Lo sport che unisce: INTERVISTA a Fabrizio Ferreri di Sportiamo

Sportiamo

In uno dei precedenti post, quello che presentava il progetto We-Sport, si era già accennato al progetto Sportiamo – lo sport che unisce, che ha trovato subito il mio interesse. Ne parliamo con l’ideatore, Fabrizio Ferreri, il quale ci tiene a segnalare un’altra startup italiana di cui fa parte, urli.st, applicazione per creare e condividere liste di link.

In cosa consiste il progetto Sportiamo? Quando è nato e che obiettivi si pone?

Sportiamo è un progetto nato tra la fine del 2010 e l’inizio di quest’anno, ed è una costituenda impresa sociale sul diritto allo sport per tutti e sull’educazione e integrazione dei giovani attraverso lo sport, con implementazione del progetto anche on-line.
Sportiamo sviluppa la propria attività lungo un duplice canale:

a) sul territorio, “off-line”;
b) “on-line”, grazie alla partnership strategica con We-Sport.com.

a) Sportiamo promuove lo sport, in particolare gli sport minori, nei quartieri disagiati delle città come strategia di inclusione sociale e alfabetizzazione relazionale di bambini e adolescenti svantaggiati. L’attività è organizzata sul territorio attraverso l’erogazione di due profili di corsi, con target e caratteristiche specifiche:

1. Corsi gratuiti per bambini e adolescenti “svantaggiati” (condizione di disagio relazionale, comportamentale, economico, fisico, etc..); questa tipologia di corso prevede:

  • il maestro del corso ha una specifica preparazione nello sport con funzione sociale
  • la presenza a fianco del maestro del corso di un educatore esperto

2. Corsi a pagamento per bambini e adolescenti che non presentano particolari problematiche e provengono da famiglie con capacità di spesa; questa tipologia di corso prevede:

  • il maestro del corso è un ex-campione della disciplina in questione attualmente in situazione di difficoltà occupazionale.

b) Grazie alla partnership con We-Sport.com, l’innovativo social network degli sportivi in cui è possibile trovare compagni con cui fare sport o partner per l’allenamento attraverso la geolocalizzazione, Sportiamo è attiva anche su web.
La partnership è mirata alla creazione e allo sviluppo sulla piattaforma We-Sport.com di un’area specificamente dedicata allo sport sociale, con un focus diretto ai soggetti “svantaggiati” (disabili, bambini e ragazzi “a rischio”, ecc..) e alle molteplici realtà che si occupano di sport sociale (Associazioni, Fondazioni, Federazioni sport disabili, Società Sportive dilettantistiche…).
L’obiettivo, in linea con gli scopi della piattaforma We-Sport.com, è facilitare l’attività sportiva e la relazione tra chi è appassionato di sport, in particolare di tutti coloro che per molteplici ragioni di disagio incontrano grandi difficoltà di accesso alla pratica sportiva.

Hai giustamente parlato di territorio. Ecco, non credi che anche le società sportive più grandi dovrebbero guardare meno ai nuovi stadi+centro divertimenti ed operare maggiormente in ottica sociale nel proprio territorio?

Io credo che i due vettori di attività non siano in opposizione, ma si completino, siano cioè complementari. Le grandi società sportive operano in ottica prevalentemente di business, devono assicurarsi determinati ricavi per poter proseguire nell’attività. Il punto è non sganciare gli obiettivi di business dalla realtà prossimale che rappresenta il contesto del mio business.
Se costruisco uno stadio in un territorio lontano dalla pratica e dalla cultura sportiva, e non mi impegno anche per rivitalizzare quell’impegno e quella cultura, magari mettendo a disposizione i locali dello stadio per l’attività di società sportive amatoriali e senza scopo di lucro (è solo un esempio), quello stesso stadio nel medio-lungo periodo sarà una voce in perdita.
Il senso del mio discorso è che l’attenzione al territorio non è meritoria soltanto in sé (questo è scontato, e non è necessario sottolinearlo), ma è anche la premessa per un business sportivo ben impostato.
Chi nello sport opera ad alti livelli, mondo istituzionale, grandi realtà sportive, etc… (il discorso potrebbe essere generalizzato anche ad altri ambiti), dovrebbe promuovere e riattivare le risorse disponibili del territorio, perché è la vitalità del territorio la base migliore per un business prospero e di lunga durata.

Come? Che attività o iniziative intraprendere?

Io credo che in ogni grande iniziativa imprenditoriale legata allo sport debba essere integrato un progetto/programma di incentivo e rafforzamento dello sport di base, mirato in particolare a quelle categorie che hanno difficoltà di accesso alla pratica sportiva.
Se le iniziative vengono pensate e costruite guardando soltanto ad un’utenza e a un target privilegiato, di medio-alto profilo, alla lunga si determina un effetto di strozzamento della spinta a vivere e praticare lo sport.
Lo sport si alimenta dei calci ad un pallone dati all’angolo di una strada ed è qui, avendo cura e attenzione per tutto quanto si muove negli interstizi del sociale e come dire “sotto-traccia”, che bisogna concentrarsi per diffondere concretamente una vera cultura dello sport.
E questa cultura non va pensata come una cosa fine a se stessa, è anche, ribadisco, funzionale e condizione indispensabile per poter edificare intorno allo sport un sano e durevole comparto del business italiano.

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