Naming rights nello sport: It’s my love

maglia izmailov

Tempo fa si era parlato anche in questo sito di un ottimo libro di sport marketing nel quale vengono illustrate 10 tipologie di marketing e business realizzate in ambito sportivo. Una di queste consiste nell’utilizzo da parte di un atleta del proprio nome a fini pubblicitari. Il termine utilizzato per delineare l’ambito operativo è quello del “naming rights“: nel caso menzionato, il giocatore di rugby Epi Taione, di Tonga, ha deciso di cambiare il proprio nome all’anagrafe in “Paddy Power“, nota agenzie di scommesse sportive irlandese che era sponsor della nazionale di Tonga ai mondiali francesi del 2007.In cambio di questa pubblicità perenne, il giocatore ha trovato un accordo con l’agenzia irlandese per 350.000 euro, che nello stato insulare dell’Oceania sono un bel gruzzolo.

Stavo pensando che anche lo statunitense Marvin Hagler, fortissimo pugile degli anni ’80, aveva cambiato il proprio nome all’anagrafe in Marvelous Marvin Hagler, mica male è? Le ragioni erano differenti, lo fece di sua volontà senza fini pubblicitari. Non mi è ancora definitivamente chiaro il motivo: da quanto ho capito credo lo avesse fatto per farsi rispettare maggiormente, visto che lamentava una scarsa riconoscenza del suo effettivo valore da parte degli addetti ai lavori (si ritirò infatti a seguito di una decisione arbitrale che ritenne ingiusta…da leggere la sua storia).
Ma nel mondo dello sport sicuramente ce ne sono a iosa di casi interessanti, anche involontari.

Vediamone uno, ma partiamo dall’inizio. Da ragazzino tifavo Inter, ed avevo notato che il centrocampista olandese della Lazio, Aron Winter, avesse appunto un cognome particolarmente simpatico: il giocatore testimoniava col proprio cognome la propria fede nerazzurra… “W INTER:-)
Il bello è che poi Winter venne anche comprato dalla società milanese, ci rimase qualche stagione. Non mi sembra di ricordare grande marketing a riguardo, ma ero piccolo e non me ne curavo poi tanto. Ricordo piuttosto del cileno Zamorano, che aveva inserito un segno + nel mezzo del numero di maglia 18, mostrando conseguentemente 1+8, vale a dire 9, il tipico numero del centravanti (che nell’Inter di allora indossava il ben più celebrato Ronaldo).

Ora la mia idea, rivista con maggior consapevolezza in ottica marketing, torna a farsi valere grazie al calciatore russo Izmailov, in forza allo Sporting Lisbona. Il suono del suo cognome equivale a quello che ne esce leggendo “IT’S MY LOVE” in inglese.
Se fossi un responsabile marketing dello Sporting Lisbona penserei ad una nuova campagna di merchandising. Facciamo un passo indietro: nel 2007 hanno effettuato un’interessante operazione di fidelizzazione dei propri tifosi, per incrementare presenza ed abbonamenti allo stadio: in un viral game on line (filmato in basso) l’utente si iscriveva nel sito ufficiale lasciando il proprio nome ed il proprio numero di cellulare. Nel filmato che andava poi a visualizzare, quando l’assitente consegnava al mister Bento la lavagnetta, sulla stessa compariva il nome dell’utente, che mancava sugli spalti: di conseguenza lo Sporting Lisbona non voleva scendere in campo. A quel punto l’utente riceveva davvero la telefonata – ovviamente registrata – del coach Bento, che gli diceva “la stagione sta per inziare e tu non ci sei? cosa aspetti? abbiamo bisogno di te! e ricordati la maglietta!”…poi ai giocatori “Ha promesso che viene!”… mica male come idea! 200.000 partecipazioni in 2 giorni, successo meritato.
Ecco che, tornando ad Izmailov, una campagna di merchandising avrei pensato di realizzarla…quale tifoso non vorrebbe andare allo stadio indossando la propria shirt ufficiale della squadra con su scritto “IT’S MY LOVE”? :-)

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