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Le maglie fidelizzano il tifoso per mezzo di un microchip
Pubblicato da Marco Chiesa

Una delle iniziative di marketing sportivo più interessanti del 2011 è stata realizzata dalla società americana di hockey NHL Tampa Bay Lightning.
Nello specifico, l’aver introdotto una maglia replica ufficiale del team dotata di un microchip a radio-frequenza incorporato, che i propri fan possono “scannerizzare” allo stadio per ricevere sconti su cibo e bevande e sul merchandise ufficiale.
Sembra che la promozione abbia contribuito a raddoppiare le vendite di abbonamenti stagionali (da 6.000 a 11.000 tessere).
Secondo quanto afferma Brad Lott, uno degli executive del team americano, si tratta di un’innovazione unica, il primo esempio del genere nel mondo sportivo. “Inizialmente volevamo dare a tutti gli abbonati una maglia riconoscibile” per incrementare il grado di fedeltà al team, da sempre più in difficoltà ad attrarre una base di fans rispetto ad altre blasonate società “poi il progetto si è evoluto con l’idea di integrarvi un chip”.
Ogni chip ha un ID univoco, che permette alla squadra di tenere traccia di chi compra cosa, funzionalità che permetterà al team di analizzare i dati per offrire proposte più efficaci e indirizzare future promozioni.
Il chip non è l’unica novità introdotta nelle maglie esclusive: il logo con il fulmine è adornato da una patch che identifica il portatore quale “Abbonato”. Agli acquirenti è stata data la possibilità di personalizzare la maglia con numero e nominativo a scelta.
“I fan già si sentono una parte della squadra”, dice Lott. “Ora quando giochiamo in casa si vede un buon 70% dell’arena riempita da maglie dei Lightning.”
Ma cosa spinge i fan ad aderire così convintamente ad iniziative come queste? Ce lo spiega un fan che da 16 anni è un abbonato del team: “Ogni qualvolta un tifoso viene premiato e riconosciuto dal club per il proprio supporto, si genera ancora più interesse ed entusiasmo alla base del tifo”.
Liberamente tradotto da How Microchipped Jerseys Are Changing Hockey Fans’ Experience di Sam Laird
Guerrilla marketing: la campagna “Gym Center”
Pubblicato da Marco Chiesa
Mi segnala Andrea di Guerrillasport che la loro prima campagna di comunicazione non convenzionale è stata realizzata!
Protagonista il centro fitness romano Gym Center. Per stimolare le iscrizioni han ben pensato di organizzare una “open week” gratuita, dal 27 settembre al 02 ottobre. Pochi giorni prima, per pubblicizzare l’evento, un’azione di “guerrilla bike” avvenuta in notturna ha collocato 1000 bandane personalizzate in punti del municipio considerati strategici (scuole, parcheggi, piazze). Questa campagna ha visto attivi in prima persona lo staff del centro fitness, sia per l’azione di guerrilla che per l’editing del video. Bella!
Il Golf è lo sport più appetibile!
Pubblicato da Marco Chiesa

La domanda mi è stata posta dall’amico Giacomo in questi termini:
“Come è possibile che Tiger Woods sia lo sportivo più ricco di tutti? Uno che gioca… a golf !?”
Confesso che per anni pure io me lo son chiesto. Il fatto è che noi italiani non possiamo comprenderlo perché abbiamo un’altra cultura dello sport, ammesso che si possa parlare anche da noi di cultura sportiva…
All’amico risposi più o meno così: “Ci son un sacco di ricchi al mondo che giocano a golf, e dove ci sono i ricchi girano anche gli sponsor che hanno un sacco di soldi. “
Questo l’antefatto. Facciamo ora due tre considerazioni più analitiche.
In altri Paesi, per lo più anglofoni, quella del golf è un’attività di primo piano. Se pensiamo che i notiziari sportivi della BBC inglese aprono spesso le loro edizioni con le notizie di cricket, si capisce come le passioni sportive italiane non rispecchino i gusti di tutti.
Mi ricordo che in Irlanda c’erano campi da golf ovunque: le famiglie passano spesso la domenica a giocare sui prati verdi; nonni, mamme, bambini. Negli USA quale bambino non ha mai giocato a baseball?
Insomma, non di solo calcio vive lo sportivo terrestre.
Per rispondere meglio di quanto ho fatto quel giorno, mi viene in aiuto il prezioso “Dossier Golf” pubblicato ne “Il Mondo“ del 27 maggio, da cui ho raccolto le informazioni per scrivere quanto segue.
Secondo quanto emerso da una recente ricerca di marketing sportivo, il golf è salito al 2° posto fra le discipline sportive cui le aziende guardano con maggiore interesse ed attenzione per una sponsorizzazione.
La ricerca “Il golf come metafora pubblicitaria” commissionata dalla FIG e dalla UPA, mette in luce che il golf ha una schiera di ammiratori nei settori merceologici più disparati.
Esprime valori quali vita all’aria aperta, benessere psico-fisico, fair play, etichetta, rispetto per l’avversario e per l’ambiente.
L’interesse dei brand che si riconoscono in questi valori è spiegato dal Presidente di BMW Italia: “Questo sport” dice Franz Jung “rientra nella filosofia del nostro gruppo poiché incarna valori di stile, eleganza e dinamismo che sono tipici del marchio.” Con questi presupposti si capisce perché la casa automoblistica tedesca abbia stretto una partnership privilegiata con la FIG, sponsorizzando l’ultimo Open d’Italia tenutosi poche settimane fa, e organizzando la BMW Golf Cup International.
Secondo quanto rilevato da StageUp, il giocatore di golf tipo è un uomo dai 44 ai 70 anni, di ceto sociale medio-alto, di conseguenza interessato a beni di consumo quali orologi ed automobili di lusso, whisky e liquori raffinati, vestiti eleganti e costosi, ma interessato anche al business e al mondo degli affari: servizi bancari e assicurativi, compagnie di investimento finanziario, società di consulenza tecnologica e aziendale (come Accenture, ex sponsor di Tiger Woods).
Il calcio ha tutto un altro target: nel mondo del pallone investono compagnie telefoniche, automobili “per la massa”, società di scommesse sportive, produttori di birre e marchi di acque minerali.
Entrando nello specifico del rapporto golf-sponsor, un caso interessante è quello della Rolex, che ha messo in essere una strategia di marketing molto efficace.
Da 15 anni organizza il “Rolex Golf“, un circuito di tornei per golfisti dilettanti al quale prendono parte anche i rivenditori autorizzati del marchio svizzero. Questi hanno pertanto un’occasione importante per fidelizzare i propri clienti direttamente nel proprio territorio, consolidare le relazioni, e farne di nuove (i tornei di golf non si limitano all’attività ed alla competizione sportiva, ma prevedono molti momenti di socializzazione ed aggregazione, durando spesso alcuni giorni).
Si creano pertanto le condizioni ideali per stringere affari e…vendere orologi.
Con questi eventi e con le sponsorizzazioni dei tornei prestigiosi, Rolex è oggi il marchio di orologi leader fra i golfisti italiani.
Si parla di una quota di mercato del 45%, e nessuno dei competitor supera il 9%. In pratica, su 20 golfisti italiani a cui stringerai la mano, 9 di loro indosseranno un orologio Rolex. Sensazionale operazione di marketing sportivo.
Altri dati interessanti. Negli ultimi 10 anni i praticanti italiani sono aumentati sensibilmente: si parla di oltre 100.000 tesserati alla FIG. Anche il numero di giovani golfisti è in forte crescita: gli under 18 che si dilettano sui green sono aumentati del 145%, ed una buona percentuale è composta di ragazze. La sponsorizzazione da parte della Kinder del “baby fenomeno” Manassero appare quindi ineccepibile: grande presa fra i giovanissimi, fidelizzazione nel tempo.
Si calcola che in Italia siano 350 milioni di € gli introiti diretti, in Spagna si sono già raggiunti i 3 miliardi di €. Ed il golf è diventato di primario interesse anche perché permette di sviluppare un’offerta turistica ed immobiliare sempre più richiesta, coinvolgendo banche, costruttori immobiliari, professionisti di vario tipo, compagnie di viaggi e turistiche.
Sono circa 25 milioni i turisti che ogni anno si muovono per giocare a golf. In Italia si stimano 1,8 milioni di presenze tursitiche alimentate dall’interesse per questo sport. Ma il dato sale a 3,9 milioni contando le notti di chi ha soggiornato in Italia anche per altre ragioni ma ha praticato il golf durante la vacanza.
Ora, dati e informazioni alla mano, posso finalmente rispondere con padronanza al quesito di Giacomo.
“Come è possibile che Tiger Woods sia lo sportivo più ricco di tutti? Uno che gioca… a golf !?”
“E’ che c’è un tale business nel golf da consentire ai tornei maggiori di mettere in palio montepremi milionari. I brand più blasonati del globo investono nel golf perché trovano il loro target, fatto di persone molto benestanti se non propriamente ricche, spesso managers e professionisti che devono comunicare l’idea di essere di successo: di un consulente finanziario che gira in panda non si fiderebbe nessuno…Queste persone giocano a golf anche perché consente loro di conoscere possibili partner commerciali, soci in affari, investitori e clienti. Gli stessi marchi che guardano a queste persone vogliono quindi legarsi ad un testimonial per le loro pubblicità che sia “vincente” ed universalmente riconosciuto, che incarni valori di stile, eleganza, fair play, ecc. ecc. In pratica Tiger Woods è – meglio dire era – il testimonial perfetto. E così…un’asta continua per assicurarsi le sue prestazioni. Contratti milionari. E Tiger, dotato di un talento da autentico fuoriclasse, vinceva e guadagnava, e più guadagnava e più si sentiva vincente, e più si sentiva in grado di vincere e più giocava con sicurezza, e primeggiava. Vagonate di milioni tra montepremi messi in palio nei tornei e sponsorizzazioni.
Per anni, prima che lui stesso mandasse tutto…a puttane!”
Parlare di SEO al Bar Sport
Pubblicato da Marco Chiesa

In questo post si parlerà della SEO (Search Engine Optimization). Ma contestualizzando il tutto in ambito sportivo.
Non so se qualcuno abbia già trattato l’argomento in questi termini…mah!
Ne vien fuori qualcosa di “burlescamente utile”, che agli addetti ai lavori dovrebbe strappare qualche risata
Ho così pensato di contattare due amici SEO sportivi praticanti, e chiedere loro di vestire gli inusuali panni di un ipotetico SEO C.T.
A Riccardo Perini di SOS Web Marketing il compito di mettere in campo una squadra di calcio a 7.
A Marco Ziero di MOCA Interactive ho chiesto di cimentarsi con una formazione di basket.
In alto vedete le disposizioni tattiche dei due SEO C.T. Hanno ovviamente scelto i giocatori/fattori da schierare (su oltre 200 si dice…) e cercato una “logica” nell’assegnazione dei ruoli. Mica facile!
Assolto questo compito…hanno ben pensato di rovinarsi per sempre la reputazione rispondendo alle mie strampalate domande…
Della tua squadra possiamo sapere quali sono i giocatori su cui punti maggiormente? Perchè nell’ipotetico ruolo del playmaker hai scelto proprio quel fattore?
SEO C.T. Perini : In porta: Trust e Autorevolezza. Così come nel calcio avere un buon portiere permette di difendersi meglio e subire meno gol, nel SEO l’avere un buon trust ed essere ritenuti autorevoli permette al sito di “difendersi” da penalizzazioni e insidie.
Difesa: Struttura e Ottimizzazione on-page: il successo di una squadra parte sempre da una buona difesa. Ecco perché la struttura e l’architettura informativa del sito sono importanti, sono le basi da cui partire. Anche l’ottimizzazione on-page è uno dei perni difensivi su cui costruire la squadra.
Regista: Contenuti Ho “schierato” il contenuto nel ruolo del playmaker, che funge da collante tra difesa e attacco. Avere dei buoni contenuti, che portino anche un reale valore aggiunto all’utente, sono la base per un buon posizionamento e allo stesso tempo un ottimo modo per attirare link spontanei. In questo caso possiamo dire che il contenuto non è il re, ma il re…gista
Sulle fasce: Nome Dominio e Fattori Social. Il nome del dominio al momento garantisce ancora una buona spinta (soprattutto in caso di “exact-match domain name”), per questo ho deciso di schierarlo sulla fascia. Ho deciso poi di “puntare” anche sui fattori social visto che, anche se è un “giocatore” ancora giovane, avrà un ruolo sempre più importante in squadra.
Link Popularity ha un ruolo “di punta“. La link popularity è il bomber della squadra, il finalizzatore, quello che permette di portare a casa il risultato.
La panchina è lunga e ci sono un sacco di fattori che potrebbero “entrare in partita”.
SEO C.T. Ziero : Sono di quella scuola di pensiero per cui “il miglior attacco è la difesa”, in questo senso i giocatori dei quali sento la necessità e che quindi sono per me più importanti sono, nel ruolo di pivot, i contenuti originali, in quanto elemento in grado di difendere e prevenire gli attacchi degli avversari e, nel ruolo di ala, i backlink tematizzati poiché estremamente efficaci tanto da permettermi di posizionarli in difesa contro i più forti e pericolosi giocatori avversari.
Ma spesso, dopo ogni azione di difesa, ne succede una di attacco ed in questo senso sento la necessità di elencare tra i miei giocatori più strategici, nel ruolo di playermaker, i meta tag, poiché sono in grado di capire, per ogni azione, qual è lo schema migliore e nel mentre della partita, attraverso degli allenamenti che chiamiamo di “fine tuning”, modificare la strategia di gioco a beneficio della squadra e della partita.
Nella SEO si parla di ranking, una sorta di “classifica dei risultati”. Un po’ come la classifica ATP del tennis, in perenne movimento…non trovi?
SEO C.T. Perini : Non sono un grande esperto di classifiche tennistiche, ma da quanto ne so il ranking ATP viene aggiornato continuamente, e i tennisti guadagnano o perdono posizioni in classifica in base ai tornei a cui partecipano e ai risultati. In questo senso una certa analogia con la SEO c’è. Anche i motori di ricerca aggiornano costantemente i loro algoritmi e i risultati mostrati in SERP, e i siti web guadagnano o perdono posizioni in base a come hanno “giocato”.
SEO C.T. Ziero : Assolutamente. Tra l’altro la federazione, in questa stagione, per motivi sui quali preferisco non soffermarmi, ha modificato il regolamento diverse volte nel corso del campionato; per fortuna continuiamo a vincere e la nostra posizione, indicativamente, rimane invariata però abbiamo visto parecchie squadre avversarie ritrovarsi in posizioni non troppo felici a volte per questioni nemmeno legate alle loro prestazioni; effettivamente la federazione, di tanto in tanto, sembra dare i numeri. E lo sappiamo tutti, tra gli addetti ai lavori, che alla fine le posizioni che contano, quelle utili per entrare nei playoff e provare a vincere il campionato, sono poche e sono quelle che stanno in alto.
Un SEO a che tipo di sportivo assomiglia maggiormente? In un recente convegno, Piersante aveva comparato il SEO ad uno skipper di una barca, che sarebbe il sito web: “alle volte comandi una nave da crociera, uno yacth, altre volte ti ritrovi al timone di una bagnarola”
SEO C.T. Perini : Che dire, la metafora di Piersante è perfettamente calzante. Per stare in tema con la “formazione” che mi hai chiesto di schierare, il SEO potrebbe essere accostato all’allenatore di una squadra di calcio. Le analogie sono molte. A volte il SEO può subentrare in un progetto “a stagione in corso”, in seguito all’ “esonero” di un precedente SEO/allenatore. Inoltre anche il SEO, come l’allenatore, deve prima fare esperienza con piccoli progetti e realtà locali (squadre di categorie inferiori) per poi ambire ad “allenare” squadre grandi e blasonate (grossi portali e siti web di aziende operanti in settori altamente competitivi). Il SEO, come l’allenatore, deve saper gestire bene il gruppo, scegliere bene gli elementi da schierare in campo e saper correggere in corso la strategia utilizzando i “cambi” giusti.
SEO C.T. Ziero : Un SEO dovrebbe assomigliare ad uno sportivo che, nel corso della sua attività, prevede un investimento di risorse nella gestione; sia nella gestione di se stesso e del proprio corpo, come un runner, che nella gestione di una squadra, quindi un allenamentore (indipendentemente dallo sport).
Riprendo le parole di Piersante per confermare che, il bello di essere uno sportivo, per me, è proprio questo: conoscersi, imparare dai propri errori ed essere in grado di arrivare al traguardo indipendentemente da avversari, condizioni avverse, eccetera.
Il SEO spesso viene chiamato alla fine, come sprinter di una staffetta 4×100. Ma non andrebbe schierato in prima frazione?
SEO C.T. Perini : Se fosse possibile il SEO dovrebbe essere presente in tutte e quattro le frazioni della staffetta. È infatti importante seguire il progetto sin dall’inizio, portarlo avanti nei sui primi sviluppi e prepararlo per lo “sprint” finale in cui superare gli “avversari” (i concorrenti).
SEO C.T. Ziero : Non so se già nella prima frazione, ma sicuramente all’interno delle prime due.
Da subito al SEO non è richiesto lo sforzo maggiore, ma è bene che il testimone venga da lui raccolto quanto prima poiché considerare certe dinamiche, come i motori di ricerca, fin da subito può rappresentare un vantaggio notevole nei confronti degli avversari, così da arrivare a tagliare il traguardo con dei tempi di percorrenza minori per portarsi a casa la medaglia d’oro.
Anche la SEO ha delle regole: Google è l’arbitro per quanto riguarda il proprio “torneo” (che è quello con più spettatori). Se ti attieni alle regole vai tranquillo, ma se ti becca a commettere qualche infrazione rischi l’ammonizione od anche l’espulsione! Quali sono i falli in cui è più frequente cadere? Che cartellino ti sei mai beccato?
SEO C.T. Perini : Per restare in tema calcistico direi che Google non arbitra certo “all’inglese”. Non lascia molto correre, e usa di frequente i cartellini.
Si, è capitato anche a me, testando qualche tecnica borderline su alcuni miei progetti, di beccarmi un cartellino rosso. Ma “scontata la squalifica” sono tornato in campo più forte di prima
SEO C.T. Ziero : In questo senso non mi posso troppo lamentare: ad eccezione di una volta che ho provato a vendere una partita (e mi hanno radiato dal campo credo per un paio di mesi) sono stato sempre uno sportivo rispettoso dell’arbitro che ha ottenuto, in cambio, il medesimo atteggiamento. Direi che Google ed io, in linea di massima, andiamo d’accordo.
P.S. Io mi sarei dovuto cimentare con il calcio a 5, sport che ho praticato prevalentemente da “dodicesimo uomo” per alcuni anni. Ma…
primo: non ho trovato la lavagnetta adatta;
secondo: mi son reso conto che i miei fattori di punta quali “font utilizzati” , “palette colori del sito” e soprattutto “marca del mouse” i due SEO C.T. non li hanno proprio presi in considerazione!
Un increscioso dubbio sul mio know-how in ambito SEO è sorto…
Sponsor e ricavi Serie A 2009/2010
Pubblicato da Marco Chiesa

L’ “Annuario delle Sponsorizzazioni Sportive” è un’analisi condotta periodicamente da StageUp – Sport & Leisure Business che presenta dati relativi alle sponsorizzazioni nella Serie A italiana di calcio.
Ne emerge che le società sportive di Serie A, durante la stagione 2009/2010, hanno incassato mediamente 11 milioni di euro dalle sponsorizzazioni, con una leggera flessione rispetto alla stagione precedente.
I ricavi derivanti dagli sponsor ammontano al 12,9% del fatturato. Per quanto concerne la stagione in corso, i settori da cui provengono i maggiori incassi sono trasporto aereo, scommesse sportive e industria automobilistica.
Puoi leggere il comunicato stampa seguendo il link in alto.


