Il microchip con il pallone intorno

pallone con microchip

Un gol può costare caro alla squadra che lo subisce, decidere il risultato di una partita e, se si tratta di una finale, essere determinante per assegnare titolo e premi. Finora se il gol era dubbio poteva far discutere i tifosi per settimane senza giungere a una conclusione oggettiva e incontestabile. Anche perchè tutta la responsabilità della decisione era affidata agli arbitri. Tanto più è ambiguo l’episodio da valutare, tanto più è alta la probabilità di sbagliarsi. In campo è richiesta capacità di analisi, concentrazione, velocità nelle scelte, attenzione ai particolari, tutte qualità difficili da affinare anche con l’esperienza. Proprio perchè nessun arbitro può essere infallibile, la tecnologia corre in soccorso delle decisioni più complesse.

A Yokohama, in Giappone, durante la Fifa Club World Cup vinta dal Milan è stato testato un nuovo “pallone intelligente”. Progettato da Adidas in collaborazione con Cairos Technologies, permette di stabilire con certezza quando la palla entra nell’area della rete e quando, invece, non sfiora la linea della porta anche se apparentemente sembra essere entrata. Il pallone ha al suo interno un microchip sospeso con dei cavi flessibili che lo stabilizzano e lo isolano dai calci e dai colpi esterni. Sotto il terreno di gioco sono posizionati dei cavi che creano un campo magnetico in corrispondenza della linea di porta che dialogano con il microchip posizionato nel pallone. Appena la sfera entra in area si attivano i campi magnetici che permettono di rilevare se la palla calciata verso la rete ha superato completamente la linea di porta con una precisione quasi del 100 per cento.

Le informazioni vengono trasmesse al sistema centrale via wireless. Il computer riceve i dati in tempo reale e invia il verdetto all’arbitro, con al massimo 2 secondi di ritardo. Il direttore di gara visualizza su un orologio il risultato, senza interferenze con il gioco, ed è comunque libero di scegliere in base alle sue valutazioni. La palla è stata messa a punto dalla Adidas, mentre sotto le linee dell’area di rigore e di porta scorrono i cavi posizionati dalla Cairos.

Il pallone con il microchip, ribattezzato “New Goal Line Technology“, era già stato testato dall’Adidas nel 2005 durante la Coppa del mondo under 17 in Perù, ma con risultati non troppo soddisfacenti. Il vecchio sistema funzionava con 12 trasmettitori radio che dialogavano con la sfera, ma era poco preciso e poteva facilmente essere disturbato da fattori esterni. Oggi sembra che si sia ovviato al problema in quanto l’impianto non subisce interferenze esterne dovute al clima o alle altre apparecchiature presenti nello stadio.

Il progetto, approvato e sostenuto dalla Fifa, è stato testato durante tutta la manifestazione e quindi anche durante la finale del Mondiale per Club. Inoltre, l’International Board, organismo che governa le regole del gioco, aveva già dato il via libera per le tecnologie in grado di aiutare gli arbitri per stabilire la verità sui gol fantasma nello scorso marzo. Positivi i commenti dei giocatori del Milan. “Mi sembra che la sperimentazione stia andando nella giusta direzione – afferma Alessandro Nesta – ed è giusto che si proceda nello sviluppo di questa tecnologia, anche perché dal punto di vista tecnico il pallone non ci ha creato alcun problema”. Anche Kakà è d’accordo “E’ un esperimento importante che non può che aiutare il calcio. Un gol assegnato o no può cambiare la storia di una partita e gli arbitri hanno frazioni di secondo per decidere. E’ importante che possano contare su un aiuto tecnologico”. “Francamente, se non ci avessero detto di queste modifiche, non ci saremmo accorti di nulla. Il peso è lo stesso e la pelle riveste tutto”, aggiunge Pirlo.

“La tecnologia rispetta tutti i requisiti imposti dall’International football association board (Ifab)” ha commentato Gunter Pfau, direttore dell’Adidas Ag per le relazioni con la Fifa. L’associazione italiana arbitri (Aia) aspetta di poter provare il pallone intelligente. “C’è sempre interesse di fronte alle nuove tecnologie, ma per ora siamo alla finestra, come semplici osservatori – afferma il segretario dell’Aia Francesco Meloni -. Tutto ciò può essere utile per risolvere situazioni complicate, ma non bisogna dimenticare che lo sport deve poter prevedere la possibilità di sbagliare”. Anche Pierluigi Collina è prudente: “Aspetterò di poter vedere il sistema all’opera, per ora non posso giudicare perché non ne so nulla”.

fonte: articolo scritto da Claudia Luise (nòva24 – Numero 105 – 20 dicembre 2007)

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