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1 giu

Il Green Marketing nello sport

Pubblicato da Marco Chiesa

Lo Sport Visto In Modo Non Convenzionale

Parliamo di Green Marketing in ambito sportivo con Andrea Molinaro, manager di Guerrilla Sport, sito web che tratta di marketing non convenzionale applicato al mondo dello sport.

Andrea, per iniziare, ci presenti il progetto Guerrilla Sport?

Guerrila Sport è nato per condividere, con chi si occupa quotidianamente di sport, le potenzialità che offre una visione non convenzionale del marketing. Non siamo un’agenzia pubblicitaria ne tanto meno ci proponiamo come guru della moderna comunicazione, ma puntiamo sulla nostra passione per proporre un nuovo modo di intendere lo sport management.
Il nostro compito è quello di illustrare le diverse tecniche di comunicazione non convenzionale e la loro applicabilità al settore sportivo, mostrandone: criticità, potenzialità, pregi, difetti e possibile applicazione ai diversi attori sportivi che operano sul nostro territorio. Ultimamente ci stiamo specializzando nella formazione, stiamo partecipando a molti master in qualità di docenti e presto daremo il via al nostro primo corso di formazione…che naturalmente comunicheremo in modo non convenzionale!

Venendo al green marketing in ambito sportivo, in che cosa consiste esattamente? Che esempi di iniziative interessanti ci puoi fornire?

Negli ultimi tempi si fa un gran parlare di green marketing, il momento storico ed economico in cui viviamo ci ha portato a pensare che per essere competitivi bisogna essere “verdi” a tutti i costi. Spesso però ci si limita ad avere un approccio per così dire “eco sostenibile” nello svolgere la propria attività…questo è necessario ma non sufficiente. Il rischio è quello di cadere nel così detto “green walshing”, letteralmente darsi una lavata di verde, cioè mostrarsi per quello che effettivamente non si è. Tale comportamento genera il così detto effetto boomerang, ad un apprezzamento iniziale del consumatore verso l’azienda (lo sport è oggi un’impresa a tutti gli effetti) si sostituisce la polemica una volta capito che di verde c’è ben poco…e nell’era della condivisione e del passaparola virtuale (social network) una pubblicità negativa viaggia molto più velocemente ed è più efficace di qualsiasi messaggio positivo. Il green marketing deve quindi svilupparsi all’interno della attività, partendo dal management per diffondersi a cascata su tutti gli altri…clienti esterni ed interni. Green Marketing significa etica a 360° a partire dal rispetto per chi nell’attività sportiva collabora o ci lavora, vuol dire stilare un bilancio etico, avere delle prassi di rispetto ambientale e umano ben rodate e durature nel tempo…insomma usando una locuzione di tipo calcistico “bisogna credere nella maglia”.

Ci sono alcuni casi di green marketing estremamente interessanti. Alcuni nel calcio…vedi lo Stadio Bentegodi che ha realizzato l’intera copertura con pannelli solari per ridurre drasticamente l’impatto energetico…o il nuovo stadio della Roma che punta ad essere il primo impianto ad impatto zero.
Nel campo della comunicazione non convenzionale Nike ed Adidas danno sempre il buon esempio…ad esempio: lo sapevate che le prossime magliette dei mondiali di calcio delle quadre sponsorizzate Nike sono interamente prodotte con materiale riciclato? Per la precisione…ogni maglia è stata realizzata utilizzando 12 bottiglie di plastica. Adidas, invece, si sta specializzando in azioni di guerrilla gardening (per intenderci immaginate azioni di guerrilla marketing realizzate con le piante).

Ha senso solo per le aziende più grandi, veri o propri brand, o anche le piccole realtà possono pensare ad una strategia del genere?

Paradossalmente sviluppare una strategia di green marketing può risultare più semplice per una piccola impresa che non per una multinazionale, stessa cosa vale per lo sport. E’ più facile che una palestra riesca, con pochi accorgimenti, ad essere più “verde” di Nike. Il motivo è semplice; se il processo deve riguardare tutte le funzioni, questo sarà più applicabile lì dove le dimensioni consentano un maggior controllo. Non resta poi che comunicare il proprio impegno al cliente ed il successo è assicurato…

Ringrazio Andrea per la disponibilità e ti invito a visitare guerrillasport.it

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24 mag

Il calcio d’inizio per il nostro pianeta

Pubblicato da Marco Chiesa

sito web Yingli Solar

Quando l’obiettivo comune è quello di ridurre le emissioni di sostanze nocive nell’ambiente, quindi diminuire l’inquinamento globale e salvare il nostro pianeta, associazioni, federazioni, enti e governi scendono in campo con l’impegno di perseverare in questo progetto.
La parola chiave è energia rinnovabile e la FIFA, che conosce esattamente il significato di questo concetto, accoglie tra la sua squadra di sponsor, per l’avventura World Cup 2010, una new entry d’eccezione.
Per la prima volta nella storia, una società attiva nel settore delle rinnovabili, nonché cinese, sponsorizzerà la Coppa del Mondo.
Yingli Green Energy, titolare del marchio Yingli Solar, uno dei principali produttori verticalmente integrati al mondo di prodotti fotovoltaici.

Calcio ed energia.
Un interessante binomio; ne parlo con il Managing Director di Yingli Green Energy Europe, Stuart Brannigan, il quale mi rilascia la seguente intervista dove spiega con precisione le motivazioni alla base delle scelte di Yingli Solar di sponsorizzare i Mondiali di calcio in Sudafrica.

Qual’è stato il processo decisionale che vi ha spinto a scegliere la sponsorizzazione di un mondiale di calcio?

Abbiamo scelto la World Cup™ FIFA 2010 per la nostra sponsorizzazione per due principali motivi: in primo luogo, condividiamo la stessa vision di FIFA sotto diversi aspetti. La mission di FIFA è di fare del mondo un posto migliore dove vivere e di costruire un ambiente migliore. Yingli fornisce soluzioni e prodotti in grado di produrre un’energia pulita per clienti di tutto il mondo, che a loro volta cambieranno il modo in cui l’energia verrà consumata in futuro. Inoltre, Yingli supporterà l’iniziativa di FIFA “Football for Hope” installando prodotti solari FV presso i 20 centri “Football for Hope” in Africa e questa campagna ha lo scopo di supportare le organizzazioni e le comunità nell’ambito del loro lavoro per migliorare l’istruzione e i servizi sanitari per i giovani; i centri supporteranno le attività sociali come la maggior consapevolezza circa l’HIV/AIDS, l’aumento dell’istruzione, il miglioramento della parità tra i sessi, l’integrazione dei giovani con disabilità intellettuali.
In secondo luogo, il calcio è lo sport più popolare e con il maggior numero di tifosi in tutto il mondo e i mondiali FIFA World Cup™ sono senza dubbio un evento che coinvolge così tante persone da essere considerati un’eccellente vetrina per il brand e di gran lunga il più grande evento sportivo al mondo.

Credete che la sponsorizzazione sportiva possa aiutare ad accedere a mercati dove, eventualmente, le tradizionali leve del marketing faticano ad arrivare? Esiste un target preciso a cui mira la vostra campagna di comunicazione?

Abbiamo iniziato a valutare la nostra partecipazione ad un evento che avesse risonanza globale e che permettesse alle persone di vedere il nostro nome insieme ad altri che fossero già riconosciuti come brand di qualità elevata e multinazionali. Siamo così giunti alla conclusione che la miglior opzione fosse sponsorizzare i mondiali di calcio, e in modo particolare l’edizione di quest’anno in Sud Africa. E’ un periodo di tempo abbastanza concentrato – un mese e 64 partite. Durante questo periodo di tempo l’attenzione verso il Sud Africa e verso i mondiali di calcio sarà enorme, in questo modo abbiamo pensato che fosse una buona opportunità dare visibilità al nostro logo o al nome della nostra azienda in tutto il mondo. Tutto questo abbinato al fatto che il nostro logo sarà visibile alle conferenze stampa, durante le interviste ai giocatori – prima e dopo le partite – negli stadi grazie alla segnaletica elettronica che ogni 20 secondi propone un brand durante tutte le partite, il che significa 8 minuti di pubblicità durante ogni match. Ma l’elemento chiave per noi è apparire tra altri loghi del calibro di Visa, Sony, Hyundai, McDonald’s, Castrol, Budweiser, Adidas ed Emirates. Nel momento in cui la gente vedrà questi loghi abbinati a quello di Yingli, non necessariamente saprà di cosa si occupa Yingli, ma probabilmente ricorderanno l’immagine, il nome del brand. Questa sponsorship è un’opportunità unica per diffondere il nostro marchio e i nostri prodotti verso un pubblico globale, i benefici a medio e lungo termine verranno in modo naturale, e crediamo che questo investimento sarà velocemente ripagato in termini di rafforzamento della brand recognition e dei nostri valori.

Quali credete siano i valori del calcio che meglio possano gemellarsi con i valori della vostra azienda?

Agli esordi della nostra azienda, abbiamo sponsorizzato la squadra di calcio di Osasuna in Spagna e stiamo replicando l’esperienza ancora oggi per 3 anni. Siamo il loro secondo sponsor ed abbiamo il nostro logo sui pantaloncini e sulla manica delle magliette. Quando abbiamo cominciato la nostra collaborazione facevano parte della serie B spagnola ed ora la squadra è nella Liga BBVA (sponsor). Abbiamo, inoltre, fornito pannelli solari allo stadio di Kaiserslautern (Fritz Walter Stadion) prima dei Mondiali 2006. Nel portare avanti i nostri progetti, abbiamo realizzato che il nostro target si stava ampliando per cui volevamo un punto di svolta per poter aumentare la percezione subliminare di Yingli.
Inoltre, come detto prima, Yingli condivide appieno la vision di FIFA ed è perfettamente in accordo anche con la sua mission.
La nostra campagna di advertising attorno alla Coppa del Mondo è un riconoscimento importante per il solare e per Yingli stessa. In origine, la decisione di sponsorizzare i mondiali di calcio è stata una diretta conseguenza della passione per lo sport, per la vita che Yingli ha da sempre manifestato, ma ora con un pubblico globale, Yingli ha davvero iniziato a realizzare la sua vision.

Quali obiettivi vi siete prefissati di raggiungere con la sponsorizzazione? Credete che nel breve-medio termine la visibilità mondiale possa portare a notevoli risultati anche in termini di quote di mercato e fatturato?

Da una prospettiva di brand, questa sponsorizzazione è una grande opportunità per noi per migliorare la nostra brand awareness e rafforzare la nostra strategia di marketing. La gente di tutto il mondo ama guardare il calcio, ovviamente, perciò possiamo dire che FIFA e Yingli Solar “condividono” gli stessi mercati chiave. Sicuramente, attraverso la sponsorizzazione della FIFA World Cup™ e divenendo parte della famiglia di sponsor di FIFA, che consiste in brand di classe mondiale, speriamo di espandere ulteriormente i nostri mercati e di rafforzare la nostra immagine aziendale.

Avete pensato anche alla possibilità che una sovraesposizione mediatica possa comportare qualche rischio?

Questa opportunità di sponsorship è arrivata al momento giusto, poiché FIFA stava cercando un partner nel settore dell’energia rinnovabile da qualche tempo ed ha identificato Yingli come il prescelto; in seguito, Yingli ha dimostrato di soddisfare tutti i requisiti per diventare il primo e il solo sponsor della FIFA 2010 WorldCup™ nella nuova categoria delle energie rinnovabili, e, come azienda matura, Yingli ha inoltre accuratamente scelto questa opportunità valutando tutte le implicazioni come richiesto da FIFA, come lo studio della fattibilità dell’esecuzione di tutti i programmi e anche la valutazione del marketing plan e degli aspetti finanziari del piano stesso.
Avendo portato a termine tutte le procedure di cui sopra, quello che faremo sarà poi una ricapitolazione di tutti i risultati di questa sponsorship una volta terminati i mondiali per verificare la performance.

La sponsorizzazione del mondiale rimarrà un episodio del 2010 o rappresenta anche il punto di partenza per continuare una politica di comunicazione legata alla sport (e quindi quali altri sport sarebbero di rilievo)?

Certamente Yingli si auspica una relazione di lungo termine con FIFA. Ci stiamo completamente dedicando alla sponsorizzazione della FIFA 2010 World Cup™ e il nostro obiettivo è di creare un’opportunità win-win per tutti i partecipanti; valuteremo i risultati come da piano e la nostra decisione si baserà sulla nostra valutazione.

Autore: Nicola Galavotti

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4 mag

Il cartellone pubblicitario on line

Pubblicato da Marco Chiesa

palla tennis dunlop

Se fossi incaricato di studiare qualche azione di marketing in ambito sportivo, cosa potrei fare di innovativo per quanto riguarda la promozione pubblicitaria? Mettiamo che mi trovi ad avere un incarico in, chessò, un brand sportivo a caso…toh! mi viene in mente la Dunlop, quelli delle palline e delle racchette da tennis (ecco il perché dell’immagine di sopra): che potrei fare?
Abbiamo già scritto qualcosa relativamente all’augmented reality, alle web tv, alle community, ma c’è qualcosa di più semplice ed immediato da realizzare, magari anche a costo zero?

Nel web, per promuoversi, prima di tutto si utilizzò il banner, contenente un link diretto al sito istituzionale: un corrispettivo on line del cartellone pubblicitario, da piazzare nei siti web che il target di riferimento abitualmente naviga.
Questo tipo di pubblicità ha avuto, negli anni, un decrescente numero di visite generate: un’analisi condotta da una società specializzata attesta che nel 1997 il banner portava ad un tasso medio di clic del 2,1%, qualche anno più tardi si era scesi allo 0,5%, ora come ora si è in picchiata, trovando un tasso medio dello 0,1% nel 2008. Questo non vuol dire tuttavia che sia un sistema di advertising da considerare oramai inutile.
Innanzitutto il processo virtuoso generato dal banner non è immediato. Spesso un utente che naviga nel web non clicca immediatamente su di un banner, ma si limita a “vederlo”. Inizia poi un processo che porterà il brand ad essere maggiormente riconosciuto con il passare del tempo, con il ripetersi delle visualizzazioni. L’utente troverà sempre più familiare il logo visualizzato, e sarà di conseguenza influenzato nelle sue decisioni: il banner si guarda, lo si riconosce, e si innesca un percorso che passerà attraverso le ricerche nei motori, nei social network, e negli altri media, senza contare il passaparola degli amici al bar, per strada. Alla fine il banner si rivela uno strumento che porta ad un incremento della propria “brand awareness“.

Facciamo ora un altro passo, e cerchiamo di capire se quanto imparato da anni di utilizzo del banner mi può tornare utile…
uno degli ultimi siti web ad essersi ritagliato grande attenzione fra utenti ed addetti ai lavori è Chatroulette.com, servizio gratuito che permette a chiunque sia munito di webcam di videochattare per qualche minuto con perfetti estranei. Sembra ci siano già oltre 1,5 milioni di visitatori unici giornalieri, il 33% provenienti dagli Usa e il 5% dalla Germania. Ma cosa c’entra questo sito con il banner, con il marketing on line, con la promozione pubblicitaria?

Alcuni brand non hanno perso tempo e ne hanno approfittato per farsi pubblicità: il filmato sottostante si riferisce a quanto fatto dalla Harley-Davidson, che stima aver raggiunto 170.000 contatti in una settimana, praticamente a costo zero. Quello che hanno messo in atto è stato semplicemente riproporre il cartellone pubblicitario, vecchia maniera…

In pratica, dal cartellone off line si è passati al banner on line, che ora è tornato ad essere un cartellone, ma on line! :-)
Difficile dire se sarà una moda passeggera destinata a breve vita, però ora come ora non ci penserei due volte: imiterei subito quanto fatto dalla società americana! Anzi, è evidente che l’avrei già fatto!

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23 mar

La “Sport Business Academy” italiana

Pubblicato da Marco Chiesa

Se il tuo obiettivo professionale è diventare un preparato Manager dello Sport, ti segnalo che sta per prendere il via la prima Sport Business Academy italiana, accademia per la gestione del business sportivo, gestita ed organizzata da RCS Sport e SDA Bocconi School of Management, entrambe garanzia di qualità e prestigio.

Dal sito web istituzionale dell’Academy milanese ripropongo alcune righe: “Il settore sportivo ha enormi potenzialità anche per l’economia ed è in continuo dinamismo: esso richiede oggi un management flessibile e pronto ad affrontare nuove sfide, tanto entusiasmanti quanto complesse.
In effetti un’analisi recentemente pubblicata on-line mette in luce che il giro d’affari dello Sport è quantificabile in 50 miliardi di Euro, pari al 3% del PIL Nazionale. Ma se guardiamo a tutta Europa, allora le stime UE danno una percentuale del 3,7%. E’ un impatto significativo quello che il “sistema sport” genera nell’economia italiana ed europea.
La Sport Business Academy si propone quindi come centro di cultura e formazione manageriale per il settore sportivo, luogo di incontro e di networking per la crescita e lo sviluppo delle professionalità individuali e del business. E’ destinato a: responsabili di organizzazioni sportive professionistiche e dilettantistiche, responsabili di Federazioni, Leghe, Comitati e di Associazioni tra società sportive; professionisti e manager del mondo dello sport; responsabili di area sportiva e agonistica che intendono consolidare e acquisire nuove competenze manageriali.
Formazione executive, workshop, ricerche, tavole rotonde, progetti sul campo: queste ed altre le attività che vedranno coinvolti personalità, professionisti e opinion leader del mondo dello sport, oltre ai docenti di SDA Bocconi specializzati nel settore sportivo.

Da segnalare che, per chi ne avesse i requisiti, La Gazzetta dello sport offre una partecipazione gratuita al corso di formazione “SPORT MANAGER”. C’è tempo ancora qualche giorno per presentare la domanda per questa speciale borsa di partecipazione (termine ultimo lunedì 29 marzo 2010).

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7 feb

Lo sponsor Airoh al Mantova Starcross 2010 e nel web

Pubblicato da Marco Chiesa

De Dycker Starcross 2010

Sabato 6 febbraio 2010 sono stato al 27° Airoh Mantova Starcross, prestigioso appuntamento invernale del motocross mondiale. E’ stato il primo evento di motocross al quale abbia finora assistito, sport che guardo spesso su Sportitalia, da appassionato con limitatissime competenze tecniche: sarei in palese difficoltà qualora uno mi chiedesse la differenza tra un motore 2 tempi ed uno 4 tempi.
Ma alla fine quel che conta è assistere alle gare e vedere da vicino gli “impossibili” salti dei vari Cairoli, Philippaerts, Musquin e del belga De Dycker (nell’immagine), il mio preferito per via dell’abilità nelle condizioni di gara più difficili.

Il tutto in compagnia degli amici ed esperti enduristi Francesco (sua la foto che ho “manomesso”) e David, coi quali ho visto gare di motomondiale e F1, e che ogni tanto sfido nelle piste di go-kart. Abbiamo avuto modo di chiacchierare un poco anche con Enrico, amico che si trovava nel paddock per lavoro in qualità di tecnico della GET, azienda vicentina leader nella raccolta ed analisi di dati per il racing.
Peccato essere stato nella città Virgigliana ma non essere riuscito a prendere il caffè con l’amico Riccardo, e parlare delle ultime tendenze in fatto di web marketing, mondo che comprendo decisamente meglio. :-)

La giornata del sabato è riservata alle prove libere ed alle gare di qualificazione. E’ un’occasione unica per poter entrare liberamente nel paddock, evitando la folla e la calca della domenica, e girare fra le aree box delle varie scuderie. Sono venuto così a conoscere la Airoh, azienda bergamasca leader nei caschi da moto offroad e sponsor della manifestazione sportiva. Confesso che non conoscevo il loro marchio.
Curioso, mi sono messo a cercare delle informazioni, e ne ho approfittato per scrivere alcune considerazioni di marketing. Partiamo citando un passaggio raccolto in questa intervista rilasciata al portale Moto.it da Antonio Locatelli, titolare dell’azienda bergamasca:

Ho sempre pensato alle competizioni come al miglior veicolo promozionale, utile a far conoscere il prodotto nonché per testarne la validità perché penso che se un casco va bene a dei professionisti e a dei campioni vuol dire che è un buon casco. Con ciò non dimentichiamo l’importanza delle riviste e dei siti Internet che sono di certo un veicolo di fondamentale importanza per la visibilità di un marchio“.

Niente da dire sulla presenza alle competizioni: oltre che partner dell’evento, che andrebbe denominato quindi “Airoh Starcross“, il marchio troneggia su di un grande gonfiabile pubblicitario in ingresso paddock, ed il truck che portano agli eventi in loco (nel quale ho intravisto salire ed intrattenersi il campione della MX1 Toni Cairoli) è senza dubbio un ottimo veicolo d’immagine, in tutti i sensi! ;-)
Tutto il circuito di gara è tappezzato dai pannelli pubblicitari con il logo dello sponsor, in coabitazione con il marchio di pneumatici Pirelli, anch’esso presente da diversi anni alla manifestazione. Solo due marchi (ed il gonfiabile/traguardo della Red Bull) a fare da cornice al tracciato: evidente segno della crisi economica? Torna attuale quanto abbiamo illustrato qualche tempo fa per la sponsorizzazione del campionato Nascar.

Vediamo ora di esprimere qualche considerazione in merito all’attività internet. Mi imbatto in un sito web nuovissimo, rilasciato da poche settimane, e…ben fatto! la grafica è molto curata. L’interfaccia è ben congeniata, rendendo il sito estremamente facile da navigare, forte di un’ottima usabilità. Poche e chiare le voci di menù, schede prodotto che trovano il loro giusto spazio, nessuna animazione ad appesantire il caricamento delle pagine.
Per la verità non c’è grande possibilità di interazione, manca un’intregrazione con i tanto utilizzati social network. E’ comunque un sito di presentazione aziendale ben congeniato.
L’ottimizzazione del sito per i motori di ricerca è buona: si sarebbe potuto agire per intercettare qualche combinazione di ricerca in più, dedicando ad ogni singola news una pagina univoca ben ottimizzata, per attrarre più visite dalle ricerche. Altri aspetti potrebbero essere stati curati maggiormente, ma nel complesso la visibilità on line è ottima, almeno nei motori di ricerca: primo brand a comparire nelle ricerche per la difficile keyword “casco” e per competitive keyphrases quali “caschi moto” e “caschi motocross“. Nessuna ottimizzazione invece per la lingua inglese: qualcosa ci si lascia scappare in termini di visite dai Paesi stranieri.

Valutiamo la presenza del marchio nei Social Network più utilizzati:
in YouTube non c’è un canale aziendale, tuttavia sono presenti molti filmati degli utenti. Si potrebbe pertanto creare un canale ed aggiungere i filmati alla propria playlist, sfruttando così gli ugc già pronti, i contenuti generati dagli utenti. Il costo è pari a zero, le opportunità di accrescere la propria brand awareness sfruttate meglio.
In Facebook una ricerca eseguita con il marchio dà luogo a parecchi risultati: 24 gruppi ed una Pagina Fan AIROH MX Helmets, che presumiamo essere quella istituzionale: manca però un’effettiva interazione, ci sono solamente gli auguri per le festività di Pasqua e Natale. Per chi volesse approfondire, abbiamo raccontato di un caso di interazione azienda-utenti nei social media. Non sono andato a controllare quanto venga discusso all’interno dei gruppi: possibile ci siano molti elogi e, forse, qualche critica.
Nel complesso poca attività, si potrebbe fare qualcosa di più.

Per quanto riguarda il marketing on line ci sarebbe ora da valutare tutta l’attività fatta nei vari forum, le campagne di advertising, i comunicati più o meno ufficiali rilasciati a portali e siti specializzati. Insomma, potremmo andare avanti ancora un bel po’.
Ma fermiamoci qua con l’analisi dell’attività on line dello sponsor in oggetto ed iniziamo a trattare un argomento che riguarda tutte le aziende ed i brand in particolare.

Come si può fare a monitorare quanto di un marchio/prodotto viene scritto sui siti Internet, senza dover compiere delle continue ricerche “a mano”?.

Supponiamo che un’azienda volesse dotarsi di un sistema in grado di monitorare le opinioni che gli utenti di internet esprimono intorno al proprio brand ed ai prodotti commercializzati evitando di collegarsi ai siti web, ai forum on line, ai blog “ficcanaso” come il mio, ai gruppi in Facebook o negli altri social network.
Dovrebbe dotarsi di tecnologia e processi che fanno parte della brand reputation management, il monitoraggio della reputazione del brand, messa “a dura prova” dalle recenti innovazioni introdotte dal web, che permette a chiunque di scrivere opinioni – positive o negative – in moltissimi modi.

Esistono ovviamente alcuni servizi gratuiti ed altri sistemi più performanti, in grado addirittura di “assegnare un giudizio” ai vari contributi on line rinvenuti. Per quanto riguarda la prima tipologia di servizi, la migliore soluzione in cui mi sia fino ad ora imbattuto è rappresentata dal servizio Google Alerts – ennesimo strumento rilasciato dall’azienda di Mountain View – che permette di ricevere automaticamente segnalazioni periodiche su qualsiasi argomento. Una volta scelti i termini e le parole chiave di interesse da monitorare, tutti i contenuti attinenti che finiscono negli archivi di Google vengono automaticamente segnalati all’utente. Il servizio mi risulta essere l’unico davvero efficace, sopratutto per il mercato italiano. Altri servizi funzionano bene negli U.S.A., ma da noi lasciano alquanto a desiderare.
Per quanto riguarda gli strumenti più evoluti, in Italia molta considerazione la riceve il software realizzato dalla milanese ActValue Consulting & Solutions, denominato “Reputation Manager“, sistema avanzato di ricerca automatica delle informazioni:fornisce anche un’analisi dei contenuti, ed è utile per monitorare anche i propri competitor.
Attraverso questi sistemi si diventa in grado di monitorare efficacemente la propria reputazione on line, ed avere sotto controllo tutte le critiche positive o negative intorno ai prodotti realizzati, organizzando tutti i feedback e le informazioni utili per meglio svolgere le proprie attività di relazione coi clienti/acquirenti e quelle di marketing.

Se l’azienda bergamasca avesse già attivato un sistema di monitoraggio come quello appena descritto, sarebbe pertanto venuta a conoscenza di questo post, con un’unica possibile conseguenza: letteralmente entusiasta di tutta questa pubblicità gratuita, Airoh mi ringrazierebbe offrendomi in regalo un bellissimo casco per i miei due amici enduristi Francesco e David! Uno solamente però! Così finisce che mi diverto a vederli in questa situazione… ;-)

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