Libro di Marcel Vulpis – “Benchmarketing – Dieci idee creative di sport business”

copertina libro Vulpis

Siete interessati al marketing sportivo, ma non sapete come approcciare alla materia? Siete dei superesperti e volete alcuni importanti consigli per ispirarvi? Bene, in libreria è in arrivo il testo che fa per voi. Si chiama “Benchmarketing – Dieci idee creative di sport business“, edita da L&V Editrice, l’ultima fatica letteraria di Marcel Vulpis, direttore dell’agenzia internet sporteconomy.it e noto esperto della materia. L’autore ha voluto intitolare il libro fondendo due parole magiche della lingua inglese, tanto care al mondo degli affari: benchmark e, appunto, marketing.
La prima in italiano significa “metro di paragone”. Ed è quello che fa Vulpis, che ha usato dieci casi particolari del marketing sportivo usati appunto come riferimento per la materia. La metà delle idee trattate riguarda il calcio, ma creatività e innovazione sono presenti anche nella vela, rugby, motori (F.1) e tennis. Il mercato di riferimento è la Gran Bretagna, dove non solo in ambito sportivo, c’è, tradizionalmente, una forte attenzione al marketing e alle sue applicazioni. Riguardo al mondo del pallone, Vulpis comunque sottolinea un aspetto critico: in esso «si assiste a una marmellata di marchi, che potrebbe essere sostituita da un numero minore di loghi e da idee-marketing più innovative».

Il primo caso esaminato nel volume, riguarda il matrimonio tra la British olympic association e la Financial Times Stock Exchange (la Borsa di Londra) come partner per le prossime tre edizioni dei Giochi (fino a Londra 2012). Ogni federazione olimpica inglese sarà legata a un’azienda britannica quotata sul listino londinese. A seguire, c’è la futura esperienza del Fuxia Challenge: una squadra di sole donne impegnate nella 34a edizione della Coppa America. Un attento esame viene svolto alla scelta della Honda, che concorre al mondiale di Formula 1, che svolto la scelta di utilizzare come sponsor solo aziende impegnate nel business dell’ecologia.

Non poteva non mancare il più famoso club calcistico inglese, il Manchester United. I “red devils” hanno creato quattro specifiche linee di abbigliamento che giocano sul nome (Mutd) e sulla data di fondazione del club (1902). A queste si affianca anche “4Life”, dedicata al target dei più giovani, e una più retrò in perfetto stile Settanta. Andando a pochi chilometri a nord di Manchester, si giunge a Bolton. La squadra locale, il Bolton Wanderers che non gravita frequentemente nei piani alti della Premie League, ha scelto di legarsi a un marchio internazionale come Reebok (da pochi mesi entrato nell’orbita del colosso Adidas), che sponsorizza non solo la maglia nel ruolo di “main partner”, ma anche fornisce la divisa di gara e ha acquisito i naming rights dello stadio. Vulpis tratta anche del caso del Liverpool, che nel suo stadio ha scelto di coccolare i suoi tifosi più fedeli: essi potranno sedersi in un’apposita area vip che gioca sulla data di fondazione della società (1892). E da Liverpool l’autore si trasferisce a Londra, precisamente nello stadio dell’Arsenal: la Sony ha stretto un importante accordo con i gestori dell’Emirates Stadium nel settore tecnologico. Ma c’è anche un altro aspetto molto particolare del calcio-business: quello riguardante il “caro estinto”. L’autore tratta tre casi: la squadra tedesca della Bundesliga, l’Hamburg SV, ha aperto un cimitero per i propri tifosi a pochi metri dai cancelli dello stadio, mentre il Boca Juniors (campionato argentino) ha creato una linea di bare gialloblù e l’Everton F.c. (Premier league) organizza funerali ad hoc per i tifosi più fedeli.

Il volume si conclude con l’analisi del mercato dei diritti di nome, meglio conosciuti dagli addetti ai lavori come naming rights, nel rugby, e la scelta della Indesit di puntare sulla pallavolo e sul tennis per la propria strategia di comunicazione aziendale.

fonte: il pallone in confusione

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