INTERVISTA a Dario Torromeo: la “noble art”, la boxe

great boxers

Sta per uscire il suo prossimo libro, che titolerà “Meraviglioso”. Quello degli anni ’80 è stato un periodo d’oro per la boxe: erano gli anni della saga di Rocky al cinema. Che considerazioni fare?

Quelli erano tempi in cui la boxe era una cosa seria. Marvin Hagler è stato il protagonista assoluto di una stagione magica in cui ha regalato agli appassionati match contro altri mitici campioni come Sugar Ray Leonard, Thomas Hearns, Roberto Duran. Il suo incontro con John Mugabi merita un posto tra le grandi sfide di sempre. Sono stati anche gli anni in cui Mike Tyson è diventato il più giovane campione del mondo nella storia dei pesi massimi ed uno dei più popolari pugili di tutti i tempi. E’ stato in quel decennio che Patrizio Oliva ha vinto il mondiale superleggeri. Come è abitudine del nostro sport, gli italiani lo hanno criticato. Lui, in quel periodo, è diventato campione olimpico e miglior pugile dei Giochi di Mosca da dilettante; campione italiano, europeo e mondiale da professionista. Ma noi siamo famosi per non apprezzare quello che abbiamo in casa. Un decennio indimenticabile, quando guardare un incontro di pugilato era davvero un piacere e la boxe occupava spazi importanti su giornali e televisioni. Ora dobbiamo accontentarci dei ricordi.

Come riuscire a far capire la bellezza della “noble art” a chi lo considera uno sport da “brutti, grossi e violenti”?

Per apprezzare la boxe bisogna sapersi emozionare, bisogna avere abbastanza cultura per capire che non si tratta di due energumeni che si picchiano su un ring. Il pugile porta sul quadrato tutta la propria vita, i sentimenti, le paure, i sogni. Un match di pugilato è una sfida tra due menti che cercano di intuire in anticipo cosa pensi l’altro. E’ una partita a scacchi. Certo, ci vuole forza. Certo, è necessario avere cattiveria agonistica. Ma dire che è uno sport da “brutti, grossi e violenti” vuol dire veder solo una parte del tutto. Scrive Joyce Carol Oates, nel suo saggio “On boxing“: “Uomini e donne che non abbiano ragioni personali o di classe per provare rabbia, sono inclini a respingere questa emozione o, addirittura, a condannarla pienamente negli altri. Eppure questo mondo è concepito nella rabbia, nell’odio e nella fame, non meno di quanto sia concepito nell’amore: e questa è una delle cose di cui la boxe è fatta. Ed è una cosa semplice che rischia di essere trascurata. Quelli la cui aggressività è mascherata, obliqua, impotente, la condanneranno sempre negli altri. E’ probabile che considerino la boxe primitiva, come se vivere nella carne non fosse una proposta primitiva, fondamentalmente inadeguata a una civiltà retta dalla forza fisica e sempre subordinata a essa: missili, testate nucleari. Il terribile silenzio ricreato sul ring, è il silenzio della natura prima dell’uomo, prima del linguaggio, quando solo l’essere fisico era Dio…

Personalmente il mio pugile preferito è Marvelous Marvin Hagler, pur avendolo solo “intravisto” da bambino. Il mio atleta preferito, quello che considero l’atleta più grande di tutti è Muhammad Alì, per la sua personalità eccezionale. Attualmente non si può non essere fan di Pacquiao. Lei?

Io credo che il valore di ogni campione vada misurato nel contesto della sua epoca. Detto questo, il mio re si chiama Ray Sugar Robinson. Pugile che ha attraversato più epoche e più categorie, restando sempre protagonista assoluto. Forte, tecnico, abile a gestirsi tatticamente. Un altro grande è stato Joe Louis, il primo peso massimo moderno. Il più popolare di sempre Muhammad Alì, su questo non credo possano esserci dubbi. Marvin Hagler è stato mitico, tra i migliori di ogni tempo. Oggi, concordo con lei, Manny Pacquiao è una spanna sopra tutti gli altri.

Le offro la mia classifica dei migliori 10 di sempre. Quando è stata pubblicata dal Corriere dello Sport ha suscitato molte discussioni. L’ho ripresa sul mio sito (www.dariotorromeo.it) ed anche lì ha aperto un interessante dibattito.

1. RAY ROBINSON
2. JOE LOUIS
3. MUHAMMAD ALI
4. CARLOS MONZON
5. MARVIN HAGLER
6. JULIO CAESAR CHAVEZ
7. ROBERTO DURAN
8. GEORGE FOREMAN
9. RAY LEONARD
10. ROCKY MARCIANO

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9 commenti

  • Due su otto é una classifica da dilettanti alle prime armi. Bene il primo e il secondo ma sul resto si commettono errori gravi. Forse il sign. Torromeo si é dimenticato che nella boxe sono esistiti: Greb, A.Moore, H.Armstrong, B. Ross, Gene Tunney, B.Leonard, W. Pep, Langford.

  • E’ facilissimo confutare una classifica così lacunosa specie quando si mette un Hagler e si dimentica un Greb. Il record del “The Pittsburgh Windmill” con i suoi 299 incontri di cui 260 vinti, 19 persi, (due solo per ko), e 19 pareggiati, parliamo di incontri ufficiali e non, lo mettono di diritto nel ranking dei migliori dieci di sempre. Mettere Ray leonard con i suoi soli 40 incontri disputati, é un errore grave che non può essere sottovalutato

  • Armstrong che lei non ha nemmeno citato, oltre a essere stato un campione del mondo in tre categorie diverse, detiene un record impressionante di vittorie per Ko, su 150 vittorie, ben 101 sono per Ko. Il palmares parla chiaro, non metterlo nella classifica p4p é un errore molto grave.

  • A. Moore, carriera da pro iniziata nel 1935 e terminata nel 1963. Numeri spaventosi per la vecchia mangusta del ring, roba da far impallidire qualsiasi presunto grande campione. Il suo record parla chiaro e non può essere confutato, 185 vittorie di cui 131 per Ko, indiscusso miglior medio-massimo di sempre, ecc ecc Lei sign. Torromeo non si é degnato di metterlo in una classifica che priva di lui sarebbe insignificante.

  • E Gene Tunney? Ho letto sul forum di Boxering che lei giustamente lo posiziona nella top 10 dei massimi e io di questo le sono grato, però non leggo il suo nome in questa classifica. Campione nei medio-massimi e nei massimi, Tunney ha perso una sola volta nella sua carriera per mano del grande Greb, successivamente vinse il “gatto selvaggio” che arrivò a dire di non voler più incontrare Tunney perché ormai nettamente superiore a lui. A parte questo piccolo particolare, Tunney ha annientato tutto ciò che di forte il mondo della boxe aveva nei medio-massimi e nei massimi. Un record che ogni presunto aspirante campione sogna di avere… 65, 1, 1

  • Altro mostro sacro assente é Willie Pep, carriera iniziata nel 1940 e terminata nel 1966. La nostra epoca con tanto di sostanze illecite, allenamento “scientifico”, assistenti e altra fetenzia da mediocri non può far altro che rimanere meravigliata su un miracolo italo-americano, quantificabile in 241 incontri con 229 vittorie e 11 sconfitte. Sign. Torromeo, il soggettivo deve lasciare il passo alla certezza, lei é pregato di mettere Willie Pep nella top ten di sempre!!!

  • Sei commenti della stessa persona carichi di veleno. Sarà l’invidia nel sapere che Torromeo ha avuto la fortuna di conoscere e vedere di persona molti pugili considerati dilettanti alle prime armi. E’ proprio vero che non esiste più voglia di confrontarsi ma solo il desiderio di imporre le proprie di idee. Evidentemente la boxe a queste persone non ha insegnato proprio nulla.

  • Nessun invidia, io la chiamo giusta critica verso uno che viene definito un professionista accreditato. Questa fortuna ce l’ho avuta anche io, tranquillo.

  • Quando un professionista osa scrivere una classifica così improvvisata e priva di nozione conoscitiva, si becca le seguenti risposte.

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