura, senza dimenticarci dello scandalo del bocciodromo che avrebbe dovuto ospitare i mondiali di bocce e che doveva essere costruito ben 10 anni fa (come testimoniato da ‘Striscia la notizia’ alcune settimane fa). Il discorso impianti non resta sempre a galla e per quanto riguarda le strutture (che possono essere anche servizi ricettivi e di trasporto) siamo messi bene, ricordando l’aeroporto internazionale di Tessera e il nuovo Passante che ha risolto i problemi di viabilità tra l’Ovest e l’Est dell’Europa.

Il problema ancora più grave è che non ci si capacita del fatto che Roma possa perdere il confronto con Venezia. La paura fa novanta, tanto che ormai devono emergere RAI, FS e Unicredit per appoggiare il progetto romano. Aperta parentesi: questo atteggiamento delle aziende statali è alquanto fastidioso, mancando di equilibrio dato che tutti pagano il canone e non tutti sono favorevoli alla candidatura romana. Per quanto riguarda un altro gigante delle comunicazioni nazionali, Mediaset, che sembrava aver appoggiato Roma, penso che dovrà fare qualche marcia indietro. Dato che in Veneto governerà la Lega Nord e forse Venezia cadrà nelle mani di Brunetta, Berlusconi e Mediaset, in caso di forzatura da parte di Zaia e dei ministri veneti al Governo, saranno costretti a fare dietrofront dalle loro posizioni perché in questo caso si gioca l’equilibrio di Governo – ecco perché la scelta tra Roma e Venezia potrebbe essere una bomba per il quarto governo Berlusconi.

Il punto sfavorevole della nostra candidatura è quello dell’appoggio a Padova e a Treviso. Abbiamo visto come non si possa candidare tre città; in Facebook, inoltre, si ricorda che l’area delle gare e dello spostamento dal centro olimpico e gli impianti non deve essere elevato. Federico Rampini ne ‘Il secolo cinese ha sostenuto che Pechino, assieme al suo hinterland, dove sono stati costruiti alcuni palazzetti per i Giochi 2008, è grande quanto il Belgio. Insomma, non uno spazio ridotto. La sola candidatura di Venezia resta comunque l’unica soluzione dato che è obbligata dalla Carta Olimpica. Ciò non toglie che si debba abbandonare il progetto. Anzi, i nostri amministratori dovrebbero puntare meglio sul nostro territorio considerando che la Provincia di Venezia non è proprio piccolissima ed è ancora sfruttabile. Chi vi scrive è dolese. In questi anni Dolo e il comune di Pianiga sono interessati dalla discussione su Veneto-City, un progetto che investe un’area quasi 2 milioni di metri quadri di terreno ma su cui non si sa ancora cosa fare. Per ora abbiamo lo scatolone, bisogna riempirlo. Siamo sicuri che lo spazio sarà utilizzato per il cosiddetto ‘terziario avanzato’, che vuol dire tutto e nulla. Terziario avanzato vuol dire costruire un ospedale, vuol dire costruire un centro congressi, una fiera, una base spaziale, una base militare NATO, tante altre cose. Dato che nulla è stato ancora deciso, perché non sfruttare questa opportunità? I vantaggi sono diversi: non si concentrerebbe tutta l’attività olimpica e vengono evitati i disagi; si darebbe maggior lavoro e opportunità di crescita ad una zona che ha sempre sofferto il fatto di essere terra di mezzo tra Padova e Venezia. Ma come Veneto-City e la Riviera del Brenta, potrebbero essere sfruttate anche la zona di Cavarzere, Jesolo, Bibione, Caorle. Perché dobbiamo appoggiarci a Padova e Treviso quando il territorio veneziano può essere sfruttato maggiormente?

La possibilità di vincere l’Olimpiade c’è. Solo che è necessario venire incontro a quanto scritto sulla Carta Olimpica e puntando sul rilancio del territorio veneziano.

Autore: Ivan Bruno Zabeo

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