INTERVISTA a Stefano Bizzotto, giornalista sportivo della RAI

giornalista Rai Stefano Bizzotto

Con grande soddisfazione propongo un’intervista che il gentilissimo e noto giornalista sportivo Stefano Bizzotto mi ha concesso.

Hockey su ghiaccio: quest’anno ho avuto modo di seguire qualche sua telecronaca su RaiSport Più. Lo sport è spettacolare, estremamente divertente da guardare. Lei che è di Bolzano, capitale dell’hockey su ghiaccio, che rapporto ha con questo sport? Dica la verità, si diverte maggiormente a fare le telecronache dell’hockey che quelle del calcio…

L’hockey su ghiaccio è lo sport di squadra più veloce, e in quanto tale si caratterizza per un livello di spettacolarità che altre discipline non raggiungono. Chiaramente la velocità è inversamente proporzionale alla comprensione dello sport. In una frazione di secondo possono accedere tante cose (un tiro, un fallo, eccetera) tali da rendere più difficile il compito del telecronista. A me, ti dirò, l’hockey piace da matti, pur essendo consapevole che l’errore nella telecronaca è sempre in agguato. Hockey più divertente del calcio da commentare? Mah, mi sa che c’è del vero…

90° minuto: com’è la domenica tipo di un inviato della trasmissione? Ci racconta nel dettaglio cosa accade e cosa si fa all’interno dell’OB Van fino al collegamento con lo studio centrale. Quante volte si litiga con il montatore video che si perde per strada le azioni? :-)

Il lavoro domenicale ha solitamente questa scansione: arrivo sul luogo della partita verso le 13.30 (magari dopo aver pranzato con altri colleghi); subito una puntatina ai mezzi televisivi per parlare con i tecnici, poi in sala stampa per le formazioni delle due squadre. In postazione salgo mezz’ora prima circa. Durante la partita (non sempre, dipende dal tempo a disposizione per il montaggio) mi tengo in contatto con il tecnico e gli segnalo gli episodi più importanti. Il montaggio vero e proprio avviene dopo la partita e dura 30-40 minuti. Poi attendo che da Roma mi chiamino per il mio intervento. Se posso, ascolto la trasmissione per cogliere eventuali spunti che mi possono servire durante il collegamento. Litigi con il montatore? Non me ne ricordo, in genere si lavora con gente preparata.

Mondiali 2010 alle porte. Sicuramente Lei sarà uno dei telecronisti Rai in Sudafrica. Ci racconta come gli inviati vivono questa manifestazione? Avete una base comune o siete in perenne viaggio da uno stadio all’altro, da un hotel ad un altro?

Dipende da Mondiale a Mondiale. Per il Sudafrica non ci hanno comunicato ancora nulla di ufficiale. Diciamo che di solito ci si divide logisticamente in due gruppi: quello che segue la nazionale (e che dunque è itinerante) e tutti gli altri che gravitano sul centro tv principale. Per quel che mi riguarda, io di solito oltre alle telecronache “tengo d’occhio” la Germania, quindi può capitare che mi sposti sul ritiro tedesco.

Come è cambiato il mestiere del giornalista sportivo negli anni, con l’avvento di internet e del web? Utilizza anche Lei Wikipedia per documentarsi o reperire qualche informazione velocemente, piuttosto che YouTube per rivedere al volo filmati od eventi sportivi del passato?

Wikipedia è diventato uno strumento di lavoro prezioso, ma io resto tutt’ora ancorato a due capisaldi del mio modo di lavorare: le telefonate ai colleghi (soprattutto stranieri) e l’archivio personale, che è quasi esclusivamente cartaceo.

Domanda un po’ marzulliana. Tempo fa ho scritto una breve recensione di un libro di Giancarlo Tomassetti – “La regia televisiva dello sport”. In un capitolo il suo collega regista affronta il rapporto “Registi e telecronisti”. Le propongo solo il passaggio più “critico” (decontestualizzato, così magari litigate un poco): “[…] Mi è invece del tutto evidente che sono le immagini (e quindi il regista) a fare la cronaca televisiva. Non a caso il telecronista si chiama commentatore in tutta Europa, anche se solo in mezza Italia. […]” Lei si sente più commentatore o telecronista? :-)

Io penso di essere comunque in prima battuta un telecronista. Poi, per carità, la scelta delle immagini da parte del regista può essere determinante. L’importante è che – nei limiti del possibile – telecronista e regista lavorino in sinergia. La cosa è possibile perché, premendo un tasto dell’apparecchiatura della postazione, ci si può escludere in qualsiasi momento dalla telecronaca e dialogare con la regia al fine di chiedere questa o quella inquadratura, oppure la riproposizione di una scena già mandata in onda.

Domanda finale, alquanto frivola. Lei che segue da anni le gare di tuffi…non ha mai paura che quando si mettono in verticale e poi si danno lo slancio per fare innumerevoli capovolte, ci prendano con la testa nella piattaforma? Io sempre!

Una trentina di anni fa, in un’edizione delle Universiadi (mi pare ad Edmonton, in Canada) un tuffatore sovietico morì dopo aver sbattuto la testa contro la base della piattaforma nella fase iniziale di un tuffo. Ho sempre davanti agli occhi quelle immagini e devo dire che ogni tanto, soprattutto nei tuffi cosiddetti “rovesciati” (e non dalla verticale, come accennavi tu) i tuffatori qualche rischio lo corrono. Auguriamoci che non ci scappi di nuovo il morto…

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