Il Golf è lo sport più appetibile!

golf

La domanda mi è stata posta dall’amico Giacomo in questi termini:
“Come è possibile che Tiger Woods sia lo sportivo più ricco di tutti? Uno che gioca… a golf !?”

Confesso che per anni pure io me lo son chiesto. Il fatto è che noi italiani non possiamo comprenderlo perché abbiamo un’altra cultura dello sport, ammesso che si possa parlare anche da noi di cultura sportiva
All’amico risposi più o meno così: “Ci son un sacco di ricchi al mondo che giocano a golf, e dove ci sono i ricchi girano anche gli sponsor che hanno un sacco di soldi. “

Questo l’antefatto. Facciamo ora due tre considerazioni più analitiche.
In altri Paesi, per lo più anglofoni, quella del golf è un’attività di primo piano. Se pensiamo che i notiziari sportivi della BBC inglese aprono spesso le loro edizioni con le notizie di cricket, si capisce come le passioni sportive italiane non rispecchino i gusti di tutti.
Mi ricordo che in Irlanda c’erano campi da golf ovunque: le famiglie passano spesso la domenica a giocare sui prati verdi; nonni, mamme, bambini. Negli USA quale bambino non ha mai giocato a baseball?
Insomma, non di solo calcio vive lo sportivo terrestre.

Per rispondere meglio di quanto ho fatto quel giorno, mi viene in aiuto il prezioso “Dossier Golf” pubblicato ne “Il Mondo del 27 maggio, da cui ho raccolto le informazioni per scrivere quanto segue.

Secondo quanto emerso da una recente ricerca di marketing sportivo, il golf è salito al 2° posto fra le discipline sportive cui le aziende guardano con maggiore interesse ed attenzione per una sponsorizzazione.

La ricerca “Il golf come metafora pubblicitaria” commissionata dalla FIG e dalla UPA, mette in luce che il golf ha una schiera di ammiratori nei settori merceologici più disparati.
Esprime valori quali vita all’aria aperta, benessere psico-fisico, fair play, etichetta, rispetto per l’avversario e per l’ambiente.

L’interesse dei brand che si riconoscono in questi valori è spiegato dal Presidente di BMW Italia: “Questo sport” dice Franz Jung “rientra nella filosofia del nostro gruppo poiché incarna valori di stile, eleganza e dinamismo che sono tipici del marchio.” Con questi presupposti si capisce perché la casa automoblistica tedesca abbia stretto una partnership privilegiata con la FIG, sponsorizzando l’ultimo Open d’Italia tenutosi poche settimane fa, e organizzando la BMW Golf Cup International.

Secondo quanto rilevato da StageUp, il giocatore di golf tipo è un uomo dai 44 ai 70 anni, di ceto sociale medio-alto, di conseguenza interessato a beni di consumo quali orologi ed automobili di lusso, whisky e liquori raffinati, vestiti eleganti e costosi, ma interessato anche al business e al mondo degli affari: servizi bancari e assicurativi, compagnie di investimento finanziario, società di consulenza tecnologica e aziendale (come Accenture, ex sponsor di Tiger Woods).
Il calcio ha tutto un altro target: nel mondo del pallone investono compagnie telefoniche, automobili “per la massa”, società di scommesse sportive, produttori di birre e marchi di acque minerali.

Entrando nello specifico del rapporto golf-sponsor, un caso interessante è quello della Rolex, che ha messo in essere una strategia di marketing molto efficace.
Da 15 anni organizza il “Rolex Golf“, un circuito di tornei per golfisti dilettanti al quale prendono parte anche i rivenditori autorizzati del marchio svizzero. Questi hanno pertanto un’occasione importante per fidelizzare i propri clienti direttamente nel proprio territorio, consolidare le relazioni, e farne di nuove (i tornei di golf non si limitano all’attività ed alla competizione sportiva, ma prevedono molti momenti di socializzazione ed aggregazione, durando spesso alcuni giorni).
Si creano pertanto le condizioni ideali per stringere affari e…vendere orologi.
Con questi eventi e con le sponsorizzazioni dei tornei prestigiosi, Rolex è oggi il marchio di orologi leader fra i golfisti italiani.
Si parla di una quota di mercato del 45%, e nessuno dei competitor supera il 9%. In pratica, su 20 golfisti italiani a cui stringerai la mano, 9 di loro indosseranno un orologio Rolex. Sensazionale operazione di marketing sportivo. :-)

Altri dati interessanti. Negli ultimi 10 anni i praticanti italiani sono aumentati sensibilmente: si parla di oltre 100.000 tesserati alla FIG. Anche il numero di giovani golfisti è in forte crescita: gli under 18 che si dilettano sui green sono aumentati del 145%, ed una buona percentuale è composta di ragazze. La sponsorizzazione da parte della Kinder del “baby fenomeno” Manassero appare quindi ineccepibile: grande presa fra i giovanissimi, fidelizzazione nel tempo.

Si calcola che in Italia siano 350 milioni di € gli introiti diretti, in Spagna si sono già raggiunti i 3 miliardi di €. Ed il golf è diventato di primario interesse anche perché permette di sviluppare un’offerta turistica ed immobiliare sempre più richiesta, coinvolgendo banche, costruttori immobiliari, professionisti di vario tipo, compagnie di viaggi e turistiche.

Sono circa 25 milioni i turisti che ogni anno si muovono per giocare a golf. In Italia si stimano 1,8 milioni di presenze tursitiche alimentate dall’interesse per questo sport. Ma il dato sale a 3,9 milioni contando le notti di chi ha soggiornato in Italia anche per altre ragioni ma ha praticato il golf durante la vacanza.

Ora, dati e informazioni alla mano, posso finalmente rispondere con padronanza al quesito di Giacomo.

“Come è possibile che Tiger Woods sia lo sportivo più ricco di tutti? Uno che gioca… a golf !?”
“E’ che c’è un tale business nel golf da consentire ai tornei maggiori di mettere in palio montepremi milionari. I brand più blasonati del globo investono nel golf perché trovano il loro target, fatto di persone molto benestanti se non propriamente ricche, spesso managers e professionisti che devono comunicare l’idea di essere di successo: di un consulente finanziario che gira in panda non si fiderebbe nessuno…Queste persone giocano a golf anche perché consente loro di conoscere possibili partner commerciali, soci in affari, investitori e clienti. Gli stessi marchi che guardano a queste persone vogliono quindi legarsi ad un testimonial per le loro pubblicità che sia “vincente” ed universalmente riconosciuto, che incarni valori di stile, eleganza, fair play, ecc. ecc. In pratica Tiger Woods è – meglio dire era – il testimonial perfetto. E così…un’asta continua per assicurarsi le sue prestazioni. Contratti milionari. E Tiger, dotato di un talento da autentico fuoriclasse, vinceva e guadagnava, e più guadagnava e più si sentiva vincente, e più si sentiva in grado di vincere e più giocava con sicurezza, e primeggiava. Vagonate di milioni tra montepremi messi in palio nei tornei e sponsorizzazioni.
Per anni, prima che lui stesso mandasse tutto…a puttane!”

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2 commenti

  • Grazie Marco, ottima spiegazione! Ora mi hai chiarito tante cose. Per cominciare, quando avrò un figlio anziché fargli calciare un pallone gli metterò in mano mazza e pallina, con la speranza di trascorrere la vecchiaia con una lauta pensione, circondato da ogni comfort…

  • eh sì, ti vedo già ogni domenica mattina andare in Prato S.Caterina col pargolo, e fargli imparare la tecnica sognando i milioni di Tiger! 😉

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