Archivio per la tag 'società sportive'

23 mar

La “Sport Business Academy” italiana

Pubblicato da Marco Chiesa

Se il tuo obiettivo professionale è diventare un preparato Manager dello Sport, ti segnalo che sta per prendere il via la prima Sport Business Academy italiana, accademia per la gestione del business sportivo, gestita ed organizzata da RCS Sport e SDA Bocconi School of Management, entrambe garanzia di qualità e prestigio.

Dal sito web istituzionale dell’Academy milanese ripropongo alcune righe: “Il settore sportivo ha enormi potenzialità anche per l’economia ed è in continuo dinamismo: esso richiede oggi un management flessibile e pronto ad affrontare nuove sfide, tanto entusiasmanti quanto complesse.
In effetti un’analisi recentemente pubblicata on-line mette in luce che il giro d’affari dello Sport è quantificabile in 50 miliardi di Euro, pari al 3% del PIL Nazionale. Ma se guardiamo a tutta Europa, allora le stime UE danno una percentuale del 3,7%. E’ un impatto significativo quello che il “sistema sport” genera nell’economia italiana ed europea.
La Sport Business Academy si propone quindi come centro di cultura e formazione manageriale per il settore sportivo, luogo di incontro e di networking per la crescita e lo sviluppo delle professionalità individuali e del business. E’ destinato a: responsabili di organizzazioni sportive professionistiche e dilettantistiche, responsabili di Federazioni, Leghe, Comitati e di Associazioni tra società sportive; professionisti e manager del mondo dello sport; responsabili di area sportiva e agonistica che intendono consolidare e acquisire nuove competenze manageriali.
Formazione executive, workshop, ricerche, tavole rotonde, progetti sul campo: queste ed altre le attività che vedranno coinvolti personalità, professionisti e opinion leader del mondo dello sport, oltre ai docenti di SDA Bocconi specializzati nel settore sportivo.

Da segnalare che, per chi ne avesse i requisiti, La Gazzetta dello sport offre una partecipazione gratuita al corso di formazione “SPORT MANAGER”. C’è tempo ancora qualche giorno per presentare la domanda per questa speciale borsa di partecipazione (termine ultimo lunedì 29 marzo 2010).

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8 mar

Naming rights nello sport: It’s my love

Pubblicato da Marco Chiesa

maglia izmailov

Tempo fa si era parlato anche in questo sito di un ottimo libro di sport marketing nel quale vengono illustrate 10 tipologie di marketing e business realizzate in ambito sportivo. Una di queste consiste nell’utilizzo da parte di un atleta del proprio nome a fini pubblicitari. Il termine utilizzato per delineare l’ambito operativo è quello del “naming rights“: nel caso menzionato, il giocatore di rugby Epi Taione, di Tonga, ha deciso di cambiare il proprio nome all’anagrafe in “Paddy Power“, nota agenzie di scommesse sportive irlandese che era sponsor della nazionale di Tonga ai mondiali francesi del 2007.In cambio di questa pubblicità perenne, il giocatore ha trovato un accordo con l’agenzia irlandese per 350.000 euro, che nello stato insulare dell’Oceania sono un bel gruzzolo.

Stavo pensando che anche lo statunitense Marvin Hagler, fortissimo pugile degli anni ‘80, aveva cambiato il proprio nome all’anagrafe in Marvelous Marvin Hagler, mica male è? Le ragioni erano differenti, lo fece di sua volontà senza fini pubblicitari. Non mi è ancora definitivamente chiaro il motivo: da quanto ho capito credo lo avesse fatto per farsi rispettare maggiormente, visto che lamentava una scarsa riconoscenza del suo effettivo valore da parte degli addetti ai lavori (si ritirò infatti a seguito di una decisione arbitrale che ritenne ingiusta…da leggere la sua storia).
Ma nel mondo dello sport sicuramente ce ne sono a iosa di casi interessanti, anche involontari.

Vediamone uno, ma partiamo dall’inizio. Da ragazzino tifavo Inter, ed avevo notato che il centrocampista olandese della Lazio, Aron Winter, avesse appunto un cognome particolarmente simpatico: il giocatore testimoniava col proprio cognome la propria fede nerazzurra… “W INTER:-)
Il bello è che poi Winter venne anche comprato dalla società milanese, ci rimase qualche stagione. Non mi sembra di ricordare grande marketing a riguardo, ma ero piccolo e non me ne curavo poi tanto. Ricordo piuttosto del cileno Zamorano, che aveva inserito un segno + nel mezzo del numero di maglia 18, mostrando conseguentemente 1+8, vale a dire 9, il tipico numero del centravanti (che nell’Inter di allora indossava il ben più celebrato Ronaldo).

Ora la mia idea, rivista con maggior consapevolezza in ottica marketing, torna a farsi valere grazie al calciatore russo Izmailov, in forza allo Sporting Lisbona. Il suono del suo cognome equivale a quello che ne esce leggendo “IT’S MY LOVE” in inglese.
Se fossi un responsabile marketing dello Sporting Lisbona penserei ad una nuova campagna di merchandising. Facciamo un passo indietro: nel 2007 hanno effettuato un’interessante operazione di fidelizzazione dei propri tifosi, per incrementare presenza ed abbonamenti allo stadio: in un viral game on line (filmato in basso) l’utente si iscriveva nel sito ufficiale lasciando il proprio nome ed il proprio numero di cellulare. Nel filmato che andava poi a visualizzare, quando l’assitente consegnava al mister Bento la lavagnetta, sulla stessa compariva il nome dell’utente, che mancava sugli spalti: di conseguenza lo Sporting Lisbona non voleva scendere in campo. A quel punto l’utente riceveva davvero la telefonata – ovviamente registrata – del coach Bento, che gli diceva “la stagione sta per inziare e tu non ci sei? cosa aspetti? abbiamo bisogno di te! e ricordati la maglietta!”…poi ai giocatori “Ha promesso che viene!”… mica male come idea! 200.000 partecipazioni in 2 giorni, successo meritato.
Ecco che, tornando ad Izmailov, una campagna di merchandising avrei pensato di realizzarla…quale tifoso non vorrebbe andare allo stadio indossando la propria shirt ufficiale della squadra con su scritto “IT’S MY LOVE”? :-)

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3 nov

INTERVISTA al Responsabile Marketing & Sales di Floobs Ltd, Giulio Baroli

Pubblicato da Marco Chiesa

web tv per lo sport floobs

Con il Responsabile del Marketing & Sales Giulio Baroli facciamo la presentazione di un innovativo servizio che permette alle società sportive di realizzare e gestire un proprio canale web tv. In Italia i tifosi del Frosinone già lo conosceranno.

Giulio, ci presenti la società ed il servizio di web tv pensato per chi opera nello sport?

Floobs è un’azienda tecnologica finlandese nata nel 2007. I fondatori sono Joonas Pekkanen e Kai Lemmetty. Floobs offre soluzioni per live e on-demand video streaming sul web, includendo soluzioni per Mobile TV e applicazioni per social network come Facebook e MySpace.

Il mondo dello sport è uno dei target principali della nostra azienda. Molti club, specialmente nella Liga spagnola di calcio, utilizzano la nostra soluzione per la la loro web TV o galleria video. Con l’ausilio di Floobs, il Sevilla FC trasmette il suo canale televisivo sul proprio sito 24 ore su 24 ore in tutto il mondo. Anche Marca.com si è affidata a Floobs per trasmettere in diretta sul proprio sito la presentazione di Cristiano Ronaldo al Santiago Bernabeu, occasione nella quale sono state raggiunte 250.000 visualizzazioni e la nostra piattaforma ha dimostrato un altissimo grado di affidabilità (http://www.marca.com/2009/07/07/futbol/equipos/real_madrid/1246969520.html).

Le ultime novità realizzate da Floobs riguardano lo sviluppo di un nuovo widget per la gestione dei propri contenuti video. Il widget funge come una vera e propria web TV in grado di mostrare sia i contenuti on-demand che quelli in diretta e risulta di facile integrazione su qualsiasi sito web. È sufficiente fare l’embed del widget su di un sito, come ad esempio avviene con un qualsiasi filmato YouTube, e la gestione e l’aggiornamento dei contenuti presenti nel widget viene effettuato esclusivamente attraverso l’accesso alla piattaforma di Floobs.

Lo stesso widget è poi integrabile in piú piattaforme, in particolare su mobile sites e Facebook. Il vantaggio che ne deriva per qualsiasi club sportivo è enorme, perché attraverso l’utilizzo di una sola piattaforma possono offrire i loro contenuti su diverse destinazioni.

Altri sviluppi riguardano il recente restyling della home page di www.floobs.com ed il lancio di un client per effettuare la diretta con telefonino. A breve il sito web verrà anche tradotto in italiano in modo da essere piú accessibile su di un mercato che consideriamo importante.

Vorrei esaminare l’aspetto economico. Ovvero, come ci si accorda con una società che si avvale del vostro sistema? Che tipo di rapporto si instaura?

Tutte le negoziazioni sono effettuate nell’ambito classico commerciale: si cerca di stabilire un contatto con le società che potrebbero essere interessate e si prosegue su quella strada se ci sono le premesse affinchè il rapporto si possa stabilire. Questo, come si puó evincere, richiede spesso un interesse mutuale. Il club o la federazione ha già del materiale video e l’idea di distribuirlo on line. In particolare c’é spesso l’interesse di effettuare delle dirette.

Proprio la fase di contatto e negoziazione risulta tra le piú difficili. Noi non offriamo siti web, ma solamente la soluzione tecnologica affinchè una web TV sia visibile su di un sito. L’embed del widget e l’utilizzo della nostra piattaforma sono semplici esattamente come l’utilizzo di una piattaforma come Youtube. Ovvio che la negoziazione con un club debba affrontare vari aspetti, visto che la web TV investe molteplici ambiti, da quello propriamente internet al marketing.

Inoltre è difficile trovare un webmaster interno alla società, visto che la maggior parte dei club si affida ad aziende esterne non solo per la realizzazione ma anche per la gestione del proprio sito. Questo ovviamente crea degli intoppi perchè molte web agencies ci vedono come un competitor piuttosto che come un partner.

A livello economico ti garantisco che le nostre soluzioni offrono prezzi molto competitivi. I prezzi per club di prima fascia sono calcolati in maniera personalizzata in base alle esigenze di diretta e spazio di archiviazione richieste. I club possono anche sfruttare l’opportunità di monetizzare dai loro contenuti video. Per questo offriamo loro un pannello per il lancio di campagne pubblicitarie (video pre roll ads) come avviene ad esempio sul sito della Gazzetta dello Sport.

Il rapporto ha in genere una durata annuale, ovviamente rinnovabile. Il pagamento è nella maggior parte dei casi basato su un canone mensile. Il primo mese è offerto gratuitamente, questo è fatto per creare un rapporto di fidealizzazione con il cliente e renderlo partecipe delle potenzialità della web TV. Dopo il primo mese di prova, nessuno dei nostri clienti ha mai deciso di non sottoscrivere un contratto con la nostra azienda. Di questo siamo ovviamente molto fieri e credo dica molto sull’attenzione e la cura che rivolgiamo affinchè il cliente sia sempre soddisfatto.

A breve vorremmo proporre una soluzione di largo consumo per tutti i club e le federazioni minori, professionisti e non: a fronte di un canone mensile possono avere una web TV senza dover investire grossi capitali o realizzare nuovi siti web. Per rendere fruibile questa possibilità, stiamo infatti studiando la possibilità di lanciare un web shop.

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8 set

Modello Londra

Pubblicato da Marco Chiesa

Stadi di proprietà, banche coinvolte, marketing, diritti tv: la Premier League fa scuola. Ma anche francesi e tedeschi fanno meglio di noi. Ecco come

copertina L'espresso calcio flop

Calcio italiano e football europeo? Un confronto impari. Del “campionato più bello del mondo” ormai vantiamo solo il nome. Presentiamo in bella mostra tutti i difetti continentali (soprattutto sul fronte dell’indebitamento) senza portare in dote alcun pregio. E’ la fotografia amara di un sistema, quello tricolore, che deve essere completamente rifondato.

Il problema violenza negli stadi è ancora tutto da risolvere, la stragrande maggioranza dei bilanci è in rosso, il marketing è spesso asfittico, gli impianti di gioco sono in mano ai Comuni e lo sviluppo dei vivai più volte proclamato, è spesso solo facciata. Il quadro generale non è dei migliori ed è sintetizzabile con un dato che non consente repliche: circa 2 miliardi di euro di indebitamento con il sistema finanziario. I conti sono in rosso da tempo e la leva delle plusvalenze serve appena a non allargare il divario con il calcio europeo.

Il modello di riferimento in ambito europeo, soprattutto sotto il profilo marketing, è la Premier league inglese. La massima serie inglese è fortemente indebitata (3,4 miliardi di euro) ma, a differenza dell’Italia, questa situazione è collegata al cambio gestionale in sella ai club (due terzi delle società non sono più in mano ai proprietari inglesi) e, solo in parte, all’acquisto dei giocatori di grido.

A differenza del mercato tricolore quello del Regno Unito ha messo sul piatto delle banche (tra queste Royal Bank of Scotland è quella più coinvolta nel business del pallone) una serie di asset di assoluto valore. I 20 club di Premier sono tutti titolari degli stadi (in Italia ad aprire le danze sarà la Juventus, ma non prima del luglio 2011), le sponsorizzazioni nonostante il periodo di crisi costituiscono più del 30 per cento delle entrare e il merchandising è una leva in crescita, grazie anche alla diffusione dei marchi all’estero, con particolare attenzione all’Asia e al Medioriente. In Inghilterra il sistema bancario non ha problemi a investire nel calcio, perché considera i club professionistici come dei veri e propri brand di largo consumo, nel nostro Paese invece gli istituti di credito pagherebbero pur di uscire dal sistema (un caso per tutti Unicredit, che, post fusione, ha ereditato gli “impegni calcistici” di Capitalia), proprio perché non considerano il pallone come un’industria, nonostante il volume di affari della prima divisione sia di 1,4 miliardi di euro.

A rafforzare la posizione della Premiership c’è anche il nuovo contratto firmato nel settore dei diritti tv. BSkyB, che trasmette i gol del campionato britannico dal lontano 1992, si è aggiudicata 92 partite all’anno fino al 2012/13 per un miliardo di euro (ha acquisito cinque dei sei pacchetti disponibili), cui bisogna aggiungere i 173 milioni a stagione della BBC per il terrestre.

L’Italia, con il passaggio alla contrattazione collettiva dei diritti tv (a partire dal 2010), è pronta a rispondere con il contratto milionario che la Lega Calcio ha stipulato con l’advisor Infront: 900 milioni di euro di minimo garantito per sei stagioni (il totale sarà pari a 5,4 miliardi). Una cifra record che aiuterà molti presidenti a ripianare i debiti, con la speranza che, almeno una parte, finisca nel settore giovanile e nello sviluppo delle strutture.

Più concreto, sotto il profilo finanziario, è il modello del campionato tedesco. Vanta un valore di produzione vicino a 1,4 miliardi di euro. Nell’ultima stagione ha potuto contare su stadi riempiti al 90 per cento della capienza e su un utile di gestione di 250 milioni di euro (grazie anche allo sviluppo dei naming rights degli stadi, cioè i diritti acquisiti dagli sponsor per chiamare col proprio nome l’impianto sportivo, che generano più di 40 milioni annui). Un risultato che farà piacere al presidente dell’Uefa Michel Platini, pronto in autunno a lanciare il progetto del fair play finanziario. Concetto, invece, poco gradito allo sceicco arabo Mansour, proprietario del Manchester City attraverso il fondo sovrano emiratino Adug (ha speso 220 milioni di euro segnando sei dei dieci colpi più importanti del calcio-mercato inglese), o ancor più a Florentino Perez, numero uno del Real Madrid. Le Merengues infatti hanno monopolizzato l’attenzione del sistema calcio europeo. Solo considerando i cartellini di Kakà e Cristiano Ronaldo si superano i 158 milioni di euro di investimenti, ma, in appena un mese, dallo sfruttamento del merchandising sono arrivati 40 milioni di euro di incassi.

Un ulteriore segnale di pericolo per il nostro campionato arriva dalla Francia. Il campionato transalpino è al quinto posto per ricavi tra quelli europei, ma entro il 2014 sono previsti investimenti pari a 1,55 miliardi di euro. Verranno realizzati 12 stadi di terza generazione ed altre sei strutture saranno rinnovate, interessando anche club di seconda divisione (l’equivalente della nostra serie B). L’Olympique Lyonnais, sette volte campione di Francia negli ultimi otto anni, ha previsto un budget di 250 milioni di euro (L’ OL Land, un’area di 51,5 ettari sarà inaugurata entro il 2012) e i ricavi da stadio verranno reinvestiti nel settore giovanile e in nuovi colpi di mercato.

L’Italia ha proprio negli stadi il tallone d’Achille. Persa l’opportunità di utilizzare ben 800 milioni di euro per gli Europei di calcio del 2012 (vinti a sorpresa dalla Polonia e dall’Ucraina), il vero nodo da sciogliere è quello del rapporto promiscuo con le municipalità, proprietarie del 99 per cento degli stadi di calcio.

I comuni hanno proprio nei club i principali clienti. Perderli equivale ad andare in rosso nella gestione degli impianti, perché non esistono, tra l’altro, manager specializzati nello sfruttamento commerciale di queste aree. Bisognerebbe importarli dall’estero, ma i Comuni non sono in grado di investire in questo settore e non vogliono rinunciare al loro cliente più ricco (ovvero le società di calcio). Ecco che allora i presidenti, per tenere calme le piazze, sfornano periodicamente progetti e plastici avveniristici, ma il primo mattone, ad eccezione della Juventus, non viene ancora posto. Una seconda ragione è che nei prossimi tre anni è previsto un forte turn-over in vetta alle società di A e B. Non c’è interesse quindi a investire in progetti che produrranno benefici solo per chi verrà dopo. Una visione miope, ma perfettamente in linea con l’approccio italiano alla soluzione di molti problemi, e il calcio è da sempre lo specchio, nel bene e nel male, della nostra società.

Autore: Marcel Vulpis - www.sporteconomy.it (articolo originale in L’espresso N. 34 anno LV – 27 agosto 2009)

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10 giu

Come la NBA sta utilizzando i Social Media

Pubblicato da Marco Chiesa

NBA e social media

Non dovrebbe sorprendere che l’intero mondo sportivo stia interagendo con i tifosi attraverso strumenti di Social Media. Ma come sono i rapporti fra i protagonisti dello sport system ed i più recenti canali e mezzi messi a disposizione dal settore della Comunicazione? Dato che la National Basketball Association (NBA) sta attraversando il suo massimo momento di seguito, con le finali dei playoff, la utilizzeremo come modello di analisi.

Ci sono una manciata di squadre NBA che sanno raggiungere i tifosi meglio di altri. I 76ers, Cavaliers, Nets, e Suns utilizzano i social media per comunicare ai fan, promuovere offerte speciali ai soli iscritti, impegnarsi in conversazioni e, soprattutto, condividere notizie e informazioni che i fan non possono trovare nè in televisione, radio, giornali, e nemmeno leggere sui blog degli appassionati più informati.

Una manciata di squadre li utilizza già

Negli ultimi mesi, un piccolo numero di organizzazioni sportive è salito a bordo del bus dei social media come conseguenza dell’utilizzo da parte dei propri atleti. Una risposta frequente che ho ricevuto dagli addetti alla Comunicazione nell’NBA che ho interpellato per scrivere questo articolo, tuttavia, è stata di prevedere l’uso dei social media dopo la conclusione della stagione corrente. La piccola percentuale di squadre già attivamente impegnate fa capire il valore di un legame personale con i loro fan.

Nell’NBA i Phoenix Suns sono tra i più attivi utenti dei social media, per esempio. Sono almeno 18 i diversi account Twitter che comprendono tutta la loro organizzazione, dalla squadra, ai giocatori, alle ballerine, ai loro PR ed al team di sviluppo web, e anche uno per la loro mascotte. La popolarità dei social media e dei loro canali nei Suns e l’apertura al loro utilizzo potrebbe essere dovuta in parte ad una delle loro stelle, Shaquille O’Neal, che ha iniziato a usare Twitter regolarmente all’inizio della passata stagione (@THE_REAL_SHAQ) ed è diventato uno dei più seguiti.

I Cleveland Cavaliers adoperano i social media per fornire ai tifosi contenuti spesso esclusivi, che li aiuta a formare una forte connessione con il team. La squadra ha una grande presenza su Facebook, ma usa regolarmente il suo account Twitter per fidelizzare i tifosi alla squadra per mezzo di contenuti esclusivi.

I New Jersey Nets sono un altro esempio di squadra che utilizza i media a proprio vantaggio, avendo la connessione a non meno di sei reti sociali, tra cui Facebook (Facebook), Twitter (Twitter) e YouTube (YouTube). Il dietro le quinte rilasciato su Facebook e YouTube, e le interazioni che ha su Twitter con i propri fan sono solo un paio di esempi di utilizzo che la rendono vincente, anche se la squadra non ha effettivamente vinto sul campo nel corso degli ultimi anni.

Nel frattempo, il direttore della Comunicazione dei Philadelphia 76ers, Michael Preston, dice che il suo team utilizza attivamente vari strumenti di social media, compresi i messaggi di testo, ma ammette che il suo club non è ancora convinto del suo valore.

“Non siamo ancora convinti che il nostro obiettivo di vendita biglietti e altri piani per la stagione sono totalmente chiamare in scena il social networking”, ha detto Preston. “Tuttavia, ogni mezzo che può essere utilizzato per accrescere il valore del marchio è molto importante e noi adattiamo obiettivi e strategie operative di conseguenza.”

La maggioranza delle società è restia ad utilizzare i Social Media

Anche se alcuni gruppi hanno saputo abbracciare strumenti multimediali e di social media, molti gruppi amatoriali e professionali lasciano cadere la palla, e sono stati lenti a capire il valore sociale dei mezzi di comunicazione. Fra le squadre con cui mi sono messo in contatto, quasi il 50 per cento degli addetti alla Comunicazione nell’NBA ha una “piccola” esperienza con l’uso degli strumenti di social media (solamente uno di un team di alto profilo, ha sostenuto di non sapere che cosa sia) e appena più della metà degli intervistati ha dichiarato di trovarli moderatamente preziosi. Questo mi ha sorpreso, soprattutto perché la NBA ha reputazione di essere all’avanguardia nell’utilizzo di tecnologia, avendo saputo distinguersi come prima lega professionista a consentire il voto on-line per l’All-Star Game.

Gli esperti di comunicazione delle leghe dei college che hanno risposto alle mie domande sembravano più attivamente utilizzare strumenti di social media per costruire il valore dei loro marchi, ma come Preston dei 76ers, hanno ammesso che non sono sicuri del reale valore che apportano alle proprie organizzazioni.

Sia che si tratti di lacune del personale o della tipologia di lavoro che li vede coinvolti giorno per giorno nelle analisi statistiche e nella manutenzione, le organizzazioni sportive nel loro complesso sono state lente ad apprendere le competenze sociali necessarie per impegnarsi veramente verso i loro fan. Per le squadre che non sono impegnate con i media sociali, le opportunità di stabilire relazioni e costruire sistematicamente i loro brand e i flussi di reddito sono già occasioni perse.

Utilizzare i Social Media può voler dire essere vincenti

Consideriamo gli obiettivi medi della maggioranza, se non di tutte le organizzazioni sportive:
- Generare partecipazione dei fan e dialogo;
- stabilire controllo sulle notizie e sulle comunicazioni riguardanti il proprio team;
- Annunciare compravendite, infortuni, e le ultime notizie;
- Creare relazioni fra fan, atleti e staff tecnico;
- Fornire ai fan informazioni più specifiche e fare promozione dei propri prodotti;
- Generare traffico verso il sito internet ufficiale;
- Vendere più biglietti!

Se la televisione ha consentito ai tifosi di seguire le squadre in posti lontani, i social media consentono ai tifosi di interagire direttamente con la squadra in modi prima non possibili. Ai clienti piace relazionarsi con le persone che conoscono, stimano, e di cui hanno fiducia, e i media sociali permettono al pubblico di interagire con le organizzazioni sportive e con personale di alto profilo che possono essere stati altrimenti inaccessibili a causa dei tempi e dei vincoli di sicurezza.

Pertanto, l’uso mirato dei mezzi di comunicazione, in particolare quando utilizzati in modo costante con le altre attività di marketing e di pubblicità, possono espandere esponenzialmente il coinvolgimento e la lealtà dei fai ai propri programmi per lo sport. Le organizzazioni sportive e gli attori che sono attivamente impegnati con i fan attraverso i social media sono generalmente in accordo nel ritenere che l’uso sia positivo, e che sarà una parte fondamentale del rapporto con i fan in futuro.

“Questa dei social media è l’attività in cui ora si deve entrare in contatto con i giovani ed accrescere la nostra base di tifosi del futuro”, ha detto il direttore delle Relazioni esterne della Vanderbilt University, Rod Williamson.

5 consigli per un miglior utilizzo dei Social Media

Un gran numero di organizzazioni sportive hanno profili nei social media, ma pochi effettivamente sanno fornire contenuto accattivante. Ecco 5 consigli per come le squadre sportive possono usare al meglio i social media:

1. Fatti coinvolgere. Diverse squadre NBA hanno Twitter, ma non partecipano in colloquio con i loro seguaci. Usa @reply su Twitter e commenta su Facebook per discutere effettivamente con i fan.

2. Fornire informazioni e aneddoti divertenti sul vostro club e sullo staff che gli appassionati non possono ottenere altrove.

3. Lascia le statistiche e i comuni aggiornamenti per il tuo sito web e ai servizi di notizie sportive di terze parti, a meno che uno dei tuoi giocatori non faccia numeri (prestazione) che giustificano la ripetizione. L’uso dei social media dovrebbe essere più focalizzato sui fan fornendo informazioni personali, e meno sul ripetere i numeri che sentono su SportsCenter.

4. Il rispetto della storia e delle persone che hanno reso popolare il vostro club. Se un tifoso o un ex dipendente fornisce informazioni su cui si era precedentemente inconsapevoli, postale con citazioni.

5. Mantenere una presenza attiva sui siti dei media sociali durante la sosta, al fine di costruire interesse per la stagione seguente.

Autore: Marco Chiesa – tradotto dall’originale articolo di Gail Sideman in: Mashable.com
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