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5 feb

Tempi di App

Pubblicato da Marco Chiesa

Tempi di APP. Il Super Bowl XLVI che andrà in scena tra poche ore si potrà seguire anche dal proprio smartphone, grazie all’apposita Application che il sito ufficiale della NFL mette a disposizione dei fan.
Si potrà usufruire di:

  • video da NFL.com
  • il riepilogo della stagione delle due squadre
  • la storia del Super Bowl
  • contenuti bonus a conclusione del match

Se le Olimpiadi di Pechino 2008 sono state le prime “Social Olimpiadi” (seguite da milioni di fan e protagonisti via Facebook e twitter), è lecito aspettarsi che le prossime Olimpiadi di Londra 2012 faranno un ulteriore passo avanti, e saranno ricordate come le prime “App Olimpiadi” della storia.

Noi ci adeguiamo: il sito web è da qualche giorno disponibile anche sotto forma di App. Puoi vedere il bannerino sulla destra, che porta al servizio on-line dal quale effettuare il download.

Una riflessione interessante? Questo grafico: l’interesse temporale per “internet” “web” e “app” nel mondo, dal 2004 a oggi, nelle ricerche effettuate dagli utenti in Google.

Il Web è morto” aveva spiegato Chris Anderson nell’agosto 2010. Siamo già arrivati all’inevitabile sorpasso?

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12 nov

MotoGP in televisione: libro “Giù da Gara”

Pubblicato da Marco Chiesa

Lo scorso mese ho comprato in edicola il libro “Giù da Gara. 10 anni di MotoGP” più che altro per avere un pretesto per aggiornare la sezione libri che da tempo non riceveva attenzione, ed anche perché una parte del ricavato sarebbe andata al progetto di solidarietà Canguro Flights Aid. Mai tirarsi indietro di fronte alla possibilità di appoggiare, nel nostro piccolo, i progetti di solidarietà, specie se hanno a che vedere con lo sport. :-)

Destino ha voluto che questo libro uscisse proprio nel periodo in cui il Motomondiale perde SuperSic…inimitabile Marco, ci manchi e ci mancherai per sempre!
Il libro si legge volentieri, i vari autori ci aiutano a comprendere meglio come sia seguire la MotoGP per lavoro, e ci sono degli spunti interessanti per chiunque voglia saperne di più sul rapporto sport – televisione.
Ecco che ci aiuta a farci un’idea quanto scrive Guido Meda:
[...] Dovreste sentire in cuffia quante cose ci diciamo sul canale privato. “Dai, ora parliamo delle Ducati”, dice Terruzzi dal coordinamento sulla regia. “No, aspettate, Preziosi è andato via un attimo”, risponde Beltramo. “Se volete, io ho fermato Guareschi”, dice Porta. “Io avrei una domanda per Guareschi”, dice Reggiani. Le informazioni girano forte nelle orecchie di ognuno di noi, magari mentre sta parlando. E’ un bel casino, ma col tempo si diventa multitasking. Si impara a parlare ascoltando, ci si incastra, ci si incazza e si ride anche, molto. [...]

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27 apr

Il videogioco del Giro d’Italia 2011

Pubblicato da Marco Chiesa

Sta per prendere il via il Giro d’Italia 2011, competizione ciclistica giunta alla 94° edizione, 21 tappe per 3.496 km totali. E da quest’anno sarà possibile simulare la corsa con il videogioco ufficiale, che si basa sul noto “Pro Cycling Manager“; lo scorso anno erano già uscite le versioni della Vuelta a España e del Tour de France. Il videogioco si chiamerà “Pro Cycling Manager – Giro d’Italia 2011“.

Questo evento non può non riportarmi col pensiero a dodici anni fa…nell’estate del 1999 cercai anch’io di creare un videogioco manageriale sul ciclismo, visto che al tempo non ne erano stati realizzati. Mi ero ispirato a PC Calcio, un titolo che aveva conquistato una grande popolarità in quegli anni, e di cui ero un appassionato giocatore.
Su di un quaderno avevo quindi elaborato formule ed attribuito valori ai vari ciclisti, studiato il modo di far interagire parametri, variabili e casualità affinché si evitasse che i velocisti potessero arrivare prima degli scalatori a vincere le tappe di montagna, o ad aggiudicarsi le corse a tappe (ci riuscì mai qualcuno? Jalabert era anche un ottimo velocista).

Già, perché un videogioco che voglia davvero essere una simulazione sportiva, deve rispettare alcune condizioni: l’effetto random ci deve pur essere, altrimenti non avrebbe senso e si saprebbe sempre chi vince, tuttavia non può mai portare a risultati inverosimili, altrimenti il vero appassionato prende il cd e lo utilizza come frisbee per giocarci col proprio cane. ;-) Per non parlare dei nomi di corridori e team, che devono essere assolutamente veri! I nomi “tarocchi” cancellano la magia della simulazione, mortificando sul nascere il coinvolgimento del vero appassionato.

Io non riuscii a portare il mio progetto molto avanti, rimase su carta. Pochi anni dopo, nel 2001, ricordo che stavo aspettando il treno per andare all’università, e guardavo la vetrina dell’edicola della stazione di Padova…e toh! la confezione del primo Cycling Manager! un sentimento misto di sorpresa e rammarico…il mio non era un progetto strampalato allora, quello del ciclismo era un “vuoto videoludico” che qualcuno – capace – aveva giustamente provveduto a colmare.
Confesso che non l’ho mai comprato né ci ho mai giocato: in quegli anni stavo “uscendo dal tunnel del divertimento”, per dirla alla CapaRezza.
Riprendendo quanto si legge anche sul sito web Eurogamer.it, non sono l’unico che anni fa ne sentiva la mancanza: “Interessante… 10 anni fa, quando seguivo assiduamente il ciclismo, questo gioco l’avrei spulciato!” è quanto commenta un utente. :-)

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3 mar

L’uomo in più: il calcio visto da Paolo Sorrentino

Pubblicato da Marco Chiesa

In un precedente post avevo già scritto di alcuni film sportivi che apprezzo, tuttavia proseguo la carrellata con un grandissimo film drammatico che in qualche misura è ambientato nel mondo dello sport, e che non posso fare a meno di consigliare: parlo del primo lungometraggio di Paolo Sorrentino, regista napoletano che si sta meritatamente affermando a livello internazionale. “L’Uomo in Più” è il titolo dell’opera, e si riferisce al tipo di modulo che uno dei due protagonisti della pellicola, l’ex calciatore Antonio Pisapia (interpretato da Andrea Renzi), vorrebbe utilizzare una volta divenuto allenatore. Calcisticamente parlando si tratterebbe di schierare la squadra con una sorta di 3-3-1-3, giocando di conseguenza con quattro attaccanti.
Il film è stato ambientato dal regista negli anni ’80, quando il “catenaccio all’italiana” la faceva da padrone sui campi di gioco. Tuttavia l’idea alla base della tattica non è pura fantasia: i patiti di calcio avranno già pensato al modulo offensivo di Ezio Glerean, che aveva conquistato pubblico e critica negli anni in cui il regista scrisse e girò il film, uscito nelle sale cinematografiche il 2001. A sua volta l’ex tecnico del Sandonà e del Cittadella aveva tratto ispirazione dal gioco spiccatamente votato all’attacco dell’Ajax. Il nostro aspirante allenatore Antonio Pisapia, nella pellicola, avrebbe ideato questa tattica nel 1984. :-)

Tornando al film, è bene chiarire subito che non tratta prevalentemente di calcio, anzi…il “gioco più bello del mondo” trova spazio solo in qualche passaggio; tuttavia la pellicola mette in luce alcune logiche del mondo calcistico degli anni ’80 che ancora oggi sussistono (promesse disattese, rapporti poco trasparenti, partite truccate, droga e doping, contratti che garantiscono poco o nulla, interferenze dei tifosi nelle scelte societarie). Da sottolineare le parole che pronuncia il Presidente della società per liberarsi di Pisapia una volta per tutte: “Anto’ il calcio è un gioco, e tu sei una persona fondamentalmente triste“.
Ed anche la sfuriata del Mister (uno scatenato Italo Celoro) alla propria squadra – che riporto nel filmato di sopra – è piuttosto “importante”, e supera nella sua violenza addirittura quella dell’allenatore di basket interpretato da Nick Nolte in “Blue Chips”:

Non saprei dire se Sorrentino veda il calcio come un mondo abietto, inadatto a persone con ideali ed umana sensibilità quale è il personaggio di Antonio Pisapia. In questa pellicola ne esce un’immagine ben poco lusinghiera, di un mondo per nulla gradevole. A guardar bene, questa rappresentazione non si discosta di tanto dalla realtà dei fatti, da quanto è emerso dall’inchiesta Calciopoli pochi anni dopo: un sistema di rapporti, interferenze ed illeciti che “distruggeva” gli idealisti del calcio, proprio come il personaggio di Antonio Pisapia viene distrutto (forse sarebbe meglio parlare di autodistruzione) nel corso del film.

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26 nov

Lo Sport al Cinema: Ron Shelton e gli altri

Pubblicato da Marco Chiesa

filmografia Ron Shelton

Questo mese si è svolta la ventottesima edizione dello “SPORT MOVIES & TV 2010 – 28th MILANO INTERNATIONAL FICTS FEST“, festival internazionale dedicato al cinema, alla televisione ed al web nello sport.

Ne prendo spunto per scrivere un post che sono anni che mi frulla in testa. :-) Da moltissimo tempo volevo omaggiare un personaggio del cinema che si è ritagliato un ruolo importante nei film sportivi, ovvero lo sceneggiatore e regista americano Ron Shelton.

Nell’immagine di sopra si possono vedere le locandine di alcuni film che ha sceneggiato, alle volte diretto, lungo la sua trentennale carriera ad Hollywood. Essendo nato e cresciuto alle porte di Los Angeles, è probabile che si sia innamorato del cinema “sotto casa”, a Whittier, location ideale per moltissimi film e serie televisive.
Tuttavia, prima di iniziare la carriera nel cinema, fu un giocatore di baseball nelle leghe americane minori (da qui l’ispirazione per il suo primo film da regista del 1988 “Bull Durham – un gioco a tre mani“, con Kevin Costner, Tim Robbins e Susan Sarandon).

Tra i suoi film ci sono due titoli che ho letteralmente adorato: nel 1992 scrisse e diresse “White Men Can’t Jump – Chi non salta bianco è“, due anni più tardi cura la sceneggiatura di “Blue Chips – Basta vincere“, pellicole ambientate entrambe all’interno del mondo del basket, sebbene in contesti molto diversi.
Il primo film narra infatti la storia di un ragazzo bianco (interpretato da Woody Harrelson) che si guadagna da vivere giocando tornei e scommettendo ai playground contro gli afro-americani, i quali si sentono cestisticamente superiori (da qui il titolo “gli uomini bianchi non son capaci di saltare”), mentre il secondo tratta di alcune problematiche comuni nei top College americani, ovvero le “macchinazioni” che vengono messe in atto per assicurare al proprio team i migliori prospetti usciti dalle High-School. Al fianco di un convincente Nick Nolte hanno recitato Shaquille O’Neal e Larry Bird, due fra i più grandi giocatori della storia NBA.

Altri film che Shelton ha realizzato sono stati ambientati nel mondo del golf (protagonista ancora Kevin Costner) e in quello del pugilato, che però ammetto di non avere ancora visto.

Ovviamente non è l’unico cineasta ad aver girato pellicole ambientate nell’universo sportivo per il grande schermo. Anche i registi più noti e blasonati vantano almeno un film di questo tipo nella lora carriera.
Faccio alcuni esempi: il grandissimo Martin Scorsese ha diretto un Robert De Niro da Premio Oscar in “Raging Bull – Toro scatenato“;
il tifosissimo dei New York Knicks Spike Lee ha realizzato la sua pellicola di basket “He Got Game” (altre star dell’NBA in scena, Ray Allen e Rick Fox), ed ha solo di recente accantonato il suo progetto di girare un film su Jackie Robinson, primo afro-americano ad essere stato ammesso nella Major League Baseball;
il Premio Oscar Oliver Stone ha diretto un ottimo Al Pacino e la bellissima Cameron Diaz in “Any Given Sunday – Ogni maledetta Domenica“, che è ambientato nel mondo del football americano.
Clint Eastwood ha entusiasmato pubblico e critica prima con Million Dollar Baby, film che gli ha fatto vincere l’Oscar anche per la regia, ed ultimamente con Invictus, entrambi impreziositi dal grande attore Morgan Freeman.

Hai qualche altro “film sportivo” da consigliare? :-)

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