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MotoGP in televisione: libro “Giù da Gara”
Pubblicato da Marco Chiesa
Lo scorso mese ho comprato in edicola il libro “Giù da Gara. 10 anni di MotoGP” più che altro per avere un pretesto per aggiornare la sezione libri che da tempo non riceveva attenzione, ed anche perché una parte del ricavato sarebbe andata al progetto di solidarietà Canguro Flights Aid. Mai tirarsi indietro di fronte alla possibilità di appoggiare, nel nostro piccolo, i progetti di solidarietà, specie se hanno a che vedere con lo sport.
Destino ha voluto che questo libro uscisse proprio nel periodo in cui il Motomondiale perde SuperSic…inimitabile Marco, ci manchi e ci mancherai per sempre!
Il libro si legge volentieri, i vari autori ci aiutano a comprendere meglio come sia seguire la MotoGP per lavoro, e ci sono degli spunti interessanti per chiunque voglia saperne di più sul rapporto sport – televisione.
Ecco che ci aiuta a farci un’idea quanto scrive Guido Meda:
[...] Dovreste sentire in cuffia quante cose ci diciamo sul canale privato. “Dai, ora parliamo delle Ducati”, dice Terruzzi dal coordinamento sulla regia. “No, aspettate, Preziosi è andato via un attimo”, risponde Beltramo. “Se volete, io ho fermato Guareschi”, dice Porta. “Io avrei una domanda per Guareschi”, dice Reggiani. Le informazioni girano forte nelle orecchie di ognuno di noi, magari mentre sta parlando. E’ un bel casino, ma col tempo si diventa multitasking. Si impara a parlare ascoltando, ci si incastra, ci si incazza e si ride anche, molto. [...]
Le infografiche sportive
Pubblicato da Marco Chiesa

Sta avendo notevole riscontro un nuovissimo servizio web, pensato per dare all’utente la possibilità di realizzare in pochi clic delle infografiche che poco o nulla hanno da invidiare a quelle dai professionisti, che apprezziamo in giornali e riviste di ogni genere.
Nello specifico il sito internet Visual.ly offre un’interfaccia con degli strumenti appositamente pensati per la data visualization, la quale si occupa dell’organizzazione e della rappresentazione di dati e informazioni in forma grafica. Al momento offre tre tipi di servizi: esplorazione di infografiche già realizzate, creazione di una propria infografica, infine condivisione della stessa.
Esiste già una categoria di infografiche sullo sport, assolutamente da vedere!
3D nello Sport: Wimbledon e la BBC
Pubblicato da Marco Chiesa

La prima volta che ho visitato Wimbledon mi aspettavo fosse esattamente come avviene in televisione. Dopo anni seduta davanti allo schermo a guardare le palline, e le teste degli spettatori, oscillare avanti e indietro, credevo di sapere come sarebbe stato essere seduta al Centre Court. Mi sono resa conto che non lo sapevo, e che per quanto la TV possa fare un grande lavoro, non può catturare la magia di essere realmente lì.
Come la maggior parte di noi non avevo mai avuto la fortuna di potermi sedere e guardare una partita finale sul Centre Court. Ma quest’anno – il 125° anniversario del Torneo di Wimbledon – ho lavorato con altri all’interno e all’esterno della BBC per cercare di portarvi the next best thing – Le Finali del Torneo Singolare di Wimbledon, in 3D.
Wimbledon sembra sempre senza tempo – ma in realtà è stato teatro di innovazioni per lo sport in TV sin dalla precoce introduzione del colore, fino alla tecnologia Hawk Eye.
Sappiamo che il tennis può essere “emozionante” in 3D – si può davvero trasportare alla vita la forza che i giocatori mettono nei lori colpi. Ho avuto la fortuna di vedere alcuni degli incredibili test di ripresa che abbiamo condotto, dato che il team si è impegnato alacremente dietro le scene per sistemare tutto al meglio per le riprese televisive, ma non vedo l’ora di capire come sarà un vero match giocato da due dei migliori tennisti.
[...]
La BBC sta sperimentando il 3D da decenni – ma come è noto gli ultimi sviluppi in fatto di tecnologia 3D hanno reso tutto molto, molto più sofisticato come esperienza visiva, e stiamo lavorando con l’All-England Club e il Sony Professional per questa “prima” della BBC.
[...]
Non so ancora se il 3D sarà il futuro della televisione, o il futuro di Wimbledon: ecco perché stiamo facendo questa prova sperimentale. Ma io sono davvero entusiasta di vivere la finale di quest’anno in 3D. E se siete in grado di guardare in 3d mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.
Tradotto da 3D for Wimbledon – the future of TV? di Danielle Nagler
INTERVISTA a Dario Torromeo: la “noble art”, la boxe
Pubblicato da Marco Chiesa

Sta per uscire il suo prossimo libro, che titolerà “Meraviglioso”. Quello degli anni ’80 è stato un periodo d’oro per la boxe: erano gli anni della saga di Rocky al cinema. Che considerazioni fare?
Quelli erano tempi in cui la boxe era una cosa seria. Marvin Hagler è stato il protagonista assoluto di una stagione magica in cui ha regalato agli appassionati match contro altri mitici campioni come Sugar Ray Leonard, Thomas Hearns, Roberto Duran. Il suo incontro con John Mugabi merita un posto tra le grandi sfide di sempre. Sono stati anche gli anni in cui Mike Tyson è diventato il più giovane campione del mondo nella storia dei pesi massimi ed uno dei più popolari pugili di tutti i tempi. E’ stato in quel decennio che Patrizio Oliva ha vinto il mondiale superleggeri. Come è abitudine del nostro sport, gli italiani lo hanno criticato. Lui, in quel periodo, è diventato campione olimpico e miglior pugile dei Giochi di Mosca da dilettante; campione italiano, europeo e mondiale da professionista. Ma noi siamo famosi per non apprezzare quello che abbiamo in casa. Un decennio indimenticabile, quando guardare un incontro di pugilato era davvero un piacere e la boxe occupava spazi importanti su giornali e televisioni. Ora dobbiamo accontentarci dei ricordi.
Come riuscire a far capire la bellezza della “noble art” a chi lo considera uno sport da “brutti, grossi e violenti”?
Per apprezzare la boxe bisogna sapersi emozionare, bisogna avere abbastanza cultura per capire che non si tratta di due energumeni che si picchiano su un ring. Il pugile porta sul quadrato tutta la propria vita, i sentimenti, le paure, i sogni. Un match di pugilato è una sfida tra due menti che cercano di intuire in anticipo cosa pensi l’altro. E’ una partita a scacchi. Certo, ci vuole forza. Certo, è necessario avere cattiveria agonistica. Ma dire che è uno sport da “brutti, grossi e violenti” vuol dire veder solo una parte del tutto. Scrive Joyce Carol Oates, nel suo saggio “On boxing“: “Uomini e donne che non abbiano ragioni personali o di classe per provare rabbia, sono inclini a respingere questa emozione o, addirittura, a condannarla pienamente negli altri. Eppure questo mondo è concepito nella rabbia, nell’odio e nella fame, non meno di quanto sia concepito nell’amore: e questa è una delle cose di cui la boxe è fatta. Ed è una cosa semplice che rischia di essere trascurata. Quelli la cui aggressività è mascherata, obliqua, impotente, la condanneranno sempre negli altri. E’ probabile che considerino la boxe primitiva, come se vivere nella carne non fosse una proposta primitiva, fondamentalmente inadeguata a una civiltà retta dalla forza fisica e sempre subordinata a essa: missili, testate nucleari. Il terribile silenzio ricreato sul ring, è il silenzio della natura prima dell’uomo, prima del linguaggio, quando solo l’essere fisico era Dio…“
Personalmente il mio pugile preferito è Marvelous Marvin Hagler, pur avendolo solo “intravisto” da bambino. Il mio atleta preferito, quello che considero l’atleta più grande di tutti è Muhammad Alì, per la sua personalità eccezionale. Attualmente non si può non essere fan di Pacquiao. Lei?
Io credo che il valore di ogni campione vada misurato nel contesto della sua epoca. Detto questo, il mio re si chiama Ray Sugar Robinson. Pugile che ha attraversato più epoche e più categorie, restando sempre protagonista assoluto. Forte, tecnico, abile a gestirsi tatticamente. Un altro grande è stato Joe Louis, il primo peso massimo moderno. Il più popolare di sempre Muhammad Alì, su questo non credo possano esserci dubbi. Marvin Hagler è stato mitico, tra i migliori di ogni tempo. Oggi, concordo con lei, Manny Pacquiao è una spanna sopra tutti gli altri.
Le offro la mia classifica dei migliori 10 di sempre. Quando è stata pubblicata dal Corriere dello Sport ha suscitato molte discussioni. L’ho ripresa sul mio sito (www.dariotorromeo.it) ed anche lì ha aperto un interessante dibattito.
1. RAY ROBINSON
2. JOE LOUIS
3. MUHAMMAD ALI
4. CARLOS MONZON
5. MARVIN HAGLER
6. JULIO CAESAR CHAVEZ
7. ROBERTO DURAN
8. GEORGE FOREMAN
9. RAY LEONARD
10. ROCKY MARCIANO
L’uomo in più: il calcio visto da Paolo Sorrentino
Pubblicato da Marco Chiesa
In un precedente post avevo già scritto di alcuni film sportivi che apprezzo, tuttavia proseguo la carrellata con un grandissimo film drammatico che in qualche misura è ambientato nel mondo dello sport, e che non posso fare a meno di consigliare: parlo del primo lungometraggio di Paolo Sorrentino, regista napoletano che si sta meritatamente affermando a livello internazionale. “L’Uomo in Più” è il titolo dell’opera, e si riferisce al tipo di modulo che uno dei due protagonisti della pellicola, l’ex calciatore Antonio Pisapia (interpretato da Andrea Renzi), vorrebbe utilizzare una volta divenuto allenatore. Calcisticamente parlando si tratterebbe di schierare la squadra con una sorta di 3-3-1-3, giocando di conseguenza con quattro attaccanti.
Il film è stato ambientato dal regista negli anni ’80, quando il “catenaccio all’italiana” la faceva da padrone sui campi di gioco. Tuttavia l’idea alla base della tattica non è pura fantasia: i patiti di calcio avranno già pensato al modulo offensivo di Ezio Glerean, che aveva conquistato pubblico e critica negli anni in cui il regista scrisse e girò il film, uscito nelle sale cinematografiche il 2001. A sua volta l’ex tecnico del Sandonà e del Cittadella aveva tratto ispirazione dal gioco spiccatamente votato all’attacco dell’Ajax. Il nostro aspirante allenatore Antonio Pisapia, nella pellicola, avrebbe ideato questa tattica nel 1984.
Tornando al film, è bene chiarire subito che non tratta prevalentemente di calcio, anzi…il “gioco più bello del mondo” trova spazio solo in qualche passaggio; tuttavia la pellicola mette in luce alcune logiche del mondo calcistico degli anni ’80 che ancora oggi sussistono (promesse disattese, rapporti poco trasparenti, partite truccate, droga e doping, contratti che garantiscono poco o nulla, interferenze dei tifosi nelle scelte societarie). Da sottolineare le parole che pronuncia il Presidente della società per liberarsi di Pisapia una volta per tutte: “Anto’ il calcio è un gioco, e tu sei una persona fondamentalmente triste“.
Ed anche la sfuriata del Mister (uno scatenato Italo Celoro) alla propria squadra – che riporto nel filmato di sopra – è piuttosto “importante”, e supera nella sua violenza addirittura quella dell’allenatore di basket interpretato da Nick Nolte in “Blue Chips”:
Non saprei dire se Sorrentino veda il calcio come un mondo abietto, inadatto a persone con ideali ed umana sensibilità quale è il personaggio di Antonio Pisapia. In questa pellicola ne esce un’immagine ben poco lusinghiera, di un mondo per nulla gradevole. A guardar bene, questa rappresentazione non si discosta di tanto dalla realtà dei fatti, da quanto è emerso dall’inchiesta Calciopoli pochi anni dopo: un sistema di rapporti, interferenze ed illeciti che “distruggeva” gli idealisti del calcio, proprio come il personaggio di Antonio Pisapia viene distrutto (forse sarebbe meglio parlare di autodistruzione) nel corso del film.


