L’uomo in più: il calcio visto da Paolo Sorrentino

In un precedente post avevo già scritto di alcuni film sportivi che apprezzo, tuttavia proseguo la carrellata con un grandissimo film drammatico che in qualche misura è ambientato nel mondo dello sport, e che non posso fare a meno di consigliare: parlo del primo lungometraggio di Paolo Sorrentino, regista napoletano che si sta meritatamente affermando a livello internazionale. “L’Uomo in Più” è il titolo dell’opera, e si riferisce al tipo di modulo che uno dei due protagonisti della pellicola, l’ex calciatore Antonio Pisapia (interpretato da Andrea Renzi), vorrebbe utilizzare una volta divenuto allenatore. Calcisticamente parlando si tratterebbe di schierare la squadra con una sorta di 3-3-1-3, giocando di conseguenza con quattro attaccanti.
Il film è stato ambientato dal regista negli anni ’80, quando il “catenaccio all’italiana” la faceva da padrone sui campi di gioco. Tuttavia l’idea alla base della tattica non è pura fantasia: i patiti di calcio avranno già pensato al modulo offensivo di Ezio Glerean, che aveva conquistato pubblico e critica negli anni in cui il regista scrisse e girò il film, uscito nelle sale cinematografiche il 2001. A sua volta l’ex tecnico del Sandonà e del Cittadella aveva tratto ispirazione dal gioco spiccatamente votato all’attacco dell’Ajax. Il nostro aspirante allenatore Antonio Pisapia, nella pellicola, avrebbe ideato questa tattica nel 1984. :-)

Tornando al film, è bene chiarire subito che non tratta prevalentemente di calcio, anzi…il “gioco più bello del mondo” trova spazio solo in qualche passaggio; tuttavia la pellicola mette in luce alcune logiche del mondo calcistico degli anni ’80 che ancora oggi sussistono (promesse disattese, rapporti poco trasparenti, partite truccate, droga e doping, contratti che garantiscono poco o nulla, interferenze dei tifosi nelle scelte societarie). Da sottolineare le parole che pronuncia il Presidente della società per liberarsi di Pisapia una volta per tutte: “Anto’ il calcio è un gioco, e tu sei una persona fondamentalmente triste“.
Ed anche la sfuriata del Mister (uno scatenato Italo Celoro) alla propria squadra – che riporto nel filmato di sopra – è piuttosto “importante”, e supera nella sua violenza addirittura quella dell’allenatore di basket interpretato da Nick Nolte in “Blue Chips”:

Non saprei dire se Sorrentino veda il calcio come un mondo abietto, inadatto a persone con ideali ed umana sensibilità quale è il personaggio di Antonio Pisapia. In questa pellicola ne esce un’immagine ben poco lusinghiera, di un mondo per nulla gradevole. A guardar bene, questa rappresentazione non si discosta di tanto dalla realtà dei fatti, da quanto è emerso dall’inchiesta Calciopoli pochi anni dopo: un sistema di rapporti, interferenze ed illeciti che “distruggeva” gli idealisti del calcio, proprio come il personaggio di Antonio Pisapia viene distrutto (forse sarebbe meglio parlare di autodistruzione) nel corso del film.

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