Libro di Giancarlo Tomassetti – “La regia televisiva dello sport”

libro Tomassetti

Tempo fa è uscito questo manuale di regia televisiva dello sport, scritto da uno dei più noti registi Rai, Giancarlo Tomassetti.

Per chi ha studiato o sta studiando il linguaggio audiovisivo ed è affascinato dalle tematiche di regia e ripresa degli avvenimenti sportivi, questo libro costituisce “il primo e per giunta scritto sulla base di una ventennale esperienza personale da chi per mestiere vede quel linguaggio nel suo farsi e non come riflessione a posteriori.
E’ grazie a questo che nel libro vengono spiegate con precisione ma in modo chiaro ed efficace le tecniche di ripresa e la grammatica del racconto sportivo di una diretta televisiva.
E questo per la quasi totalità degli sport trasmessi, dal calcio allo sci alpino, dal tennis al nuoto, dal basket all’atletica via via fino al pugilato o alla canoa.

In effetti le pagine sono ricche di descrizioni tecniche e soprattutto metodologiche, permettendo al lettore di cogliere quali siano gli aspetti da tenere in considerazione maggiormente, quali le difficoltà, gli errori più comuni, le problematiche a cui far fronte.
Riporto ora un breve passaggio che ricordo avermi intrigato, sebbene ve ne siano parecchi che vorrei riportare:

Ritmo della ripresa, ritmo della partita
Nel 1991, durante un corso sulla ripresa della partita a giovani colleghi della TV algerina, chiesi loro di prestarsi ad una prova. Facemmo due gruppi per avere due campioni. A un gruppo alla volta, mostrai alcuni minuti di una partita di calcio, in due versioni: la prima, utilizzando il solo totale di gioco; la seconda con l’uso di tutte le telecamere (il totale, il campo stretto e le camere a bordo campo). La domanda a cui rispondere era la seguente: il ritmo della ripresa, ovvero la frequenza degli stacchi, l’alternanza di totale, campo stretto, camere alte e camere basse, cambia la percezione del ritmo di gioco? La risposta dei due gruppi fu la stessa: no, il ritmo della partita resta lo stesso. Ciò che cambia sono le informazioni che si aggiungono con i campi stretti. Ovvero, oltre all’azione di gioco collettivo, la migliore percezione del gioco individuale e le espressioni dei giocatori ad azione conclusa. Ma il ritmo della partita non cambia. […] Credo che questo, con l’inflazione dei replay inutili, sia l’errore più frequente di molte partite, pregevoli per la capacità di specificare ogni dettaglio di gioco ma incapaci di rispettare il senso dell’azione in campo.”

In effetti, avendo anch’io dovuto fare i conti con riprese televisive di moltissime partite nei miei anni da analista tecnico-tattico calcistico, posso assicurare che spesso l’utilizzo del dettaglio e dei replay risulta eccessivo, soprattutto nei calci da fermo.
Alle volte capita che un giocatore abbia già calciato dalla bandierina che ancora ci viene mostrato il replay della conclusione che ha portato al calcio d’angolo poco prima.
Questi sono solo degli esempi, di materia su cui ragionare ce n’è molta sfogliando il manuale.

Autore: Marco Chiesa

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