Hurling: tra dilettantismo e ricche tv

Domenica pomeriggio si disputa la Finale del campionato sportivo più seguito d’Irlanda, quello di Hurling.

L’hurling è uno sport gaelico, ancora sconosciuto all’estero: io stesso l’ho scoperto durante la mia permanenza a Cork, nell’agosto 2006… pub gremiti di gente intenta a guardare le partite in televisione. Pensate però che la CNN ha inserito questo sport gaelico al secondo posto tra le manifestazioni sportive da vedere dal vivo! Dietro solamente ai Giochi Olimpici e davanti persino alla UEFA Champions League e al Mondiale di calcio.

Una peculiarità di questo sport? E’ rimasto assolutamente dilettantistico, nonostante riempia stadi con anche 30.000 paganti. La All Ireland Final, la finale nazionale appunto, si gioca al Croke Park di Dublino la terza domenica di settembre. Chi c’è stato dice che l’atmosfera è davvero fantastica. La prima edizione del torneo nazionale risale addirittura al lontano 1887.

Quello che è interessante sottolineare è che da quest’anno la tv digitale a pagamento Sky Sports affianca la rete nazionale pubblica RTÉ avendo trasmesso 14 match, comprese semi-finali e finale. Addirittura l’emittente inglese BSkyB ha trasmesso una prima partita il 7 giugno 2014, evento davvero singolare se si pensa a come ci sia della rivalità tra Irlanda e Inghilterra.

Perchè questo è un fatto significativo? In quello che è un esempio – forse ultimo – di sport popolare dove gli atleti, pur campioni che siano, non ricevono stipendio, sembrerebbe che l’accordo con la televisione pay-per-view (che ha sottoscritto un contratto triennale con la Federazione GAA) vada a minarne lo spirito. Sarà quindi la televisione a pagamento a porre fine a uno degli ultimi baluardi dello sport esente da logiche di profitto? Staremo a vedere.

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Libro di Giancarlo Tomassetti – “La partita in tv”

Sono lieto di recensire il secondo libro di regia televisiva scritto dal noto regista RAI Giancarlo Tomassetti, dal titolo “La partita in tv. I Mondiali di calcio visti dalla regia“.

Si tratta di un saggio che racconta e approfondisce con occhio critico e analitico i Mondiali di calcio, visti da una prospettiva esclusiva: quella del regista televisivo. Una prospettiva che consente di scoprire l’evoluzione della tecnologia audiovisiva prestata al calcio e, in un senso più ampio, allo sport.

L’autore percorre la storia televisiva (e cinematografica) dal principio, dalla prima edizione della Coppa Rimet tenutasi in Uruguay nel 1930, dove i filmati delle partite erano ancora piuttosto sperimentali e provenienti dal cinema. Si utilizzavano poche, pochissime cineprese e non esisteva affatto la possibilità di riprendere tutto il match come ci sembra ovvio oggi. Si pensi anche che fino a metà degli anni ’60 non esistevano satelliti, di conseguenza non era possibile la trasmissione in diretta delle partite. Nel 1962, ad esempio, la partita della Nazionale Italiana impegnata in Cile contro i padroni di casa venne mandata in onda in Eurovisione con 2 giorni di ritardo, in quanto le pellicole, impresse da un paio di cineoperatori, venivano spedite dal sud America.
L’edizione del Mondiale brasiliano appena conclusosi ha visto invece l’impiego di ben 34 telecamere.

Ogni edizione viene attentamente descritta, non mancando di riferimenti ai filmati originali che si possono trovare anche in YouTube. Tomassetti scende nel dettaglio, facendoci comprendere la disposizione delle cineprese/telecamere e come venivano utilizzate. Si famigliarizza così con concetti tecnici come “tackle, dribbling and short pass“, una regola di scuola inglese che a partire dal Mondiale del ’66 si è imposta come direzione da seguire. Si rivivono le emozioni di partite leggendarie come la partita del secolo Italia – Germania 4-3 del 1970 che il regista definisce un pezzo di storia italiana rovinato dalla ripresa televisiva. A guardarla senza passione (ipotesi non semplice) raramente capita di incontrare, in un Mondiale, una regia tanto disastrata.

Un libro che non deve mancare nella bibilioteca dell’appassionato di calcio e di quel tifoso che ama guardare le partite della propria squadra del cuore alla televisione.

Qui trovi la recensione del primo libro, oggi non più in commercio e pertanto disponibile gratuitamente in formato PDF sul sito personale dell’autore Giancarlo Tomassetti.

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Il consumo dello Sport in Italia

Scopro con qualche mese di ritardo un’interessante infografica realizzata da PERFORM Group, gruppo inglese che a suon di acquisizioni sta diventando sempre più leader europeo nel settore dello Sports Data.
Si tratta di uno studio condotto sulle abitudini degli appassionati sportivi italiani nel “consumo” di sport.

Emerge che siamo 41 milioni a seguire lo sport, preferendo guardarlo alla televisione e commentarlo su Facebook. Se il calcio la fa ovviamente da padrone, sono i motori (Formula 1 e MotoGP) ad essere le altre discipline sportive più seguite, spesso anche online con la fruizione di filmati e highlights sul web e con gli smartphone.
In media passiamo più di 8 ore alla settimana a seguire lo sport sui vari media (televisione, web, smartphone). Mica poco direi! :-) Questo il link al sito web ufficiale, knowthefan.com

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Lo Sport visto con i Google Glass

Google sta per lanciare sul mercato i suoi avveniristici “occhiali”, i Google Glass, che consentono a chiunque li indossi di interagire in piena realtà aumentata, pubblicando foto o addirittura filmando ciò che sta facendo/vedendo.
Ci si inizia a chiedere se questa innovazione cambierà anche lo sport in televisione: va bene le camera car nelle gare automobilistiche, ma immaginate di vedere una partita di hockey di ghiaccio NHL potendo selezionare il giocatore preferito…proprio come nei videogiochi!

Ma c’è solo l’imbarazzo della scelta a pensare a tutte le competizioni sportive che sarebbe bello poter seguire per mezzo di questa tecnologia. L’atletica leggera sarebbe spettacolare: la staffetta 4×100 (col sempre delicato passaggio del testimone), i 1.500 m che sono sempre combattutissimi spalla a spalla, i 110 ostacoli così frenetici, i 100 metri ovviamente!
Spettacolo! :-) a te cosa piacerebbe seguire via Google Glass?

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Il Totocalcio…che cambiamento!

Quella di sopra è la schermata del sito web della Sisal che mi dice di come la mia schedina del Totocalcio non sia risultata vincente. Ebbene sì, ho giocato al Totocalcio dopo anni. Un’operazione nostalgia condivisa in quel di Asiago con l’amico Spolaz all’ultimo giorno delle nostre vacanze in Altopiano.

La cosa che va segnalata è che siamo rimasti davvero stupiti di come sia cambiato il concorso che ha fatto la storia d’Italia in questi ultimi anni. Un elenco delle cose che ci hanno colpito:

  1. Difficile trovare un bar che tenga ancora il concorso. Ad Asiago siamo andati in due di quei bar/ricevitorie prima di trovare un terzo bar in cui giocare.

  2. la schedina presenta 8 colonne con 14 righe ma…non presenta le partite! Ho pensato che venissero estratte in un secondo momento…tipo Lotto! 😉

  3. le partite non si trovano nemmeno nella La Gazzetta dello Sport del sabato. Devi richiedere al ricevitore la lista delle stesse.

  4. Puoi vincere col 9, col 12, col 13 e col 14. I 9 vanno “beccati” tutti di fila.

  5. Pronostici da fare anche su partite di campionati stranieri.

E’ stato anche difficile trovare il modo di verificare la schedina on-line. Ero andato subito sul sito della Sisal, ma in una prima sessione non avevo individuato come fare. Al secondo tentativo ho notato il pulsante verde che mi ha consentito di verificare la scheda.

A parte che Spolaz mi ha battuto 4-3, non credo che tornerò a giocare al Totocalcio, a questo Totocalcio.
Una volta era tutta un’altra cosa…

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